Bruxelles. Controversia nelle moschee: «Non possiamo pregare per le vittime non musulmane degli attentati»

Sheikh Abdelhadi Sewif, capo imam della Grande moschea di Bruxelles: «Non possiamo pregare per le anime dei non musulmani. Possiamo però esprimere solidarietà alle famiglie delle vittime»

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«Non possiamo pregare per le anime dei non musulmani. Mostrare solidarietà sì, ma non pregare». Ecco una controversia interna alla comunità musulmana della quale non si sentiva il bisogno in Belgio all’indomani degli attentati jihadisti di Bruxelles.
Giovedì santo l’Esecutivo dei musulmani del Belgio, l’interlocutore ufficiale dell’islam locale riconosciuto dal governo, aveva annunciato dalle colonne de LaCapitale, uno dei giornali del gruppo Sudpresse, che il venerdì seguente si sarebbe tenuta in tutte le moschee una preghiera comune per le vittime degli attentati di Bruxelles.

CONSIGLIO DEI TEOLOGI. Il Consiglio dei teologi, organo dello stesso Esecutivo, si era però opposto rifiutandosi di far leggere una dichiarazione comune e non permettendo la recita della prima sura del Corano, la Al-Fatiha, per le vittime degli attentati. Questo, appunto, perché le vittime non sono tutte musulmane e non si può pregare per i non musulmani. Al suo posto, il Consiglio ha promosso di condannare «fermamente» gli attentati e di promuovere il «rifiuto di ogni forma di radicalismo, fanatismo e terrorismo».

«ACCUSE INFONDATE». Sul sito dell’Esecutivo dei musulmani del Belgio è stato pubblicato un comunicato che denuncia le «accuse gratuite e infondate» e nega che alcuni membri del Consiglio dei teologi si siano opposti alla preghiera comune o alla recita della Al-Fatiha. Prosegue invece affermando che «delle preghiere sono state formulate nelle moschee e un minuto di silenzio è stato dedicato alle vittime».

«NON POSSIAMO PREGARE». In un servizio dell’emittente televisiva degli Emirati Arabi Uniti, Al-Ghad Al-Arabi, andato in onda sabato 26 marzo e tradotto da Memri, l’intera storia viene confermata dalla voce dei diretti interessati. In particolare, Sheikh Abdelhadi Sewif, capo imam della Grande moschea di Bruxelles, spiega: «Non possiamo pregare per le anime dei non musulmani. Se lo facciamo, dobbiamo chiamarla in un altro modo, non preghiera. Possiamo esprimere solidarietà alle famiglie delle vittime. Possiamo stare vicini a loro e aiutarli ma non pregare».

DIVISIONE. Secondo un altro imam della Grande moschea di Bruxelles, Mohamed Galaye Ndiaye, «c’è disaccordo su questo punto tra gli studiosi. Molti dicono che è proibito pregare per le anime dei non musulmani. Ma poiché [gli attacchi] sono stati un evento generale, in cui sono stati colpiti sia musulmani che non musulmani, noi ci rivolgiamo a tutte le vittime e auguriamo loro pace, misericordia e salute». La controversia sembra più teologica che altro, anche se molti membri della comunità musulmana, citati sempre da LaCapitale, lamentano la «mancanza di fermezza» da parte delle autorità islamiche del paese.

Foto Ansa


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