Brescia. La nuova casa della Dia a Palazzo Martinengo

Aperta in città la nuova sede della Direzione investigativa antimafia. Intervista al procuratore generale Pier Luigi Maria Dell’Osso

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Chi avesse sottovalutato la presenza della criminalità organizzata sul territorio lombardo, dovrà definitivamente ricredersi. La consegna delle chiavi di Palazzo Martinengo, uno dei più belli e prestigiosi del centro storico di Brescia, nelle mani di un magistrato anti mafia (e non solo) come Pier Luigi Maria Dell’Osso, da quasi tre anni procuratore generale presso la Corte d’Appello del distretto bresciano (comprende tutta l’area orientale della regione) è il segnale che qualcosa è cambiato nella percezione del fenomeno da parte della cittadinanza e delle istituzioni locali.

Palazzo Martinengo è stato concesso dalla giunta guidata da Emilio del Bono in comodato d’uso gratuito e a tempo indeterminato come sede ufficiale della Dia (Direzione investigativa antimafia) di Brescia a due anni dall’avvio della sua attività. Dell’Osso ci ha creduto fin dal primo momento, ma a inizio 2015 ha potuto dedicare solo 4-5 stanze del Palazzo di Giustizia allo scopo superando anche diverse resistenze. Oggi appare soddisfatto dei risultati raggiunti soprattutto in termini di lotta alla criminalità economica che sull’intera regione Lombardia era stata condotta fino a quel momento dalla sola Dia di Milano (le direzioni investigative antimafia in Italia sono in tutto una ventina).

«In meno di 24 mesi sono state compiute indagini importanti come quella sul traffico internazionale dei rifiuti tossici che ha portato, tra l’altro, a individuare 7 siti in cui il livello di radioattività supera i limiti consenti», spiega Dell’Osso a tempi.it, «il territorio bresciano è ormai un punto di contatto tra clan con base in Italia e cosche internazionali con infiltrazioni anche nel tessuto della pubblica amministrazione». Particolarmente efficaci, inoltre, si sono rivelate le misure di prevenzione di carattere patrimoniale che permettono alle forze dell’ordine di mettere le mani su ricchezze accumulate in modo illecito dalle organizzazioni privandole delle risorse necessarie per proseguire nella propria espansione.

Dell’Osso spiega come l’area che ricade sotto il controllo della Dia di Brescia (comprende anche Bergamo, Mantova e Cremona), essendo molto ricca e con un’elevata concentrazione di industrie e di attività di carattere bancario e finanziario, sia diventata ormai un centro nevralgico per il riciclaggio di denaro sporco, un crocevia attraverso il quale passano investimenti e operazioni illecite mascherate da attività economiche legali. «Tutto questo», aggiunge il Procuratore generale, «grazie anche a un salto di qualità fatto dalle nuove generazioni della criminalità organizzata, sempre più spesso rappresentate da laureati, commercialisti e persone tecnicamente preparate a gestire gli affari delle famiglie mafiose».
Ma c’è ancora tanto da fare, come combattere il terrorismo internazionale e la jihad che proprio in Lombardia ha dimostrato di recente di avere innescato punti di contatto e reti di connivenze.

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