Bortolussi (Cgia Mestre): «Sempre più imprese chiudono per i ritardi dei pagamenti della Pa»

Bortolussi (Cgia): «Le imprese italiane vantano un debito con la pubblica amministrazione di circa 120 miliardi. Siamo maglia nera in Europa»

Tra il 2008 ed il 2012 i fallimenti delle imprese vittime dei ritardi della Pubblica amministrazione sono aumentati del 114 per cento. Lo denuncia la Cgia (Associazione Artigiani Piccole Imprese) di Mestre. Tempi.it ha chiesto al suo segretario, Giuseppe Bortolussi, di analizzare insieme i dati: «Il problema dei pagamenti della Pubblica amministrazione va avanti da anni. È stato trascurato a lungo e solo da qualche tempo a questa parte è diventata una questione di interesse pubblico. Secondo una nostra stima prudenziale si parla di circa 120 miliardi di euro di debiti nei confronti delle imprese italiane».

La Banca d’Italia parla di 91 miliardi di euro.
Questa è la cifra che viene tirata in ballo ogni volta che si parla dei crediti che le aziende vantano nei confronti del settore pubblico. Quel dato però si riferisce a un’indagine effettuata più di un anno e mezzo fa e che non comprende le aziende di meno di venti dipendenti – che costituiscono il 98 per cento delle imprese italiane, e le imprese che operano nella sanità e nei servizi sociali. E come sappiamo la sanità è uno dei settori che ha maggiori difficoltà a rispettare le scadenze dei pagamenti. Al netto di questa ricerca abbiamo stimato che l’ammontare dei debiti scaduti sia sottostimato di circa 30 milioni di euro.

Che si traducono?
Nella chiusura di circa 15mila imprese dal 2008 al 2012. I risultati a cui è giunta la Cgia derivano da alcune osservazioni realizzate dall’istituto Intrum Justitia. Che ha calcolato che il 25 per cento delle imprese fallite in Europa chiude a causa dei ritardi dei pagamenti. L’Italia è maglia nera per quanto concerne la mancata regolarità dei pagamenti tra la Pubblica amministrazione e le imprese e nelle transazioni commerciali tra le imprese. Tra il 2008 e il 2012 in Italia si sono registrati più di 52.500 fallimenti, 15.100 dei quali, secondo noi, sono da addebitarsi ai ritardi.

 

Di chi è la colpa, del governo?
Sarebbe ingeneroso prendersela con chi ci governa, il mancato pagamento dei debiti è un problema che parte da lontano e che rappresenta un’anomalia italiana. È importante però che si accelerino i tempi di pagamento. Venti miliardi di euro all’anno non bastano, di questo passo i 120 miliardi di debito non saranno onorati prima del 2018 e noi continueremo a registrare la chiusura di altre aziende. Che già giornalmente combattono con la crisi, la forte contrazione nell’erogazione del credito da parte delle banche e l’aumento spropositato di tasse e contributi.

La Cgia ha denunciato anche il forte aumento del costo della benzina, legato appunto alle tasse.
Il costo del diesel in Italia è il più alto nell’area dell’euro mentre la benzina è poco meno cara dell’Olanda, il paese europeo che pratica il prezzo più alto. Il prezzo al litro in Italia è superiore di 0,204 euro rispetto al resto dell’Europa e tutto ciò è riconducibile alle accise, che sono tasse, dato che il prezzo industriale è in linea con la media europea. Tenendo conto che oltre l’80 per cento delle nostre merci viaggia su gomma non si può escludere che gli aumenti dei carburanti degli ultimi tempi possano contribuire all’aumento dei prezzi dei principali beni di consumo. E a pagarne le spese, come sempre, sarebbero le famiglie.