Bonus bebè: «Bene gli 80 euro per le neo mamme, ma è la ciliegina su una torta che non c’è»

Intervista all’esperto di fisco del Forum Famiglie: «Ben venga la misura annunciata da Renzi, a patto che sia finanziata con altre risorse rispetto ai 500 milioni di aiuti già promessi. Che nessuno ha ancora mai visto»

Dopo il bonus Irpef da 80 euro, è la volta di quello, sempre da 80 euro, per le neo mamme. Cosa ne pensano le dirette interessate, ovvero le famiglie? L’abbiamo chiesto ad Alfredo Caltabiano, coordinatore della commissione fisco del Forum delle associazioni familiari e consigliere nazionale dell’Associazione nazionale famiglie numerose, il quale, in sintesi, risponde che gli 80 euro «vanno benissimo». Ma non intaccano il problema di fondo del paese, e cioè un fisco che «non premia affatto i nuclei più numerosi, neanche quelli che hanno il reddito minore». E chiede: «Quando l’Italia investirà davvero sulla famiglia?».

Caltabiano, il bonus bebè da 80 euro vi soddisfa?
Ben venga tutto ciò che premia la natalità e quindi ben venga anche questa iniziativa. Ciò detto, però, non basta dare la “ciliegina” sulla torta a chi ha veramente fame; bisognerebbe dare loro la torta intera.

Quale torta?
Il problema sono le famiglie incapienti, come, per esempio, quelle monoreddito più numerose, per le quali non sono previsti bonus. Non subendo esse alcuna tassazione sul reddito, infatti, non traggono beneficio alcuno da eventuali detrazioni. L’avevamo già detto quando è stato varato il bonus Irpef da 80 euro e ora il problema si ripropone di nuovo.

A Roma proprio non ci sentono?
A dire il vero questo governo aveva promesso di dare 500 milioni di euro di aiuti alle famiglie con figli, ma noi, per ora, non ne abbiamo ancora visto uno. Che vogliano fare il bonus bebè da 80 euro è una cosa bellissima, sia chiaro, ma a patto che si utilizzino risorse nuove, aggiuntive rispetto ai 500 milioni che ci avevano promesso.

E nel merito del bonus bebè avete osservazioni?
Una soluzione, per esempio, potrebbe essere quella di aumentare di 5 mila euro per ogni figlio la soglia minima di reddito (attualmente pari a 26 mila euro) a partire dalla quale si riceve il bonus. Sarebbe un metodo di calcolo più equo, perché terrebbe conto del reale potere d’acquisto, soprattutto di chi ne ha uno più basso.

Non vi sembra di chiedere troppo?
Sono trent’anni che noi famiglie viviamo di promesse mai mantenute, e ogni volta che un governo stanzia dei soldi li dà sempre al singolo. Così il fisco italiano continua a essere ispirato a criteri di equità verticale, basati dunque sul singolo reddito, e non orizzontali. È accaduto anche con il nuovo Isee. La dimensione del nucleo familiare è completamente ignorata. Forse perché le priorità sembrano essere ben altre, come ha dimostrato il sindaco Marino. Ma se la famiglia non è priorità per tutti ce lo dicano chiaramente, per favore.

Forse c’è la crisi e anche lo Stato deve stringere la cinghia, come tutti…
Fa niente, noi continueremo a ripetere un concetto che non sembra proprio voler passare: un euro investito sulla famiglia torna totalmente in circolo nell’economia, anche in termini di gettito fiscale, perché le famiglie spendono. Mentre gli 80 euro di Renzi, come dimostrano i dati, sono finiti quasi tutti nel risparmio, senza effetto alcuno sui consumi. È ora di farserne una ragione.

Quanto spende l’Italia per la famiglia?
Di solito i governi mettono nelle spese per la famiglia di tutto, anche le pensioni. Ma per la famiglia con figli l’Italia spende l’1 per cento del Pil, mentre la Francia e la Germania spendono il 3 per cento. Non meravigliamoci, quindi, se l’indice di natalità ha raggiunto il livello più basso dall’Unità d’Italia ed è da cinque anni che precipita. Stiamo invecchiando sempre di più, ma quel che è peggio è che ci stiamo infilando in un circolo vizioso da cui non usciremo senza un deciso cambio di rotta. Senza investire sulla famiglia.