Bonino a Tempi: «Sveglia Europa, la pace in Siria non si fa alle condizioni dei ribelli»

Intervista del ministro degli Esteri al settimanale Tempi sulla rivoluzione contro il regime di Assad, la Turchia, la primavera araba. E una battuta su Amina e Femen

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In una lunga intervista al settimanale Tempi, in edicola da giovedì 6 giugno, il ministro degli Esteri Emma Bonino fa il punto sulla guerra civile in Siria, esprime giudizi severi sull’Europa, interviene sul “caso Turchia” e invita a considerare con maggiore attenzione la varietà e diversità di situazioni politiche che si sono create nel Mediterraneo a seguito della cosiddetta “primavera araba”.

«SOLUZIONE POLITICA PER LA SIRIA». Secondo Bonino il primo obiettivo in Siria è il cessate il fuoco e la convocazione della conferenza di Ginevra. «In Siria, ad oggi, siamo tra gli ottanta e  i centomila morti. Per questo dobbiamo cogliere l’opportunità rappresentata dall’iniziativa russo-americana per una seconda conferenza di Ginevra sulla Siria», dice il ministro a Tempi. È vero che «la conferenza non è stata ancora convocata» e che «per riuscire a convocarla bisognerà lavorare duramente», ma secondo Bonino due punti sono «ineludibili». Il primo è «l’applicazione di quanto stabilito da Ginevra I, dove si indicavano le tappe del processo di transizione che doveva avvenire in Siria, passando attraverso un governo di coalizione con esponenti delle due parti. Il secondo è che non si può pretendere, come fa una parte dell’opposizione, di condizionare la tenuta della conferenza alle dimissioni del presidente Bashar el Assad: la sua uscita di scena è l’oggetto del negoziato, non la precondizione». Quanto alla partecipazione dell’Iran ai negoziati di Ginevra: «Lo so che questa cosa mi attira strali – spiega il ministro – ma la pace si fa con gli avversari. Non solo gli iraniani sono parte in causa in Siria, ma anche i russi: che facciamo, escludiamo pure loro?»

L’EUROPA DIVISA. Il nostro ministro degli Esteri non nasconde la delusione del mancato accordo in sede europea: «Il dibattito sulla Siria ha fatto una vittima istituzionale eccellente: la politica estera comune europea». Sulla decisione di Francia e Gran Bretagna di armare i ribelli Emma Bonino si dice «certa che non cominceranno immediatamente a riversare grandi quantità di armi in Siria, ma vorrei chiarire che chi non aderisce a questa linea non è un sostenitore di Assad, massacratore del suo stesso popolo, ma uno preoccupato di non far andare al potere una dittatura speculare a quella che si vuole abbattere. Se guardiamo a certe componenti dell’opposizione che si riunisce a Istanbul e quali paesi li sostengono, se guardiamo a Jasbat al Nusra, ad Ansar al Sham, non possiamo non essere preoccupati. Per me è chiaro che una soluzione militare alla crisi non c’è».

PRIMAVERA ARABA. A due anni due anni e mezzo dall’inizio delle Primavere arabe, interpellato sulla fase attuale, il nostro ministro degli Esteri si dichiara «più ottimista della maggioranza degli osservatori». Anche in questo caso, però, secondo Emma Bonino è Bruxelles a latitare: l’Europa «continua a utilizzare un solo strumento d’intervento per tutti i paesi del Mediterraneo, mentre ci sarebbe bisogno di politiche differenziate per i vari paesi».

LA TURCHIA AL BIVIO. A proposito della Turchia, dove il premier Erdogan oscilla tra la repressione e la comprensione delle imponenti proteste contro di lui, il ministro spiega: «Sono amica della Turchia e considero un errore aver bloccato la loro procedura di adesione all’Unione Europea: poi non possiamo lamentarci che cerchino un altro posizionamento strategico». Ma «ci sono elementi preoccupanti nell’azione del governo turco, e non smetterò mai di ricordare che Italia e Turchia condividono il record di condanne da parte della Corte europea dei diritti umani: noi per le condizioni delle nostre carceri e la durata dei processi, loro per l’abuso della carcerazione preventiva».

FEMEN, «LICENZA NON È LIBERTÀ». Infine una battuta anche sul caso Amina e sulle manifestazioni di protesta in stile Femen. «Fermo restando il diritto individuale ad agire come si vuole, «credo che il vero obiettivo di chi si impegna debba essere la libertà, e non il sostituire un modello all’altro, il topless al burqa», commenta Bonino. «Senza rispetto non c’è libertà, e non conosco libertà senza responsabilità. La licenza non è libertà, e i diritti vanno insieme coi doveri. E se io ho il diritto di esprimermi ho anche il dovere di rispettare gli altri».

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