Bologna. Ora lo ammettono anche i grillini: la democrazia 2.0 è una fantozziana boiata pazzesca

In vista delle elezioni amministrative del 2016, il pentastellato Massimo Bugani rottama il web e punta a compilare una lista di candidati senza consultare la rete

A Bologna, questa volta, si può vincere davvero. Alle amministrative del 2016, se si presentasse con una bella squadra, il Movimento Cinque Stelle potrebbe raggiungere il ballottaggio con il Pd. E a quel punto, chissà, potrebbe anche vincerlo, come insegna Federico Pizzarotti, che è stato eletto sindaco a Parma grazie al voto degli elettori di centrodestra, desiderosi di fare uno scherzetto alla sinistra (e poi pentiti).

LISTA DI “NOMINATI”. Così, accecati dalla poltrona principale di Palazzo d’Accursio come qualunque becero politico di professione, i grillini bolognesi sono pronti a rinnegare tutti i principi che hanno caratterizzato il MoVimento fino ad ora pur di non lasciarsi sfuggire l’occasione. Massimo Bugani (già candidato sindaco, all’interno della foto nel cartellone) e Marco Piazza, consiglieri comunali con il M5s, hanno deciso di nominare loro 36 candidati per una lista innovativa, scelti tra le primizie della “società civile”. Stando a quanto scrive il Corriere di Bologna, Beppe Grillo avrebbe già dato il suo placet.

POPOLO DEL WEB. Ma come, viene da chiedersi, non era la rete ad avere il sacrosanto diritto di scegliere i candidati politici, o meglio “cittadini”? Non era il popolo del web, attraverso una rivoluzionaria piattaforma telematica, a decidere democraticamente le sorti del partito, o meglio “non partito”? Certo, il sistema 2.0 aveva delle falle: rischiava di portare alla nomina (e a volte poi perfino all’elezione) di candidati sostenitori delle coppette mestruali riciclabili (Federica Daga), dietrologisti dei chip sottopelle (Paolo Bernini), fautori del matrimonio tra «specie diverse, purché consenzienti» (Carlo Sibilia), avvistatori di sirene (Tatiana Basilio) e via dicendo. Ma erano rischi che si potevano correre nel nome della «trasparenza» e della «democrazia diretta, resa possibile dalla Rete» (Grillo dixit).

CURRICULUM DOC. Lo stesso Massimo Bugani, del resto, è un pentastellato doc: alle comunali del 2011 è stato scelto per rappresentare il M5s dopo una lunga militanza (fin dal 2005) nel Meet Up, un forte impegno in occasione del V Day del 2007 e una specializzazione in video-inchieste “scomode” insieme a nientepopodimeno che Nick il nero. Anche dal punto di vista delle proposte è sempre stato ortodosso: acqua pubblica, abbattere i costi della politica, meno cemento, più trasparenza e stop al trasporto pubblico su gomma.

CAGATA PAZZESCA. Eppure, nonostante l’ottimo curriculum, è bastata una legislatura a Bugani per comportarsi come il peggior politico di professione. Ora i candidati li vuole scegliere lui: è finita l’era degli inesperti ma onesti, è cominciata quella dei «competenti» che garantiscono «governabilità»: «Questa volta facciamo sul serio», ha addirittura dichiarato. Che è come dire: il sistema su cui si è sempre basato il Movimento Cinque Stelle, lo stesso che ha permesso anche l’elezione di Bugani, è una fantozziana boiata pazzesca.

Foto Ansa