Maturità a perdere
Quando ripenso al mio orale dell’esame di maturità (correva il lontano 2013) capisco che aveva ragione Montale e che «l’imprevisto è l’unica speranza». Quella mattina, infatti, appena prima di scendere nell’agone, mi trovavo al bar del McDonald’s di piazzale Loreto a fare colazione (mala tempora currebant per il mio portafoglio, e non è che poi sia andata migliorando) assieme alla ragazza che mi piaceva. Le confessai che non sapevo una cippa di letteratura greca, e, come se non bastasse, a interrogare ci sarebbe stata una commissaria esterna dalla fama di essere un Cerbero (ma d’altronde, quale commissario esterno non ha questa nomea?).
Al che la ragazza cui facevo il filo rispose qualcosa come: «Ma dài, che ci sono autori interessantissimi!», e io: «Tipo?», e lei: «Tipo l’Anonimo del Sublime!», e io: «Chi, di grazia?»; allora lei me lo spiegò.
Maturità tra un Cerbero di greco e l’Anonimo del Sublime
Un’ora più tardi, dopo essermi battuto con Hegel e Vincenzo Cuoco (Vincenzo Cuoco, rendiamoci conto! Segno della decadenza della scuola attuale è che probabilmente costui verrebbe scambiato per un influencer o per un giudice di Masterchef), dopo essermela cavicchiata in Inglese e stendendo un velo pietoso su Matematica, tocca finalmente alla temutissima professoressa di greco. In quel momento percepisco di starmi giocando tutto proprio con lei. Che mi guarda e mi fa: «Allora, parliamo… dell’Anonimo del Sublime.»
Che dire, feci una gran figura. La ciliegina sulla torta fu quando, a esame finito, mi chiese cosa volessi fare da grande, e io le dissi: «Il prof»; e poi aggiunsi con una buona dose di paraculismo: «Anche se so che è un lavoro molto ingrato.» Apparve forse una lacrima, in quel momento, negli occhi di Cerbero. Mi maturai con 87/100 e all’epoca non ci poteva credere nessuno.
La scuola dei tanti poveri pirla che non fanno notizia
La morale della favola è che, quando leggo dei ragazzini che si rifiutano di sostenere l’esame di maturità, mi girano le balle e mi passerebbe anche la voglia di commentare, anche se invece forse occorre farlo e non dare per scontato niente (O tempora, o mores!).
Mi sta sulle balle, ad esempio, che i media diano tanto spazio a pochi casi eclatanti e gridati, quando la scuola da Nord a Sud sarebbe piena di storie molto, ma molto più ricche e interessanti, che però non strappano like e views sui siti dei quotidiani: i poveri pirla che fanno il loro lavoro non fanno notizia; eppure, sono loro a fare andare avanti il Paese, e specialmente la scuola.
I maturandi-Gandhi che piacciono ai media
Mi stan sulle balle poi i ragazzini saccenti novelli Gandhi che pensano sia Disobbedienza Civile sottrarsi alla maturità, che è l’esame più fuffa che ci sia (con un tasso del 99% di promossi): molto più fuffa adesso di quando lo sostenni io, “appena” 12 anni fa, quando c’era ancora la terza prova e la tesina (perché diavolo l’han tolta? Per me era stata una bellissima occasione di dire “Io”, e per concentrarmi su quel che mi aveva davvero colpito, cioè Dante. Finii addirittura per farci la tesi di laurea, tanto avevo colto una cosa che mi stava a cuore.
Sarà mica meglio lo “stimolo di partenza” che c’è adesso, con quei voli pindarici surreali tipo «La Natura che si lega a Leopardi che si lega alla Fisica della bomba atomica che sta con Hitler che perse in Russia per la neve che al mercato mio padre comprò». Ma soprattutto, Ministero, potrai mai ricorrere, tra le tante che la lingua italiana offre, proprio alla parola “stimolo”? La sento e non riesco, non riesco proprio, a non collocarla a metà tra kermesse sessuale – di segno decisamente sadomaso -, vomito e lassativo. Urca urca tirulero!).
Prof interessati? Più di quanto si scrive
Mi stan sulle balle, inoltre, i Sapienti che devono commentare tutto per professione (beati loro se li pagano pure) e che hanno la faccia tosta di affermare che dietro i gesti di questi indomiti adolescenti si celi la “manifestazione di un disagio profondo”. Altro che profondo, profondissimo: ma mica perché «I prof non si sono mai interessati di me». E ai prof glielo devi spiegare a 18 anni suonati, con le chiappe parate dalla raggiunta sufficienza? Forse a tua volta non ti è mai fregato molto di loro, ipotizzo. La verità è che, scuole paritarie a parte, non c’è da aspettarsi o pretendere che ai prof di te interessi. Bello o brutto che sia, è così. «Non c’è da stupirsi che le cose vadano male», mi ripete sempre una persona cara. «C’è da stupirsi quando vanno bene, invece».
C’è da ringraziare se tra i prof ne appare uno che s’interessa a te. Com’è nella vita in genere. Non saperci stare davanti è non saper stare davanti alla vita, ed è qui che si annida il vero disagio profondo: non nel fatto che l’Universo non sia pederasticamente attento alle mie esigenze. E, tra parentesi, di docenti che hanno a cuore i ragazzi ce n’è molti, ma molti di più di quel che si dice, perfino nella tanto vituperata scuola statale.
Certo, non tutti sono motivati e capaci: e infatti ritengo che il problema dell’assunzione dei nuovi docenti sia uno dei peggiori, veri mali atavici e (parzialmente) inspiegabili del nostro Paese. La scuola italiana si regge ancora (per miracolo) per metà sulla Tradizione e per l’altra metà sulla buona volontà dei docenti: ma quousque tandem? La prima vien picconata; la seconda evapora al sole di mille e mille idiozie e della burocrazia.
Una generazione di Offesi
La verità è che anche 12 anni fa dicevamo «Ho abbastanza punti che potrei non sostenere l’orale!»: ma lo dicevamo scherzando. Era semplicemente inconcepibile sottrarsi per davvero, e non credo che per questo fossimo maggiormente schiavi del Sistema. Anzi: i ragazzini mi sembrano molto più moralisti e inquadrati adesso. E come disse un tale, «Il moralista purtroppo è privo del senso del ridicolo».
All’epoca mia, uno del Collettivo si presentò all’orale con una tesina sugli orsi più crudeli del pianeta. Lo fece in aperta polemica col Sistema: era una cagata pazzesca, ma appunto almeno faceva ridere, tanto che ancora oggi me la ricordo. Invece imbronciarsi e farsi fare pubblicità da Corriere e compagnia bella è proprio tipico dei tempi nuovi: cresciamo una generazione di Offesi, senza che peraltro nessuno li abbia prima mai Umiliati (guai! Una mia preside di recente mi ha fatto una capa tanta perché forse avevo detto “cazzo” in classe: accorrete con le foglie di fico! Tra parentesi: non l’avevo fatto).
La ribellione non è mai proletaria
Si aggiunga che il contesto scolastico è ormai portato per diverse ragioni a esigere dai ragazzi sempre di meno (ha ragione Chiara Saraceno su La Stampa a dire che chi incolpa «la competizione come fonte di stress e disagio» dei giovani non deve certo ricercarne la causa nella scuola di oggi, ma nei social).
Io credo che la causa di questo moralismo sia che i primi a ritenersi Offesi dal mondo siano i genitori: e sono pronto a mettere una mano sul fuoco che questi Spartaco che si ribellano alla maturità non siano figli di pizzaioli e di meccanici, come nel ‘68 non erano i figli dei poliziotti poveracci ad andare in manifestazione, come ricorda Pasolini. Ci giurerei, poiché questi ultimi li ho avuti in classe, e a fare l’esame di maturità ci sono andati: con tanta ignoranza, talvolta, ma sicuramente con umiltà, anzi, con una punta di orgoglio, magari pure con il retropensiero nobile che la scuola sia un ascensore sociale (ma è sempre meno così, purtroppo); e poi, arrivederci a tutti.
Sottrarsi alla maturità è da im-maturi
Perché, tanto, del voto della maturità, là fuori, non gliene frega più niente a nessuno (è praticamente ininfluente anche per quanto riguarda l’ammissione all’università; ma addirittura il voto di laurea ormai conta abbastanza poco: perciò, di che stiamo parlando?). L’esame di maturità rimane soltanto un rito di passaggio un po’ stantio e l’occasione (oltre che di arricchire Venditti coi diritti d’autore) di mettere la faccia – questo sì, ed è bello – in un mondo di adulti (noti e non) che giudicano (si spera) con imparzialità.
Sottrarsi alla sfida non significa proprio niente ed è da pirla. Anzi, è da im-maturi e da narcisisti: un adulto non teme il giudizio altrui, quand’esso non è pre-giudizio. E ritenere che ogni prof (esterni sconosciuti compresi) rinchiuso al caldo a sorbirsi gli esami sia colmo di pregiudizi e non veda l’ora di distruggere la dignità dei minorenni come se non avesse di meglio da fare, è esso stesso un grave (e sessantottino, cioè anacronistico) pregiudizio. (Sicuri che sia questa la spia di un disagio autentico? A me sa tanto di torta infarcita, e per me i pasticceri han tutti i capelli bianchi, e di primo lavoro fanno i professori – eh già! – e i giornalisti).
Valditara pensi a ristrutturare un esame ridicolo
E non so che dire al ministro Valditara, quando minaccia di bocciare gli studenti riottosi: piuttosto, pensi a come ristrutturare questo benedetto esame, che per me ci vuole, ma che fatto così fa ridere; e lo faccia parlandosi con le Università, poiché buona parte della ridicolaggine dell’esame di maturità attuale è data dal fatto che quasi tutte le facoltà più cool reclutano i liceali ben prima che essi finiscano la scuola.
E infine, ma soprattutto, chiediamoci tutti, come fa il mio amico Marcello Bramati su Panorama, se sia davvero il teatrino dei maturandi ribelli (e delle coroncine di alloro e delle bottiglie di Prosecco) la misura del nostro dibattito sulla scuola, quando ci sono invece «problemi ben più profondi e strutturali». Dispersione scolastica, programmi non aggiornati, scuole che cadono a pezzi, precariato cronico, disuguaglianze tremende tra Nord e Sud, «docenti ridotti a insegnare in un sistema che li sottopaga e li sottostima».
Il teatrino dei dissidenti che oscura i drammi veri della scuola
E, aggiungo io a Bramati, la didattica dominata dai pedagogisti, il disinteresse sostanziale delle Università a parte la loro brama di predare giovani cervelli, i prèsidi ridotti a burocrati, il proliferare di professori e professori di sostegno che avrebbero bisogno loro stessi di un professore di sostegno, i docenti ignoranti e faziosi e quelli parassiti che anelano soltanto a un posto fisso e che non biasimo, poiché «s’ha da pasà la nuttata», ma che mai e poi mai dovrebbero passare davanti o essere equiparati a chi fa questo mestiere per missione e vocazione, eccetera eccetera. Come si vede, la lista non è breve: e noi stiamo a preoccuparci di cosa, esattamente?
Tra parentesi: chi sia l’Anonimo del Sublime non me lo scorderò mai più. (Ed è un figo pazzesco). Ma per scoprirlo, ho dovuto esserci, quel giorno semplice e glorioso. Come, del resto, vale per ogni giorno, in questa benedetta vita.
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1 commento
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Grazie per la condivisa e ampia riflessione!
Ma la ragazza che fine ha fatto? Vi siete fidanzati? È diventata tua moglie?
Un appassionato prof di Matematica da quasi vent’anni! Mi dispiace del “velo pietoso” ma non è mai troppo tardi per recuperare il rapporto con una disciplina troppe volte ridotta a un insieme di regole, fredda, rigida, senza spazio alla bellezza e alla creatività… 😉