Tra espressività e pseudospiritualità i soggetti di José Luis Cuevas invadono lo spazio We Made For Love di Torino

Il fascino del bianco e nero, della posa-non posa, delle luci basse, del gesto rubato nel momento (forse) meno opportuno, ma probabilmente più significativo, sono i punti di forza degli scatti del cosiddetto documentalismo latinoamericano del fotografo messicano. Immagini che hanno tutto del reportage, ma le storie che preservano al loro interno rompono le convenzioni della testimonianza sul campo, spingendo il significato verso l’espressività e la piacevolezza estetica dei soggetti, rapiti in tutta la loro pseudospiritualità, ovvero nelle loro stranezze in bilico tra una religiosità problematica e la ricerca di un fanatismo spesso dai toni folcloristici.

E’ una narrazione che fa leva sulle debolezze dell’essere umano, che ci fa incontrare e sentire l’umanità problematica delle persone a cui l’obiettivo di Cuevas ha rubato quell’istante di vita, i cui gesti potremo osservare da vicino dal prossimo 4 ottobre presso lo spazio espositivo We Made For Love di Torino all’interno della mostra intitolata giustamente Terrena, evento scandito da due progetti – Nueva Era e La Apestosa – che illustreranno il lavoro introspettivo dell’artista fino al 10 novembre 2013.

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