Settantacinque anni con il Molleggiato tra le scatole non sono stati male, nonostante tutto

Ho già scritto qui di quanto mi abbia deluso all’ultimo Festival di Sanremo con il suo pallottoliere spuntato. Non per i bersagli in sé (Avvenire e Famiglia Cristiana), ma per  l’assenza di ragioni fondate nel suo argomentare. Le sue ultime uscite di politica, poi, mi sono parse degli autentici flop, sempre per sbrigatività e infondatezza delle opinioni.

Ma c’è un però. Il però è l’irrefrenabile gratitudine per un questo “nonnetto” che, una volta sul palco, parla e canta ancora di amore per il creato, di sacralità delle cose, di infinito e di Paradiso. Ha il coraggio di dire che Ratzinger è rock (così come Cassano e Zeman), si prende la libertà di mostrare immagini di male e di morte, non solo rose e fiori, di rilanciare, a suo modo, quella parola bellissima che è “speranza”. E poi, ancora, non smette di affermare che questa nostra vita è una cosa che vale tantissimo, così come la terra che la ospita. Da non sprecare, non distruggere. Uno che non smette di dire (con l’aria di chi ci crede davvero) che tutto è dono. In fondo 75 anni di Italia con il Molleggiato tra le scatole non sono stati proprio male, nonostante tutto. Penso proprio che possiamo augurargli, di cuore, buon compleanno.

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