Pure Serra si è accorto che il ddl Zan è ambiguo

Alessandro Zan, Pd, promotore del ddl sulla omotransfobia
Alessandro Zan, Pd, promotore del ddl sulla omotransfobia

Lo so che è strano, ma in tutti gli approfondimenti che leggo sul Ddl Zan, del quale non si salva ovviamente nulla, non trovo mai una notazione chiara sul fatto che l’articolo 1, con le sue definizioni su genere, sesso ecc, avrà degli effetti dirompenti, forse più di tutti gli altri articoli sui quali ci stiamo concentrando nell’analisi. Come senz’altro sarà capitato anche a voi, una delle risposte che a noi cattolici danno se critichiamo qualcosa è “ma tanto a te non tocca”. Ecco, avendo due figlie femmina (vecchia definizione, ma sono affezionato alle parole di una volta) in realtà rileggendo cosa succede negli Usa con gli uomini che si dichiarano donne, ho fatto con alcuni amici questo ragionamento su un caso pratico.

Bandi regionali per l’imprenditoria femminile: ne ho letti alcuni (lavoro in un piccolo comune toscano, quindi è una lettura quasi usuale) e in tutti i requisiti richiesti sempre si parla di “donne”. Quindi, se io mi dichiaro donna, posso partecipare? Ecco, sarebbe interessante un approfondimento su questo tema, perché credo che rimanere “solo” sulla libertà di espressione e sull’aspetto penale potrebbe rischiare, per il vizio che da cattolici abbiamo di limare, accogliere, salvare il buono delle leggi, di far passare in realtà la cosa più pericolosa. Grazie per l’attenzione, e grazie soprattutto per il servizio informativo/culturale che fate. Buon lavoro.

Maurizio Seghieri

Caro Maurizio, hai ragione da vendere. E di esempi su cosa potrebbe accadere con l’approvazione del ddl Zan ne abbiamo molteplici. Qualche giorno fa abbiamo raccontato su tempi.it cosa sta succedendo in California dove centinaia di trans, detenuti nei carceri maschili, hanno chiesto il trasferimento nelle prigioni femminili. Panico!, come sottolineato dal grido d’allarme con cui le guardie hanno avvisato le detenute del prossimo arrivo dei trans: «Men are coming». Attente, gli uomini stanno arrivando.

C’è di più. Michele Serra su Repubblica (dunque non un “ottuso omofobo salviano” che scrive su un giornale “di destra”) ha scritto un commento sulla legge Zan in cui dice: «Non credo di avere capito bene la differenza tra genere e identità di genere. Me ne scuso. Ma resto dell’idea che la libertà debba essere una cosa facile da spiegare». Serra “non ha capito” non perché sia stupido, ma perché la legge è volutamente ambigua. Ed è ambigua a tal punto che non definisce l’omofobia, ma ti punisce se un giudice decide che tu sei omofobo. Dopo le femministe, pare che anche qualcun altro abbia iniziato ad accorgersi di cosa c’è in ballo.

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Cari amici di Tempi, in questo momento sul sito corriere.it c’è in home page questo titolo: “La biologa Barbara Galavotti: ‘L’omosessualità è prevista dalla natura e dalla evoluzione‘”. Premesso che, se io facessi il giornalista, riterrei davvero avvilente considerare notizie il rilancio continuo di cose dette da altri in televisione, ma la cosa più fastidiosa è che, se uno si va a rivedere l’intervento della biologa, ella ha detto quello frase all’interno di un discorso in cui conclude dicendo: il problema non è capire se in natura c’è questo comportamento, il problema è capire se gli esseri umani vogliono seguire il comportamento delle altre specie o no; ovvero l’esatto contrario di quanto viene in mente se uno legge il titolo di corriere.it.

È tanti anni che la stragrande maggioranza dei giornalisti sono in malafede, o lo è chi confeziona giornali e siti internet senza che i diretti interessati protestino… ma perché? Perché nessuno della vostra categoria si alza in piedi e dice: adesso basta! Perché voi giornalisti studiate anni in Università, fate un lungo tirocinio, per poi dire menzogne alla gente?

Lo chiedo a voi di Tempi perché siete fra i pochissimi, veramente pochissimi, che credo vadano controcorrente… come il pesce vivo di Chesterton. Vi siete fatti un’idea del perché la vostra categoria è così palesemente corrotta e nessuno ha un moto di ribellione? Non mettetevi a sorridere per la mia ingenua domanda… Grazie.
Gianluca Selmi, Modena

Caro Gianluca, cosa vuoi che ti dica? Per smascherare questi trucchetti e sotterfugi, per andare realmente controcorrente e osare una parola chiara in un mondo che ama chiacchierare molto e ragionare poco, ventisette anni fa è nato un giornale corsaro di nome Tempi. Dateci una mano a farlo navigare per altri 270 anni. Ce ne è bisogno. (E comunque, a proposito dell’omosessualità “naturale” e “animale”, una parola definitiva l’aveva già espressa Rodolfo Casadei in questo memorabile e monumentale articolo: Zoo Pride).

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Carissimi, sono molto d’accordo su ciò che scrivete, soprattutto sul caso Fedez. Complimenti. Vi appoggio su tutta la linea. Grazie. Buon lavoro.

Aldo Orboni

Grazie Aldo e ti preannuncio che uno dei prossimi numeri del mensile sarà proprio dedicato a questo tema: il partito degli influencer.

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Carissimi amici di Tempi, siete “forti”; di questi tempi non esiste un mensile libero e indipendente come il vostro, che presenta la verità delle cose sottaciute dagli altri quotidiani, cartacei e on-line, nonché dai social. Avanti così!

Nicola Itri, responsabile dell’ufficio stampa Del Centro per la Formazione e l’Aggiornamento degli insegnanti Diesse Lombardia

Grazie Nicola, un caro saluto.

Foto Ansa