Mostra – La bella Tamara de Lempicka protagonista a Torino

sRN8pc63THOPSd6x6D7eirXxrGJzvIC31K86wKjoAsQBella, intraprendente e con immenso talento, Tamara de Lempicka, pseudonimo di Tamara Rosalia Gurwik (Varsavia, 16 maggio 1898 – Cuernavaca, 18 marzo 1980), o la si ama o non la si sopporta (facile essere un po’ gelosi di una che ha fatto del bello il suo marchio di fabbrica e che ha condotto la sua vita da vera protagonista e a vele spiegate). Sensibilizzata all’arte fin da giovanissima, fece il suo prima viaggio in Italia con la nonna Clementine a soli sette anni, e poco dopo cominciò a prendere lezioni di pittura. Studiò in scuole prestigiose e sposò gentiluomini altrettanto ben etichettati: l’avvocato Tadeusz Łempicki (1888-1951) e il barone Raoul Kuffner de Diószegh (1886-1961) con cui si trasferirà a Beverly Hills durante la seconda guerra mondiale. Ed ecco che ci torna in mente, al volante di quella sportiva auto verde, con guanti chiari di pelle, come lei stessa si è ritratta nel suo Autoritratto nella Bugatti verde (1932).

Ma la sua bellezza possiamo ammirarla ancora e ancora in tante altre opere, come nell’opera Jeune fille en vert (1927-1930), che fa da padrona all’interno della retrospettiva che Palazzo Chiablese di Torino dedica dal prossimo 19 marzo all’artista. La retrospettiva, intitolata Tamara de Lempicka, che resterà aperta fino al 30 agosto 2015, e successivamente all’Hungarian National Gallery di Budapest, racconta, attraverso 100 opere, gli aspetti salienti della vita di Tamara. Non solo ritratti, ma anche nature morte, nudi e illustrazioni per riviste di moda. Per quanto riguarda la ritrattistica, che è il genere per cui è più nota, tre aspetti vengono messi a fuoco particolarmente: i ritratti dedicati alle “amazones”, ovvero alle amiche omosessuali, messi a confronto con fotografie di Brassai; quelli dedicati all’amica Ira Perrot, uno dei quali (il Ritratto d’Ira Perrot con calle) viene riproposto come in un allestimento fatto a New York nel 1933, grazie alla documentazione recentemente rinvenuta dalla curatrice Gioia Mori; ed infine i ritratti dedicati ai bambini, in particolare quello della figlia Kizette.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •