Mostra – Il buon vento del mecenatismo Estense in mostra a Venaria Reale

Ritratto di Francesco I d'Este di Diego Velázquez
Ritratto di Francesco I d’Este di Diego Velázquez

Il mecenatismo dei grandi casati, dal gusto attento e raffinato e dal buon portafoglio (sulla stessa linea di Chiesa e Papi), ha fatto la storia dell’arte, incoraggiando gli stili che si sono succeduti nel corso dei secoli in Italia e in Europa, che, tramutati in opere d’arte, ci offrono ancora oggi un racconto di quei tempi d’oro di nobiltà e grandi commissioni. E’ una storia che ci appartiene e che ha consentito ai nostri artisti di farsi strada nel bel mondo dell’arte internazionale, che la Reggia di Venaria Reale celebra con un programma espositivo dedicato alle grandi corti italiane che ha appena preso il via con una mostra che racconta due epoche di collezionismo del casato ferrarese, dal ducato del sanguinario Alfonso I (1505 – 1534), amante della guerra e creatore dei Camerini d’Alabastro che fece decorare con le tele di Tiziano e Dosso Dossi, a quello di Francesco I (1629 – 1658), artefice della rinascita seicentesca dello splendore estense, che fece di Modena il centro di una magnificenza barocca che trapelava sia dalle belle residenze fatte costruire ex novo, sia dalla modernità della vita teatrale e musicale.

La retrospettiva, intitolata Splendori delle corti italiane: gli Este. Rinascimento e Barocco a Ferrara e Modena, permette di ammirare fino al prossimo 6 luglio una serie di opere provenienti dalla modenese Galleria Estense, attualmente chiusa dopo il sisma del maggio 2012, come il Ritratto di Francesco I d’Este (1638), fattogli da Diego Velázquez durante una missione diplomatica a Madrid, o Venere, Marte e Amore (1633) di Guercino, oltre a una serie di prestiti da musei italiani e stranieri, come il Riposo durante la fuga in Egitto (1520) di Correggio dagli Uffizi, o il Ritratto di gentiluomo (1520) di Tiziano dalla Galleria Palatina di Firenze. Per l’occasione, il Centro di conservazione e restauro di Venaria ha restaurato due pale d’altare di Annibale Castelli e Sante Peranda provenienti dalla danneggiatissima chiesa di San Francesco a Mirandola e la tavola con l’Adorazione del Bambin Gesù di Battista Dossi della stessa Venaria.

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