Intervista – Brad Brubaker introduce il nuovo inquilino della Galleria Accesso, Adam Markovic

Adam Markovic, The Hearts Melt,  2014, acrilico e pasta modellante su tavola, 182 x 162cmE’ la prima volta italiana per l’artista statunitense Adam Markovic (Chicago 1972), protagonista fino al prossimo 31 luglio di una mostra alla Galleria Accesso di Pietrasanta dal titolo Adam Markovic. Bent on progress. I 16 dipinti esposti trattano i temi del conflitto, della lotta, della resistenza e della speranza umana. Di lui ci parla Brad Brubaker, titolare della galleria che ospita la retrospettiva.

I dipinti di Markovic sono a metà tra scultura e pittura, realizzati attraverso l’incisione di pasta modellante su tavola. Quale è l’aspetto, ad occhio nudo, di tali opere?

Le opere di Adam Markovic per questa mostra in particolare, sono molto diversi tra loro. Alcuni sono molto semplici, con pochi tratti, altri giocano sul chiaroscuro e altri ancora diventano astratti. Tutti catturano una figura in movimento, in un momento specifico e saliente. Ognuno dei lavori, comunque, porta sempre con sé un’emozione che può variare dalla sensualità alla calma alla lotta.

Adam Markovic, Crescendo Decrescendo, 2014, acrilico e pasta modellante su tavola, 182 x 162cmProtagonisti delle creazioni dell’artista sono le figure umane, contorte, pensierose, attorcigliate. Come mai questo interesse verso l’uomo?

Markovic è sempre stato affascinato dalla figura umana e dalla sua gestualità. È dalla torsione dei corpi che scaturisce l’emozione della singola opera: Adam non si affida, infatti, all’espressione del volto ma, piuttosto, alla posizione dei muscoli, delle braccia, delle gambe e della testa per trasmettere la tensione, o il suo contrario, della posa. In modo sottile, con poche linee, è in grado di dare vita all’emozione nel dipinto.

In base a quale criterio sono state selezionate e disposte le opere nell’allestimento della mostra?

Questo inverno, ho trascorso diversi giorni nello studio di Adam a Montreal. È stato lì che abbiamo deciso le caratteristiche che avrebbero dovuto avere i nuovi lavori, i soggetti, le dimensioni. Dopo avergli dato questi pochissimi input, ho lasciato che lavorasse da solo: a parte la mia volontà di presentare opere di varie dimensioni e tecniche, non ho infatti dato altre indicazioni. Anche l’allestimento è stato il frutto di un confronto: abbiamo soprattutto valutato quali lavori “funzionassero” di più insieme e quali meritassero invece una posizione più isolata e di rilievo.

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