Da capogruppo di Forza Italia a candidato del Pd, una storia dei nostri tempi

Non nascondiamoci dietro un capello. Gli episodi di trasformismo, di scelte politiche discutibili o perlomeno opinabili, di cambi di casacca, sono una storia antica quanto la politica. Una storia che nei faticosi anni della Seconda repubblica ha abbandonato i binari della narrazione dotta delle cose del Palazzo per deragliare su quelli vischiosi del costume. Tanto per capirci, “Scilipoti” ha abbandonato la singolarità definitoria di una singola persona per assurgere nell’Olimpo degli aggettivi. “Sei uno Scilipoti”, si sente pronunciare nei corridoi della Camera quando si vuole tacciare un avversario di voler pensare unicamente al proprio tornaconto personale saltellando qua e là inseguendo il miglior offerente.

Ma in questi fragili tempi, una soglia difficilmente era stata sorpassata. Quando qualcuno l’aveva varcata, lo aveva fatto con cautela, prudentemente procedendo per passi intermedi. La linea di demarcazione tracciata dal berlusconismo (più che da Berlusconi), che ha avuto l’indiscutibile pregio di bipolarizzare di fatto il quadro politico italiano, rendendo estremamente faticoso, se non impossibile, scalare il muro che delimitava i due campi del contendere. Uno schema che forse nemmeno la Kadima di un premier che era entrato a Palazzo Chigi come il salvatore della patria e che si è reinventato terzo incomodo della partita riuscirà a sovvertire.

I pochi casi nei quali si è verificato il triplo salto carpiato senza operare per distacchi intermedi sono diventati aggettivi dispregiativi. Gli “Scilipoti”, per l’appunto. Singolare il caso di Michele Baldi. Direttore generale di Terravision, la compagnia che organizza i bus-navetta dagli aeroporti low-cost ai centri cittadini, consigliere d’amministrazione dell’AS Roma dal 2002 al 2011. Sul suo sito personale si ripercorre la sua carriera politica: «Nel 1997 con quasi 3000 voti viene eletto consigliere comunale di Roma, riconfermato con ancora più voti, nel 2001 e nel 2006. Da aprile 2008 è uscito dai partiti e ha fondato il Movimento per Roma con cui si è candidato sindaco alle ultime elezioni comunali del comune di Roma prendendo oltre tredicimila voti». Quello che non dice, è che “i partiti” dal quale è uscito in realtà è uno solo: Forza Italia. Per conto del quale ha guidato l’opposizione a Walter Veltroni dal 2006 al 2008 in Campidoglio. Il fatto è che, dopo la pesante débâcle di Gianni Alemanno due anni prima, nel 2008 Baldi sperava di riuscire a spuntare la candidatura a sindaco a nome del centrodestra. Un’operazione sfumata, per far posto al secondo tentativo dell’attuale primo cittadino che sbancò il tavolo e scalzò il centrosinistra dall’amministrazione cittadina.
Un insuccesso personale che Baldi ha provato a trasformare in rivalsa politica, fondando il suo movimento e provando a drenare voti a quello che sarebbe poi diventato il Pdl. Con scarsi risultati sia alle comunali del 2008 sia alle regionali di due anni dopo.

Ma la nemesi si completa nel 2013. Quella di Baldi appariva come una volontà di rivalsa personale contro una destra che ne aveva frustrato le ambizioni personali. È lui stesso, d’altronde, a dichiarare: «Ho fatto opposizione più io ad Alemanno che la sinistra». Ma sempre di centrodestra sembrava essere rimasto.
A sorpresa, due giorni fa, si è scoperto che Baldi è uno dei candidati che sosterrà la lista civica di Nicola Zingaretti, il candidato del centrosinistra alla guida della Regione. Una notizia che ha lasciato sconcertati sia i suoi vecchi elettori, sia molti militanti del centrosinistra.

Ma la destra romana non è nuova a casi del genere. Fu clamorosa la decisione di Marco Verzaschi, signore laziale delle tessere azzurre, di traslocare armi e bagagli nell’Udeur di Mastella. L’ex assessore alla Sanità di Storace ottenne un posto da sottosegretario alla Difesa, prima di venire travolto dallo scandalo di un’inchiesta giudiziaria e ritirarsi a vita privata. Si portò dietro qualche consigliere comunale e diversi amministratori nei municipi. Uno di questi, Vincenzo Vecchio, proverà per la seconda volta di fila la conquista del XII mini-comune della Capitale. Sotto le insegne del Pd, ovviamente.

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