Bologna. No benedizione a scuola. Zuppi: «È laicità da laboratorio»

Ieri vi abbiamo segnalato la sentenza del Tar dell’Emilia-Romagna che ha accolto il ricorso di alcuni insegnati e docenti dell’Istituto comprensivo 20 di Bologna contro la benedizione a scuola. Una sentenza strabiliante, che oggi è stata commentata su Radio Vaticana dall’arcivescovo Matteo Zuppi («chiamato a Bologna da papa Francesco», scriveva ieri il Corriere). «È una decisione che, veramente, lascia un po’ di amaro. Innanzitutto perché la richiesta era stata approvata dal Consiglio di istituto, quindi in assoluta laicità. Il Consiglio d’Istituto aveva approvato a stragrande maggioranza la benedizione che era fuori dall’orario scolastico e riguardava soltanto le persone che la gradivano. Come per tanti aspetti c’è una presenza del fatto religioso anche nell’educazione, quindi nel buon senso si trovano le soluzioni».

FATTORE ANTI-RELIGIOSO. Nella sentenza si richiamava «il principio costituzionale della laicità», ma per Zuppi c’è una grave incomprensione. In questo caso, spiega, si tratta di «laicità da laboratorio. La laicità seria tiene conto, ovviamente, del contesto, dell’umanesimo, della storia; non c’è nessuna intenzione, da parte della Chiesa di Bologna, di mettere in discussione la laicità. Non vorrei che ci sia un’idea di laicità, al contrario, che dimostri un’avversità, un fattore anti-religioso e questo non sarebbe affatto laico…».
«Credo che la laicità in Italia – conclude l’arcivescovo – significhi anche non ignorare o escludere il fatto religioso, non ridurlo ad un fatto meramente individuale – questo è il vero pericolo – ma viverlo così com’è, anche, con le interazioni con la vita collettiva, con la società».

Foto Ansa


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