Berlusconi: «Non lascio l’Italia, malgrado l’amarezza. I miei figli si sentono come gli ebrei sotto Hitler»

Così il leader del centrodestra ha confidato di sentirsi dopo la condanna di Cassazione. Dura replica dell’Unione comunità ebraiche d’Italia: «Paragone inappropriato, incomprensibile e offensivo»

«Sono italiano al 100 per cento. In Italia ho le mie radici. In Italia sono diventato chi sono. È il paese che amo, il paese in cui ho tutto»: così Berlusconi confida a Bruno Vespa nel libro Sale, zucchero, caffé – l’Italia che ho vissuto, da nonna Aida alla III Repubblica. Il leader del centrodestra confessa i propri sentimenti dopo la sentenza di Cassazione che lo ha condannato per frode fiscale, e spiega i motivi per cui «l’ipotesi di vendere tutto e andare via» avanzata dai suoi figli non l’ha mai voluta prendere in considerazione. Dopo la sentenza, dice ancora Berlusconi, «Il primo sentimento è stato di non volerci credere, che fosse impossibile che capitasse a me tutto questo, e da lì il rifiuto di prendere in considerazione qualsiasi ipotesi, perché tutte sarebbero state ingiuste». Berlusconi spiega anche di aver preso in considerazione per qualche tempo l’idea di chiedere gli arresti domiciliari «pur di non chiedere niente a nessuno».

«NON LASCERO’ L’ITALIA». Il leader del Pdl prosegue: «Sono stato assalito da una profonda indignazione, che da allora non mi lascia mai. Ho pensato a quanto soffrirebbero mio padre e mia madre se fossero qui, e mi sono chiesto come avrebbero voluto che mi comportassi. Credo con la stessa dignità che mi hanno sempre insegnato». Per questo motivo il Cavaliere ha deciso di non lasciare l’Italia, malgrado l’amarezza che confida di aver provato dopo la condanna, e malgrado i suoi figli «dicono di sentirsi come dovevano sentirsi le famiglie ebree in Germania durante il regime di Hitler. Abbiamo davvero tutti addosso…».

«PARAGONE OFFENSIVO». Quest’ultima dichiarazione ha subito provocato dure reazioni, in particolare nella comunità ebraica italiana. Dura la replica di Renzo Gattegna, presidente dell’Unione comunità ebraiche italiane (Ucei): «L’Italia repubblicana è un paese democratico. La Germania nazista era una spietata dittatura governata da criminali che teorizzavano e commettevano i più gravi delitti contro l’umanità. Contro gli ebrei i nazisti si accanirono con spietata crudeltà tanto che, alla fine di quel tragico periodo, gli ebrei dovettero contare oltre sei milioni di morti». Gattegna ha definito «Incomprensibile» e «offensivo» il paragone tra Berlusconi e gli ebrei: «La vita degli ebrei d’Europa sotto il nazismo fu segnata da un vortice nero di violenza, persecuzione, morte. Una catastrofe che non è soltanto del popolo ebraico ma dell’umanità intera. Ogni paragone con le vicende della famiglia Berlusconi è quindi non soltanto inappropriato e incomprensibile ma anche offensivo della memoria di chi fu privato di ogni diritto e, dopo atroci e indicibili sofferenze, della vita stessa».

IL PD: «PERSO SENSO DELLA MISURA». Il Partito democratico ha reagito per bocca di Danilo Leva, responsabile giustizia: «Berlusconi ha perso completamente il senso della misura. Da 20 anni ci racconta la favola della persecuzione e oggi, anziché chiedere scusa agli italiani per la condanna per frode fiscale, si avventura in un paragone agghiacciante con una tragedia quale l’Olocausto. Cosa ne pensa Alfano?».

VENDOLA SU TWITTER. Il segretario di Sel, Nichi Vendola, ha affidato il proprio commento ad un twit: “Banalizzare come fa Berlusconi una tragedia come la Shoa, per la polemica politica di tutti i giorni è agghiacciante”.

BONDI: «SE BERLUSCONI DECADE LASCIO». Intanto nelle ore precedenti, stima al Cavaliere era stata espressa dal coordinatore di Forza Italia, Sandro Bondi, che in una nota ha duramente criticato la scelta della data per il voto sulla decadenza. “Se il Popolo della Libertà/Forza Italia – ha scritto – si avvia a diventare un partito di correnti, animosamente contrapposte sulla base di ragioni di puro potere, e se la prospettiva è quella di accettare supinamente, pur con qualche vibrante dichiarazione di facciata, la decadenza di Berlusconi dal Parlamento, oltre al fatto di dover votare a qualunque costo una legge di stabilità che contribuirà a peggiorare la crisi e la sofferenza di tutti gli italiani, personalmente dopo tanti anni di onesto impegno non potrò approvare e riconoscermi in queste scelte”.