Berlusconi e il “metodo del riflettore” di Ezio Mauro, che illumina tutto tranne la verità

Si mettono sotto una luce abbagliante solo gli aspetti utili a criminalizzare un fenomeno e si oscura il contesto. Così si disfano le vite degli altri

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Oggi Ezio Mauro pretende denunciare l’impostura e il clamoroso rovesciamento della realtà da parte di coloro che si ostinano a contestare la legittimità dell’eliminazione per via giudiziaria del leader del maggiore partito italiano e rappresentante di 10 milioni di elettori. E questo, a dire del direttore di Repubblica, sarebbe il segno dell’epoca maledetta in cui viviamo e il fuoco sacro dell’indignazione che essa dovrebbe suscitare nei difensori dello stato di diritto, della divisione dei poteri, della democrazia occidentale.

In verità, come ammoniva il grande filologo tedesco Erich Auerbach nell’epoca maledetta del nazifascismo, dell’informazione gobbelsiana e del volontario esilio dalla Germania del terzo Reich di pensatori liberi come lo stesso studioso di Dante, l’impostura e il rovesciamento della realtà consiste sempre, nelle epoche più torbide, in ciò che Auerbach definiva il “metodo del riflettore”. Di tutta la realtà si mettono sotto una luce abbagliante solo gli aspetti utili a criminalizzare o esaltare un fenomeno e si oscura il contesto, si tace di tutto il resto. La verità che si raggiunge con questo metodo e solo la verità del potere. Cioè di chi detiene nelle proprie mani il riflettore che illumina solo ed esclusivamente i dettagli tralasciando l’insieme in cui i dettagli sono inseriti.

Lo capisce anche il ragazzino diciassettenne dello stand di Tempi a Rimini che, mentre è in corso l’incontro clou del Meeting, si vede messo sotto interrogatorio dall’inviato del Fatto Quotidiano di Marco (Dettaglio) Travaglio: «Ma perché venite a cercare da me qualche particolare che vi sia utile a mettere in cattiva luce il Meeting e non volete sapere niente di quello che è il Meeting?».
Questo è precisamente il metodo imposto al caso Berlusconi. Si esige la pura e semplice esecuzione della legge ma non si vuole riconoscere l’evidenza di una sentenza come minimo incongruente (il presidente Mediaset Confalonieri assolto, Berlusconi, che non ricopriva cariche nel cda, condannato) e, soprattutto, l’evidenza di una persecuzione ossessiva e selvaggia che alcuni uomini della legge e militanti nelle file politiche avversarie conducono da vent’anni a questa parte contro Berlusconi, le sue aziende, i suoi amici, il suo partito.
Si evoca la sacralità dello stato di diritto e della separazione dei poteri quando è sotto gli occhi e l’esperienza di tutti che da vent’anni lo stato di diritto subisce offesa e devastazione proprio a causa di una giustizia politicizzata, che travalica sistematicamente le prerogative degli altri poteri e da Di Pietro a Ingroia da Colombo a de Magistris ha fatto del proprio potere di inchiesta e rappresentanza di legalità l’altarino e il passaporto per disfare le vite degli avversari e costruire carriere politiche per sé e per i camerati della propria parte politica.

Si vuole evitare di spiegare perché il padrone del giornale diretto da Ezio mauro poteva vantarsi sulla grande stampa e autorevole internazionale, nel caso il Wall Strett Journal, del fatto che «ho pagato le tangenti e lo rifarei» e a nessuno è mai venuto in mente di perseguire e cacciare e interdire dalla vita pubblica uno che ha fatto pubblico vanto di corruzione e, insieme, rivendicato con orgoglio che «senza i miei giornali la sinistra non sarebbe andata al governo».

Si vuole evitare di spiegare perché solo in Italia l’informazione è legata a doppio filo con la magistratura politicizzata al punto che per vent’anni i due poteri hanno marciato insieme violando sistematicamente il diritto alla difesa degli imputati, propalando dagli uffici dei procuratori carte utili alla gogna e ai processi sommari dei sottoposti a indagini, pubblicato carte sotto segreto istruttorio e sputtanato le persone vomitando in pubblico intercettazioni utili soltanto a distruggere il volto e la reputazione degli indagati, molti dei quali finiranno assolti e, grazie a questo stato presunto di diritto, comunque morti alla vita politica e civile.
E si potrebbe continuare nell’elenco, solo che Ezio Mauro e il modello di giornalismo che egli rappresenta con tanta piccata presunzione, non sa, non vuole sapere, la pura, semplice, maledetta verità.

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