Berlusconi espulso dal parlamento? Decisione rinviata a “data da destinarsi”. Pd spaccato. Renzi: «Ce ne accorgiamo ora?»

Il voto per il presidente della Giunta delle elezioni e delle immunità del senato è stato rimandato. I senatori Pd sono divisi anche sull’ineleggibilità di Berlusconi sollevata dal Movimento 5 Stelle

Berlusconi ineleggibile? Per ora la decisione è rimandata. Gli otto senatori Pd della Giunta delle elezioni e delle immunità a cui è affidata la sorte, non solo del leader del Pdl, ma della legislatura e del governo sono divisi e non riescono a trovare un accordo. Insieme ad altri quindici colleghi dovranno scegliere il presidente della giunta, e in seguito valutare se Silvio Berlusconi può fare parte del parlamento italiano oppure deve essere “dimesso“.

LA SCELTA DEL PRESIDENTE. Per capire se è lecito prospettarsi l’espulsione di Berlusconi dal parlamento, che può essere decisa dalla giunta a maggioranza di centrosinistra, bisognerà aspettare gli esiti delle votazioni per il presidente, rinviati a data da destinarsi, come dichiarato dal vicepresidente del Senato, Linda Lanzillotta. È il presidente della giunta, infatti, a stabilire l’iter delle procedure, i modi e i tempi per attuarle. Roberto Volpe (Lega Nord), candidato della minoranza di centrodestra, sarebbe favorevole a Berlusconi e potrebbe bloccare, qualora fosse eletto, la mozione di ineleggibilità. Se passasse invece uno degli altri candidati di minoranza – Mario Giarrusso (M5S) e Dario Stefano (Sel) – la prospettive per Berlusconi e per la stabilità del governo sarebbero fosche.

BERLUSCONI INELEGGIBILE. La possibilità di espellere Berlusconi dal parlamento risale a una norma del 1957 che dichiara incompatibili alla carica di parlamentari i concessionari pubblici (anche televisivi). Fino ad oggi, non è mai stata applicata sul leader del Pdl, che pure non è ufficialmente alla guida delle aziende di famiglia (eccetto per la presidenza onoraria del Milan). La questione è stata sollevata più volte, da vent’anni, e ultimamente dal Movimento 5 Stelle e da una petizione lanciata su Repubblica, firmata anche da Stefano Rodotà. Se il partito guidato “transitoriamente” da Guglielmo Epifani non voterà compatto e dovesse scegliere un altro presidente, e poi votasse con Sel e Movimento 5 Stelle sull’ineleggibilità dell’elezione leader di centrodestra, l’Italia sarebbe gettata nello scompiglio.

DICHIARAZIONI. Il Pd è spaccato. Da una parte c’è il capogruppo al Senato, Luigi Zanda, che all’Avvenire spiega che «secondo la legge italiana Silvio Berlusconi, in quanto concessionario, non è eleggibile». Dall’altra il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, che avverte Zanda: «Te ne accorgi ora che fa politica da 19 anni? Se vuoi vincere le elezioni non puoi squalificare gli altri». Nonostante le preoccupazioni delle “colombe”, e del governo, però, i parlamentari del Pd potrebbero esprimere un voto “anarchico”. A differenza di quanto accadde per cinque votazioni consecutive, a partire dal 1994, nelle quali il leader del Pdl è sempre stato dichiarato eleggibile, anche dal centrosinistra, stavolta, avverte Concetto Vecchio sul blog di Repubblica, «il Pd si ritrova, nel campo dell’antiberlusconismo, con un competitor fortissimo», «un concorrente che ha addirittura il 25 per cento», e potrebbe decidere di agire diversamente. Non sembrano confortanti, le esternazioni del senatore e membro della giunta, Felice Casson (Pd), già dissidente sulla nomina di Nitto Palma a presidente in Commissione Giustizia, che ha ipotizzato di votare contro il candidato della Lega. Sull’ineleggibilità di Berlusconi, il suo commento è stato: «Vedremo con che argomenti e con quali leggi si difenderà».