Benedetto XVI: «Fedeltà dei coniugi è testimonianza dell’amore di Cristo»

Nell’Udienza generale di papa Benedetto XVI ha ripercorso i temi principali affrontati nel suo viaggio in Croazia: «Purtroppo si constata il moltiplicarsi delle separazioni e dei divorzi, la fedeltà dei coniugi è diventata di per se stessa una testimonianza significativa dell’amore di Cristo»

L’Europa si fondi sui valori etici radicati nella natura umana e illuminati dall’apertura a Dio. Questo il messaggio di Benedetto XVI che nella catechesi di oggi ha voluto ripercorrere le tappe del suo viaggio apostolico in Croazia del 4 e 5 giugno scorsi.

«Insieme a Cristo – ha detto il Papa – è stato il motto della mia visita», un motto che «esprime l’esperienza di ritrovarsi tutti uniti nel nome di Cristo, l’esperienza dell’essere Chiesa. In «questo caso» però il motto faceva anche «particolare riferimento alla famiglia». L’intento di Ratzinger era infatti quello di seguire il Magistero di Giovanni Paolo II, che visitando tre volte la Croazia diede «grande risalto al ruolo della famiglia nella Chiesa». Inoltre, il Papa ha voluto chiarire che «nell’Europa di oggi, le nazioni di solida tradizione cristiana hanno una speciale responsabilità nel difendere e promuovere il valore della famiglia fondata sul matrimonio, che rimane comunque decisiva sia nel campo educativo sia in quello sociale».

Il Papa ha ribadito poi che in un mondo in cui «purtroppo si constata il moltiplicarsi delle separazioni e dei divorzi, la fedeltà dei coniugi è diventata di per se stessa una testimonianza significativa dell’amore di Cristo, che permette di vivere il matrimonio per quello che è, cioè l’unione di un uomo e una donna che, con la grazia di Cristo, si amano e si aiutano per tutta la vita, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia». Questa testimonianza è importantissima anche per l’educazione delle generazioni d’Europa. Infatti, ha proseguito Benedetto XVI, «da essa i figli apprendono senza parole che Dio è amore fedele, paziente, rispettoso, generoso», in un tipo di fedeltà impossibile «senza la grazia di Dio». Questo quanto ribadito nella Santa Messa di domenica. Mentre sabato notte durante la veglia con i giovani il Santo Padre si è rivolto loro per «ripetere la domanda che Gesù fece ai discepoli: “Che cosa cercate?”, ma ho detto loro che Dio li cerca prima e più di quanto essi stessi cerchino Lui». «E’ questa – ha incalzato il Papa – la gioia della fede: scoprire che Dio ci ama per primo!».

Molto significativo, ha infine ricordato il Papa, «è stato l’incontro con esponenti della società civile, del mondo politico, accademico, culturale e imprenditoriale, con il corpo diplomatico e con i leaders religiosi». In questo contesto il Pontefice ha ricordato a tutti «la grande tradizione culturale croata, inseparabile dalla sua storia di fede e dalla presenza viva della Chiesa». E qui che «ancora una volta è apparsa evidente a tutti noi la più profonda vocazione dell’Europa, che è quella di custodire e rinnovare un umanesimo che ha radici cristiane e che si può definire cattolico, cioè universale ed integrante. Un umanesimo che pone al centro la coscienza dell’uomo, la sua apertura trascendente e al tempo stesso la sua realtà storica, capace di ispirare progetti politici diversificati ma convergenti alla costruzione di una democrazia sostanziale». Una democrazia che, ha proseguito Benedetto XVI, in quest’ottica sarà «fondata sui valori etici radicati nella stessa natura umana».