Befera: «Il legislatore ci dia una mano per andare incontro agli evasori “buoni”»

Il direttore dell’Agenzia delle Entrate e presidente Equitalia si “confessa” a Tempi. «Occorre semplificare il fisco e abbassare la pressione fiscale»

Il direttore dell’Agenzia delle Entrate e presidente Equitalia Attilio Befera si “confessa” al settimanale Tempi (nel numero in edicola da giovedì 4 aprile), ammette alcuni limiti della cosiddetta “guerra all’evasione” e auspica “riforma del fisco” e “abbassamento della pressione fiscale”.

È un “capo esattore” dal “volto umano” quello che emerge dall’intervista. Che accetta la contestazione di essersi un po’ «sovraesposto» nella battaglia lanciata dal governo contro l’evasione (anche se, dice Befera, «solo per far capire che l’evasione è un danno per tutti»). E che ammette: «Poi, diciamo la verità. Nella situazione di crisi in cui siamo, noi oggi stiamo solo limitando l’ulteriore evasione».

«Al di là del recupero diretto dell’evasione fiscale», spiega Befera, lo sforzo dell’Agenzia è infatti «rivolto alla tax compliance, cioè ad ottenere il massimo livello di adempimento spontaneo degli obblighi fiscali». Secondo la stessa Agenzia, però, l’indice di fedeltà fiscale dei contribuenti che aveva subito una costante flessione tra il 2007 e il 2011 (dal 16,4 per cento al 14,7, segno di aumentata fedeltà), nell’ultimo anno ha registrato un netto peggioramento, pesantemente influenzato dall’incremento della pressione fiscale e dalla crisi di liquidità che sta attraversando il paese.

Befera ne prende atto, dice che «c’è bisogno di una legislazione semplice, con norme caratterizzate da stabilità e certezza»e auspica interventi del parlamento perché «la riforma del fisco e l’abbassamento della pressione fiscale sono problemi del legislatore».

In proposito dichiara che «personalmente le considero riforme urgenti anche per costruire un rapporto leale e sereno tra fisco e contribuenti. Non solo. Sappiamo bene che oltre agli alti livelli di fiscalità i contribuenti soffrono per un sistema tributario molto complesso. Che è diventato un guazzabuglio con le manovre finanziarie che si sono accumulate negli anni. Perciò sarebbe necessario mettere mano anche alla riforma del Testo unico delle imposte sui redditi (Tuir)».

Quanto alla fama di cui gode Equitalia, Befera registra «un risentimento generalizzato. Comprensibile. Ma ingiustificato». E a chi ne propone l’abolizione Befera risponde: «Quel qualcuno dimentica che una società di riscossione privata come Tributi Italia, tra le più grandi, faceva pagare ai cittadini un aggio di circa il 30 per cento, contro l’8 di Equitalia, e ha creato un buco di più di 100 milioni di euro nei bilanci di 400 Comuni».

Davanti all’obiezione sul moltiplicarsi degli accertamenti presuntivi – redditometro, studi di settore, anagrafe fiscale – Befera replica che «le tasse bisogna pagarle. Punto». Ma apre agli “evasori buoni”. «Semmai il problema è che ci sono due tipi di evasori: quelli che non dichiarano. E quelli che, invece, dichiarano ma non versano le imposte dovute perché si trovano in obiettive difficoltà economiche. Ammetto che oggi non facciamo distinzioni, diciamo così, tra “evasori cattivi” ed “evasori buoni”. E forse qui il legislatore potrebbe darci una mano. Ma noi non possiamo usare discrezionalità. Servono leggi e direttive ad hoc».

Quanto alla deriva giudiziaria del fisco, Befera prende una chiara posizione a favore dei contribuenti: «Ammetto che la sede penale risulti talora controproducente e anacronistica. E ammetto anche l’eccessivo zelo di alcuni uffici. Si intasano i tribunali con procedimenti che poi si risolvono – o non si risolvono – negoziando con i soggetti in questione. Però non le scriviamo noi le leggi e i magistrati sono soggetti alla norma dell’obbligo dell’azione penale. Noi dobbiamo segnalare le infrazioni e le procure sono obbligate ad aprire fascicoli che andranno a intasare i già intasati uffici giudiziari».