Contri (Pubblicità Progresso): «La “famiglia Mulino bianco” esiste. Rappresentarla è un peccato?»

«Ci sarà pure un 90 per cento di coppie fatte da un uomo e una donna? E allora possiamo crocifiggere Barilla che dice “a loro noi ci rivolgiamo?”»

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Alberto Contri, presidente di Pubblicità Progresso e docente di Comunicazione sociale allo Iulm, in una intervista a Lucia Bellaspiga pubblicata oggi da Avvenire, concede una dose di ragione alla presidente della Camera Laura Boldrini, che nei giorni scorsi si è scagliata contro gli stereotipi femminili e familiari trasmessi dalla pubblicità. «La battaglia contro gli stereotipi è sacrosanta», dice Contri. «Una società moderna si deve evolvere e una donna spogliata per reclamizzare una colla o un’auto va contro la decenza». Occorre però stare attenti a non «cadere nello stereotipo opposto, del tutto distante poi da quella che è la realtà di tutti i giorni».

COSA C’ENTRA IL FEMMINICIDIO? In fondo – è il ragionamento di Contri – le casalinghe che tanto scandalizzano la Boldrini esistono, così come esistono le mamme che semplicemente cucinano per la famiglia. È perciò sbagliato stigmatizzare le aziende che le scelgono come testimonial delle loro pubblicità, dal momento che «lo spot, per sua stessa natura, non può anticipare il sentire della gente perché non verrebbe capito», ma semplicemente «acchiappa un fenomeno già pubblico e lo rilancia». Infatti non è vero che all’estero nessuno fa pubblicità con le famigliole felici, come sostiene la Boldrini: «Al più è il contrario. La Boldrini dovrebbe andare al Festival di Cannes delle pubblicità e si renderebbe conto».
Completamente sbagliato secondo Contri è incolpare i creativi italiani di tutti i mali che riguardano le donne: «Sparare tout court sulla donna nella pubblicità come fa la terza carica dello Stato è semplicistico e fuorviante. Non è Miss Italia o la pubblicità del rossetto a portare ai femminicidi», il problema è soprattutto educativo.

«LO SPOT DEVE FAR SOGNARE». Discorso analogo vale per il caso Barilla. «La tanto vituperata famigliola sempre felice non descrive tutte le situazioni esistenti, ma lo stesso avviene per ogni spot, che per definizione ti deve far sognare… Certo per vendere la pasta non metti due coniugi che litigano separandosi», fa notare Contri. In Italia «ci sarà pure un 90 per cento di coppie fatte da un uomo e una donna? E allora possiamo crocifiggere Barilla che dice “a loro noi ci rivolgiamo?”».
Nonostante le presunte “conquiste civili” degli altri paesi in tema di coppie lgbt, magari in Italia esiste ancora qualcuno che sogna un modello di «famiglia classica», come l’ha chiamata Guido Barilla nella sua intervista alla Zanzara. Quel modello si può ancora comunicare – domanda provocatoriamente il presidente di Pubblicità Progresso – oppure «rappresentarlo è un peccato?».

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