Bankitalia: Le tasse sul lavoro frenano crescita e competitività dell’industria

I dati dello studio dell’istituto di Palazzo Koch sul sistema industriale italiano tra globalizzazione e crisi

In Italia le tasse elevate tolgono il fiato alla crescita e alla competitività. Lo ha detto la Banca d’Italia. Non è dunque il costo del lavoro in sé a frenare la competitività delle imprese italiane, bensì il peso del fisco unitamente agli alti costi dell’energia. Il costo del lavoro, infatti, spiega uno studio di Palazzo Koch ripreso oggi dal Corriere della Sera, «se valutato al netto della tassazione, non risulta un fattore di freno primario per la competitività delle imprese italiane», mentre sono in realtà «i costi dell’energia e una pressione fiscale molto elevata sull’economia regolare a rendere più difficile alle imprese competere».
Le tasse sul lavoro, in Italia, pesano per il 42,6 per cento sullo stipendio, più che in Francia (41), Germania (37,4), Spagna (33) e Regno Unito (25,7) e più della media dell’area Euro, che è pari al 34 per cento.

CRISI. Ma l’industria italiana è in crisi dagli anni Novanta, se si eccettua il comparto edile, e gli ultimi anni hanno solo aggravato una situazione già non troppo rosea: «Il tessile e le calzature – spiega il Corriere – hanno mostrato dall’aprile 2008 un calo del 30,7 per cento e del 39,3 per cento, ma se si risale alla seconda metà degli anni Novanta il calo è del 50/70 per cento». E oggi l’industria italiana, con 257 miliardi di euro di valore aggiunto prodotti e un’occupazione di 4,7 milioni di addetti, rappresenta oggi meno del 20 per cento del valore aggiunto e dell’occupazione complessiva.