Da Zerocalcare a Trump passando per Meloni e Landini. Il mondo visto da Osho
«Se Zerocalacare non era già ricco e famoso, a “Più libri più liberi” c’annava pure se c’era Goebbels». Non fa una grinza la battuta di Federico Palmaroli, autore di satira famoso per “Le più belle frasi di Osho”, a commento dell’ennesima e stucchevole polemica di scrittori e sedicenti intellettuali di sinistra contrari alla presenza di una casa editrice accusata di pubblicare autori neofascisti alla fiera della piccola e media editoria in corso a Roma.
Il fumettista romano talmente antagonista da essere diventato mainstream ha cancellato la sua partecipazione alla kermesse – ormai è un vizio – che osa ospitare l’editore Passaggio nel bosco. «Meglio così», dice Palmaroli a Tempi, spiegando che «è un peccato, ma non si possono fare passi indietro», altrimenti si normalizza il fatto che un gruppo di persone decida arbitrariamente chi può partecipare o meno a un evento culturale. «È paradossale che in una manifestazione che si chiama “più liberi” qualcuno voglia impedire a una casa editrice di pagarsi uno stand per vendere libri».
Non è una novità, se qualcuno esprime idee di destra la sinistra reagisce pavlovianamente urlando al pericolo fascismo, «perché questi col fascismo ce magnano, dato che pensano di essere gli unici a poterne parlare. Io credo che a questo clima contribuisca molto il fatto che la destra è al governo: prima un certo pensiero era “tollerato”, ora meno». Con una differenza, fa notare Palmaroli: «L’estrema sinistra, anche quella violenta, è vicina alle posizioni di parte del Campo largo, le organizzazioni di estrema destra non sono amiche del governo, e comunque se scendono in piazza fanno molto meno casino. Onestamente non vedo pericoli fascisti alla fiera romana, soprattutto se si tratta idee espresse nei libri».

Trump “americano a Roma”
Libri di vignette ne ha pubblicati diversi anche lui, e non fa eccezione quest’anno: «Salvo il problema del regalo di Natale con un’idea che fa fine e non impegna», scherza in questi giorni quando parla di “Awanagana” – Cronaca surreale di un mondo reale, da poco uscito per Rai Libri. È la raccolta delle più belle vignette dell’ultimo anno, da settembre 2024 a ottobre 2025, con cui l’autore di satira del Tempo (e ospite fisso alla festa di Tempi a Caorle) fa dire ai protagonisti della politica italiani e mondiali quello che “pensano davvero”.

In copertina c’è Donald Trump, e il titolo è un omaggio all’Alberto Sordi di Un americano a Roma. «Trump è senza dubbio il personaggio dell’anno, nel bene e nel male, e dato che io faccio parlare i personaggi in romanesco era inevitabile l’associazione con Albertone. Trump ha fagocitato il dibattito e offre un sacco di spunti di satira, anche se io mi sento orfano di Joe Biden: lui era un personaggio da copertina, uno dei miei preferiti, il suo era un filone comico interessante».
«Difficile fare satira su Gaza»
Non si può più contare su Sleepy Joe, ma «per fortuna ha vinto Trump, Kamala Harris non avrebbe dato gli stessi spunti». Dopo i premier italiani, Elly Schlein e il Papa, un leader politico straniero in copertina. «Sì, e sono contento di essere uscito dalla politica nazionale: il governo ormai regala pochi contrasti, il centrosinistra è noioso perché fanno finta di andare d’accordo». Non c’è ciccia, o quasi. «Io poi vivo di quello che i media riportano», sottolinea Palmaroli, «e per mesi hanno parlato solo di Gaza, o dei dazi». Nel libro ci sono molte vignette sui dazi, praticamente nessuna su Gaza. «È complicato fare satira sulle notizie che arrivano da là, si può scherzare magari sulla Flotilla – e l’ho fatto – sul resto no». Più facile farlo sull’Ucraina, dice, «Netanyahu è poco “spendibile” a livello di vignetta», Zelensky e Putin hanno più contesti in cui vengono fotografati.
«Mi manca Biden. Spero che Di Maio torni»
Sfogliando “Awanagana” tornano in mente episodi e personaggi che sembrano lontanissimi nel tempo – uno di questi è proprio Biden – e altri che Palmaroli vorrebbe tornassero a far parlare di sé: «Una vignetta su Di Maio ci vuole sempre: nessuna sa cosa sta facendo, la stampa lo ignora, il Medio Oriente non se la passa proprio benissimo… Spero torni in Italia a darmi di nuovo soddisfazioni». Ci sono un po’ di vignette su Papa Francesco, protagonista della copertina di un anno fa, solo una su Leone XIV: «Prevost non riesco ancora a inquadrarlo comicamente», dice, «Papa Francesco da subito è stato un papa innovativo, che faceva discutere, per questo satirizzabile. Leone non ha aperto né ai gay né ai trans, non dà ancora spunti. L’unica cosa che si sa è che romanista… potrei prenderlo in giro per questo forse», scherza il laziale Palmaroli.

Dichiaratamente di destra da tempi in cui non era ancora così “di moda”, l’autore delle più belle frasi di Osho è apprezzato in modo bipartisan per la sua capacità di sdrammatizzare e far “dire” ai protagonisti della politica cose che non hanno mai detto ma che sembrano più che credibili.
«Putin, che se dice?». «Se combatte, dai»
«Vedrai che se la so’ presa perché lo abbiamo rimpatriato in un Paese non sicuro», dice Meloni a Nordio parlando degli attacchi al governo sul caso Al-Masri. «Sì, ma sa che è pe’ quello», risponde il ministro. «Donald scusa, poi me li giri gli accordi di pace? Giusto pe’ curiosità», dice Zelensky al telefono quando Usa e Russia lavorano a un trattato senza coinvolgere Kiev. «Finalmente… non ne potevo più de metteme quaa robaccia de bigiotteria», dice un anonimo monsignore con croce d’oro al collo dopo la morte di papa Francesco.

«Donald, scusa, er pecorino a quanto lo mettemo?», chiede un impiegato del supermercato che fa i prezzi nei giorni in cui Trump annuncia i dazi. «A bello, allora? Come stai? Che se dice?», chiede il presidente Usa incontrando Putin in Alaska. «Se combatte, dai», risponde lo zar. «Venerdì prossimo contro che scioperamo?», chiedono a Landini durante un corteo. «Boh… quarcosa se ‘nventeremo», replica il leader della Cgil, a cui in un’altra vignetta qualcuno chiede un selfie perché «mi moje nun ce crede che ogni venerdì ce sta sciopero». «Oh cazzo, s’è cancellato pure Piero Pelù», dice un preoccupato Elon Musk quando un po’ di “vip” italiani hanno annunciato la loro cancellazione di Twitter in polemica con lui.

Le incursioni di Osho nella cronaca
Non c’è in “Awanagana” ma merita una citazione la prima delle vignette natalizie di quest’anno, con Giuseppe che, nel presepe, dice a Maria: «Poi damo ‘na pulita a sta grotta che se arivano i servizi sociali ce levano er ragazzino». Predilige la satira politica, Palmaroli, ma quando fa incursioni nella cronaca come nel caso della “famiglia nel bosco” le azzecca sempre: «Alcune vicende sono come una liberazione, come la storia della kiss cam dei Colplay che ha beccato i due amanti: in quei casi mi scateno, e mi piace fare i “crossover” tra storie diverse».

La satira? «Più difficile da censurare»
E il 2026 darà soddisfazioni? «Penso di sì: andiamo verso il referendum sulla giustizia, le politiche non sono lontane e la campagna elettorale inizia presto, c’è il tema della leadership del centrosinistra… e ovviamente Trump che impazza». Ma la satira come sta? Bene, dice “Osho”, «il politicamente corretto non è più un limite ma uno spunto per riderne», e soprattutto oggi chi fa satira è difficile da censurare: «Una volta dovevi avere un giornale che ti pubblicasse se volevi farla, oggi hai i social con cui uno sbocco si trova sempre». Parola di chi proprio dai social è partito prima di arrivare in prima pagina. E in libreria.

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