Austria, nuova legge sull’islam: prediche in moschea in tedesco e no ai finanziamenti dall’estero

Vienna modifica la legge del 1912 sull’islam per non diventare un covo di terroristi. Ai musulmani più diritti, ma anche nuovi doveri

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Era il 15 luglio 1912 quando l’Impero austro-ungarico approvò l’Islamgesetz, la legge che riconosce ai cittadini di religione musulmana lo status di comunità religiosa, al pari dei cristiani. Quella legge, ereditata da Vienna e leggermente modificata solo una volta nel 1988, è stata rinnovata il 25 febbraio per venire incontro ai crescenti problemi dell’Austria.

ANNESSIONE DELLA BOSNIA. Il provvedimento del 1912, che ha fatto dell’Austria il faro dell’integrazione religiosa europea, si deve all’occupazione della Bosnia-Erzegovina da parte dell’Impero nel 1878 e alla sua annessione nel 1908. Di conseguenza, infatti, gli austro-ungarici si ritrovarono con 600 mila nuovi sudditi di fede islamica, da aggiungere ai circa 900 musulmani già presenti a Vienna. L’islamgesetz regolarizzò il culto islamico, garantendo tutela e libertà religiosa ai musulmani.

islam-austria-screenshotPOLEMICHE E ACCUSE. La nuova legge è stata accusata di essere discriminatoria, di mettere aprioristicamente i musulmani in cattiva luce, come se fossero potenzialmente pericolosi, e di «far tornare indietro il paese di 100 anni». Soprattutto per il divieto alle organizzazioni islamiche locali di ricevere fondi dall’estero. Le cose non stanno però proprio così, non tutte le comunità musulmane si sono lamentate delle nuove norme e se l’Integrationsminister austriaco, Sebastian Kurz (foto in basso a destra), ha sentito il bisogno di «ridurre l’influenza politica e il controllo dall’esterno» sull’islam locale, un motivo c’è.

MUSULMANI CRESCONO. Il numero dei musulmani in Austria è aumentato negli anni. Secondo il censimento della popolazione del 1971, erano 22.267 (0,3% della popolazione). Nel 1981 il loro numero è triplicato, passando a 76.939 (1%), nel 1991 è raddoppiato fino a 158.776 (2%) e nel 2001 si è registrato un ulteriore raddoppio fino a 338.988 (4,2%). Ad oggi, sarebbero circa 560 mila, pari al 6% della popolazione. Di questi una parte resta composta da immigrati, provenienti soprattutto dalla Turchia, seguita da Bosnia, Serbia e Iran. La comunità è servita ufficialmente da circa 300 imam, dei quali 65 attualmente dipendono e sono stipendiati dalla Turchia.

AUSTRIACI CON L’ISIS. La nuova legge è stata annunciata nell’ottobre del 2014, dopo che era stato lanciato un allarme sul numero di austriaci presenti in Siria e Iraq per combattere tra le fila dello Stato islamico o di altri gruppi islamisti. Attualmente, secondo Karl-Heinz Grundböck, portavoce del ministro degli Interni, «circa 150 austriaci combattono in Siria. Più di 60 sono invece quelli tornati dalla Siria». Un numero molto alto, se si pensa che l’Austria ha una popolazione di appena 8,5 milioni di abitanti. Sempre nel 2014, inoltre, l’organo preposto a fronteggiare il terrorismo in Austria, aveva lanciato questo allarme: «Vienna attrae combattenti stranieri da tutta Europa».

islam-austria-screenshot1«MORIRE PER ALLAH». Ad aprile, si è scoperto che le giovani Samra Kesinovic e Sabina Selimovic, rispettivamente 15 e 17 anni, si trovavano a Raqqa «per servire Allah e morire per lui. Smettete quindi di cercarci». Le due giovani sono state radicalizzate in una moschea austriaca. Mohammed Mahmoud, predicatore austriaco islamico attualmente residente a Raqqa, da dove ha realizzato un video nel quale brucia il passaporto austriaco, è considerato addirittura uno dei fondatori dello Stato islamico.

«CENTRO DI RECLUTAMENTO». A ottobre, il 14enne Merktan ha ricevuto un’offerta di 25 mila dollari da parte dell’Isis per compiere attentati a Vienna. Il figlio di immigrati turchi è stato arrestato dopo aver scaricato da internet istruzioni su come assemblare esplosivi e dopo aver dato prova di voler compiere un attentato nella capitale alla stazione ferroviaria più grande di tutta l’Austria: Wien Westbahnhof. Ad agosto sono stati arrestati nove ceceni, che avevano tentato di recarsi in Siria per unirsi allo Stato islamico.
Secondo un ex analista dell’intelligence americana, John Schindler, «Vienna è servita di fatto come base per gli estremisti islamici di tutto il sud-est europeo. Grazie alle leggi austriache, è diventato un posto per reclutare e radicalizzare jihadisti, raccogliere e nascondere fondi per il terrorismo». Come se non bastasse, a Vienna circola un diffuso sostegno per i terroristi palestinesi di Hamas. L’anno scorso, il predicatore musulmano liberale Adnan Ibrahim ha condannato lo Stato islamico, ma ha esaltato Hamas per l’uccisione di «infedeli».

islam-austria-kurtz-screenshot1NUOVE REGOLE. Per tutti questi motivi, il governo austriaco prepara da tre anni insieme alla comunità islamica una nuova legge. Questa offre nuovi diritti ai musulmani, imponendo però alcune regole. Per promuovere un «islam europeo», la legge proibisce alle organizzazioni religiose di ricevere finanziamenti e fondi dall’estero, così come vieta agli imam di essere stipendiati da paesi stranieri. Nelle moschee si dovrà parlare tedesco, e non arabo, e gli imam dovranno compiere gli studi teologici all’Università di Vienna. Presso l’ateneo verrà istituita una cattedra di teologia islamica, composta da sei docenti, per la nomina dei quali le comunità islamiche dovranno essere consultate. La legge dello Stato dovrà sempre essere osservata, qualora entri in contrasto con le tradizioni religiose.

NUOVI DIRITTI. Per quanto concerne l’alimentazione, si terrà conto delle particolari prescrizioni, vigenti per i musulmani, in scuole, ospedali, carceri e caserme. Inoltre, verranno riconosciute alcune festività (tre dei sunniti e cinque degli aleviti). Queste potranno essere oggetto di contrattazione in sede di futuri accordi sindacali. La comunità alevita si è detta soddisfatta del risultato finale, al contrario di quella sunnita, che ha protestato, soprattutto per l’impedimento di ricevere fondi dall’estero (Turchia in primis). La legge sembra però più equilibrata di quanto scritto da tanti giornali e potrebbe essere presa ad esempio da molti paesi europei.

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