Aumento Iva, la copertura ci sarebbe: «Basta che lo Stato sblocchi 7 miliardi di arretrati alle imprese»

La proposta della Cgia Mestre per scongiurare il balzo dell’imposta: saldare i debiti della pubblica amministrazione e raccogliere l’extra gettito

Secondo il sottosegretario all’Economia Pierpaolo Baretta c’è il cinquanta per cento delle possibilità che l’aumento dell’Iva dal 21 al 22 per cento possa scattare a ottobre. Baretta, intervenendo ai microfoni di Radio1 Rai, ha anche detto che il governo è impegnato a reperire 5 miliardi di euro: oltre che per scongiurare il balzo dell’Iva, servono per garantire la copertura dell’abolizione della seconda rata Imu e il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali e delle missioni di pace all’estero.

LA STATO PAGHI I SUOI DEBITI. Ma una soluzione per evitare l’aumento dell’Iva che tanto preoccupa entrambi gli schieramenti, da Renato Brunetta fino a Stefano Fassina, ci sarebbe. A individuarla è la Cgia di Mestre: basterebbe che lo Stato pagasse una nuova tranche di debiti della pubblica amministrazione per ulteriori 7 miliardi di euro, pari all’ammontare finora versato nelle casse delle imprese creditrici, su un totale che sfiora i 90 miliardi di euro. Dal pagamento di questa tranche, infatti, deriverebbe per l’erario giusto un miliardo di euro di gettito extra, sufficiente a coprire il temuto punto percentuale di Iva.

NESSUN PROBLEMA DI DEFICIT. «Questa proposta – ha dichiarato Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre – permetterebbe da un lato di accelerare lo sblocco dei pagamenti e ridare un po’ di ossigeno alle imprese; dall’altro, grazie al gettito Iva generato da questa operazione, eviterebbe l’aumento dell’imposta sul valore aggiunto almeno per l’anno in corso, consentendo alle famiglie di non subire un’ulteriore stangata fiscale». L’ulteriore sblocco dei pagamenti, inoltre, «così come riportato nelle relazioni tecniche al decreto, non comporterebbe nessun problema ai nostri conti pubblici, visto che inciderebbe solo sul debito e non sul deficit», garantendo così il rispetto del tetto del 3 per cento che ci chiede Bruxelles.

UN TESORETTO DI ALTRI 10 MILIARDI. Per Bortolussi, infine, ci sarebbe anche una soluzione per evitare l’aumento dell’Iva nel 2014. «L’uscita dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo – spiega infatti il numero uno della Cgia di Mestre – dovrebbe consentire al nostro Paese di dedurre i cofinanziamenti interni dall’utilizzo dei fondi strutturali. Grazie al fatto di aver centrato questo obbiettivo, l’Italia dovrebbe avere a disposizione tra i 10 e i 12 miliardi di euro all’anno in più».