Un bacio saffico! No, di gioia. Quando c’è di mezzo l’omofobia il rilevatore del politicamente corretto va in tilt

Il giornalista collettivo si accoda all’ultima moda agostana: civilizzare la Russia insegnandole i costumi sessuali occidentali, nonché la pratica di trasformare un campionato mondiale di atletica in un’occupazione in un liceo di sinistra

«Il rilevatore del politicamente corretto era andato in tilt: si baciano sulla bocca! Tatyana Firova e Kseniya Ryzhova, due delle atlete russe vincitrici della staffetta 4X400 ai mondiali di Mosca, con la medaglia d’oro al petto, si erano scambiate “il bacio delle polemiche”, come l’avevano battezzato quasi tutti i media occidentali: quell’effusione era senz’altro un gesto di ribellione contro la legge anti-gay dello zar Putin». Inizia così oggi su Libero un articolo di Giordano Tedoldi che prende in giro il tic del giornalismo politicamente corretto che ha voluto vedere nel «bacio di gioia» (come poi lo hanno definito loro stesse), un «bacio saffico» dal valore politico, in opposizione alle leggi russe.

L’ULTIMA MODA AGOSTANA. Eppure i nostri media hanno molto calcato la mano sul bacio fra le due atlete, anche per rinfocolare la polemica dopo le dichiarazioni – poi ritrattate – della campionessa di salto in alto Elena Isinbayeva, che aveva difeso i provvedimenti “omofobi” della Russia. «E qui casca l’asino – commenta Tedoldi -, cioè il profeta dei diritti umani in servizio effettivo permanente, quello che se non mette in riga un dittatore al giorno non va a dormire sereno. Per lui lo sport non è competizione, vittoria, gioia. Lui è seduto sempre sulle gradinate dello stadio delle Olimpiadi di Città del Messico, nel 1968, quando Tommie Smith e John Carlos ricevettero le medaglie alzando i pugni guantati di nero in solidarietà con le lotte delle Black Panthers per i diritti degli afro-americani. Se due russi dello stesso sesso si baciano in bocca, come fanno tradizionalmente da che Russia è Russia, la sua memoria non va a Breznev che bacia Honecker, immortalati anche da un dipinto di Dmitri Vrubel sul muro di Berlino (quello sì un atto di protesta, ma contro l’abbraccio mortale tra Urss e Ddr, non a favore dei gay…) macché, lui si accoda all’ultima moda agostana: civilizzare la Russia insegnandole i costumi sessuali occidentali, nonché la pratica di trasformare un campionato mondiale di atletica in un’occupazione in un liceo di sinistra. A dire la verità, l’indignato sportivo anti-Putin aveva avuto una vaga reminiscenza di quei baci tra uomini nell’est europeo, ma scambiati tra due donne, quali sono inoppugnabilmente Tatyana e Kseniya, e per giunta belle, ben più attraenti delle cariatidi disseminate nello spettrale socialismo reale, la cosa gli giungeva del tutto nuova. Doveva esserci un collegamento tra la loro avvenenza, il gesto saffico, la vittoria della medaglia d’oro, le leggi anti-gay e Putin. Non c’era, ma per lui doveva esserci. Poco importa che quel bacio era alquanto pudico per essere decodificato come un attacco alla legge omofoba. Le labbra si sfiorano appena e in precedenza, a fine corsa, le due atlete si erano già baciate, ma sulla guancia. In definitiva, per puntellare la teoria di un’eclatante protesta c’erano solo questi tre elementi: un bacio sulla guancia, un mezzo bacio sulle labbra, e la stupidaggine di chi vede dietro ogni atto un intento politico, l’innesco di una protesta, la cannonata della rivoluzione. Invece, tutto era più piccolo, più bello, più normale, meno isterico, e meno provinciale. Era solo un bacio di gioia».

SOLO IL PRIMO POSTO. «Non un calcolo a lungo termine sugli orizzonti politici della Russia – conclude il giornalista -, ma un atto di respiro cortissimo, istintivo, per festeggiare la vittoria di una banale medaglia d’oro. Lo so, è una delusione, passare dal cielo stellato dell’impegno politico a fianco dei senza diritti, per scendere sulla pista d’atletica di una staffetta, sia pure ai campionati del mondo. Niente altruismo, solo l’egoismo di festeggiare il primo posto, con un gesto tanto naturale a un russo, quanto a noi sembra malizioso»