L’Argentina rischia di nuovo il fallimento finanziario per due hedge fund. Gli errori di Cristina Kirchner

La Corte suprema americana ha stabilito che l’Argentina deve rimborsare due hedge fund che avevano acquistato titoli di Stato prima del fallimento del paese nel 2001. Ora anche gli altri creditori potrebbero farsi avanti

Ora l’Argentina rischia davvero il tracollo e il fallimento come nel 2001. La Corte suprema degli Stati Uniti ha decretato che il paese guidato dalla vedova Kirchner, Cristina Fernandez, dovrà rimborsare due hedge fund americani con 1,5 miliardi di dollari, una decisione che potrebbe avere un disastroso effetto a catena.

SENTENZA DISASTROSA. Dopo il fallimento, nel 2005 e 2010 l’Argentina ha trovato un accordo con quasi tutti i suoi creditori privati per ristrutturare il suo debito: il 93 per cento dei creditori aveva accettato di vedersi rimborsare solo il 30 per cento del valore dei titoli di Stato acquistati. Due hedge fund, però, hanno respinto l’accordo e sono ricorsi in appello a New York, dove un giudice ha dato loro ragione nel 2013. L’Argentina aveva quindi fatto ricorso alla Corte suprema americana, che però non ha voluto sentir ragioni.
Ma secondo il principio per cui tutte le parti devono essere trattate allo stesso modo, scrive il Le Figaro, ora anche i creditori che avevano accettato il vecchio accordo potranno fare ricorso e chiedere di essere rimborsati al 100 per cento.

MILIARDI DI DEBITI. Buenos Aires potrebbe dunque trovarsi a dover sborsare una cifra che va dai 15 ai 20 miliardi di dollari, in un momento in cui le riserve valutarie del paese non superano i 28 miliardi. Se si aggiunge che, come evidenziato in una approfondita analisi di Tempi, il peso argentino ha perso a gennaio il 18,6 per cento del suo valore, dopo avere già perso un altro 33 per cento nel 2013, si capisce come l’Argentina cominci di nuovo a scricchiolare.

DISASTRO KIRCHNER. L’indiziata numero uno del fallimento, neanche a dirlo, è l’arcinemica di papa Francesco Cristina Kirchner: non solo ha mentito sul reale stato dell’inflazione, ha anche razziato e nazionalizzato tutto il possibile (Fondo nazionale pensionistico, compagnie aeree, ferrovie, posta, la società di gestione dei servizi idrici, frequenze radiofoniche) e infine ha assunto il controllo di fatto della Banca centrale, cominciando a stampare carta moneta a suo uso e consumo.
Dulcis in fundo, i mancati investimenti nel settore dell’energia hanno reso l’Argentina, paese produttore di idrocarburi, dipendente da costose importazioni di prodotti raffinati e le sue infrastrutture per la distribuzione fatiscenti. I sussidi e le distribuzioni di risorse a pioggia non hanno poi sconfitto la povertà: 2 milioni di argentini sono indigenti e 10 milioni sono poveri su una popolazione di 41 milioni, secondo uno studio indipendente dell’Università cattolica argentina. La Kirchner ha già annunciato che non si ricandiderà nel 2015, ufficialmente per problemi di salute, di fatto per evitare di doversi fare carico di politiche impopolari di taglio della spesa pubblica.