Anglicani votano per l’ordinazione vescovile delle donne. Molte protestano: «Non siamo d’accordo»

Laici, pastori e vescovi anglicani dovranno approvare con maggioranza dei due terzi la legge, che poi dovrà essere ratificata dal Parlamento inglese e dalla regina. Ma oltre 2.200 donne protestano: «Non è un problema di uguaglianza ma di teologia».

Oggi il Sinodo della Chiesa anglicana voterà su uno dei temi che più hanno diviso le alte cariche della religione di Stato inglese: permettere o meno alle donne di diventare vescovo. Justin Welby, nuova guida degli anglicani, è a favore così come il suo predecessore Roman Williams. Per passare, la decisione deve essere approvata dai due terzi dei membri dei tre rami del Sinodo: i laici, i pastori e i vescovi. C’è grande aspettativa sul dibattito di oggi e secondo i quotidiani inglesi le maggiori resistenze si troverebbero tra i laici, dove molti sono indecisi.

DISCRIMINAZIONE DELLE DONNE. Ogni decisione del Sinodo deve essere ratificata dal Parlamento inglese, prima che la regina, a capo della Chiesa anglicana, dia in ultima istanza il suo assenso. Come dichiarato ieri da Chris Bryant, parlamentare del Labour Party, se il Sinodo non permetterà anche alle donne di diventare vescovo ci sarà battaglia alla Camera: «Se sceglieranno di essere troppo tradizionalisti, la legislazione incontrerà molti problemi», minaccia. «È ora di porre fine all’apartheid dentro la Chiesa di Inghilterra». «Non possono continuare a discriminare le donne» afferma Frank Field, ex ministro del Labour Party. Quello della discriminazione rischia di diventare anche un problema legale, essendo la Chiesa anglicana religione di Stato, le sue scelte devono essere in linea con le leggi inglesi.

MOLTE DONNE NON SONO D’ACCORDO. Ma non tutti sono d’accordo che per la Chiesa anglicana sia un bene compiere un ulteriore passo verso la secolarizzazione. Secondo Susie Leafe, a capo del gruppo “Proper Provision” che rappresenta le donne contrarie all’ordinazione vescovile delle donne, se non verranno prese delle misure che difendono la visione dei tradizionalisti a rimetterci sarà tutta la Chiesa anglicana. «Non sarà certo la fine della Cristianesimo – ha dichiarato – La Chiesa forse crescerà, ma non sarà più la Chiesa d’Inghilterra e causerà un’emorragia di fedeli». Il gruppo ha raccolto 2.200 firme e le ha portate al Sinodo perché si tenga conto della loro opinione.

«NON SIAMO TRADIZIONALISTI». Continua Susie Leafe: «Noi crediamo che uomini e donne siano stati creati uguali da Dio, ma ci sono delle differenze nel ruolo che uomini e donne hanno all’interno della famiglia e nella Chiesa di Dio. Questo non significa essere tradizionalisti, perché molte giovani donne appoggiano la nostra petizione. Non è infatti un problema di uguaglianza, ma di teologia». La richiesta della petizione è che quelle chiese che «non possono accettare questa legislazione abbiano il diritto a un vescovo alternativo, uno che condivida il loro punto di vista teologico su questo problema». Il gruppo “Proper Provision” spera che in questa direzione vengano approvati emendamenti, che però non piaceranno ai parlamentari inglesi.