Anche Bersani ha capito che l’antiberlusconismo non conviene. Ricomincia la politica

Dialogo aperto sulle riforme politiche tra il Pdl e il Pd. Anche Pier Luigi Bersani ha capito che è autolesionistico non parlare con Berlusconi, sostenendo insieme lo stesso governo. Si riapre il cantiere della politica, che sembrava chiuso con la rinuncia dei maggiori partiti a esercitare le funzioni di governo.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

“Pur con molte cautele, alla fine anche Pier Luigi Bersani sembra aver compreso che la pregiudiziale antiberlusconiana, nella nuova situazione politica in cui il suo partito concorre con il Pdl al sostegno del governo, finisce con l’essere autolesionista. Silvio Berlusconi, simmetricamente, se ne era reso conto prima, e aveva aperto a un dialogo sulle riforme politiche anche con il Partito democratico, pur consapevole che questa scelta avrebbe approfondito il solco con la Lega nord” (Foglio, p. 3).

“Ora Bersani reagisce alle intemerate di Antonio Di Pietro, che punta a ingabbiarlo in un antiberlusconismo paralizzante oltreché obsoleto. Così, Bersani alla fine ha dato il suo consenso al confronto sulle riforme istituzionali e sue quella elettorale con il Pdl, il che riapre il cantiere della politica, che sembrava chiuso con la rinuncia dei maggiori partiti a esercitare le funzioni di governo e di opposizione che erano state demandate loro dagli elettori” (Foglio, p. 3).

“Berlusconi ha concluso una lunga fase politica di cui è stato il protagonista, può quindi guardare alla situazione con un po’ di distacco prospettico, apprezzandone sopratutto gli aspetti oggettivi. Bersani pensa di avere ancora un funzione politica assai rilevante da esercitare, e questo lo induce a misurare anche su questo versante, quello del consenso e delle prospettive personali, le prese di posizione. D’altra parte è diventato evidente anche a lui che, in assenza di un accordo sulle regole del gioco tra i due maggiori partiti, questi finiscono con lo scivolare in una condizione di subalternità agli interessi degli alleati minori e di altre lobby” (Foglio, p. 3).

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •