Amicone si lancia in politica, «con tutta la ricchezza degli incontri che ho fatto»

Non è stata una convention e non c’erano testimonial. È stato un «incontro» con persone che si sono incrociate in questi anni e che hanno qualcosa da dire e fare per la città

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«Io sono gli incontri che ho fatto. E questa è la ricchezza che voglio portare in questa nuova avventura». Presentando ieri sera la sua candidatura in Forza Italia al consiglio comunale di Milano, Luigi Amicone si è presentato così alla platea radunata in una sala del Palazzo delle Stelline. Dell’intento se ne aveva immediata rappresentazione con il susseguirsi degli interventi, vari come varia è la vita: gli amici di sempre (Giancarlo Cesana, Peppino Zola, Mario Mauro, Carlo Masseroli) e gli amici recenti (Francesco Wu, Anna Monia Alfieri, Mario Furlan, Vittorio Bendaud), oltre, ovviamente, a coloro che di questa avventura sono i garanti politici (Stefano Parisi e Mariastella Gelmini).
Non è stata una convention e non c’erano testimonial. È stato un altro «incontro» – per usare una parola cara ad Amicone – con persone che si sono incrociate in questi anni e che hanno qualcosa da dire e fare per la città.

«CREDO NELLE PERSONE». «Dunque mi candido», ha spiegato l’ex (da poche ore) direttore di Tempi. «Sono le persone che fanno la differenza e io credo nelle persone. Per questo mi fido di Parisi, che è un uomo che ha una sua esperienza sia nel settore pubblico sia in quello privato e di cui mi piace l’ironia. Di là ci sono quelli che se la tirano e che ci fanno la lezione. Di qui c’è la possibilità di poter “far fare” alla gente, di sostenere, e non di sostituirsi, a chi “già” fa».
Amicone ha indicato sinteticamente quattro punti su cui vuole impegnarsi: fare di Milano l’esperimento pilota per una parità scolastica vera; valorizzare le associazioni sportive; aiutare a far conoscere la laboriosa comunità cinese; evitare, come ha fatto l’amministrazione Pisapia, di far cassa con le multe.

PARITA’ E SENZATETTO. Ognuno degli intervenuti ha sottolineato un particolare delle proposte o, liberamente, ha aggiunto altri spunti di riflessione. Così Gelmini e Alfieri si sono soffermati sulla questione educativa e della parità scolastica, Furlan sulle problematiche legate all’immigrazione e dei senzatetto, Wu (cui va la “medaglia simpatia” per le battute più spiritose della serata) sulle intenzioni e aspettative della comunità cinese («che non vota tutta per Sala»), Bendaud sulla necessità di riempire di contenuti ed esperienze una parola oggi spesso abusata come “integrazione”.

COMUNITA’ E CIELLINI. «Amicone lo conosco da quarant’anni», ha raccontato Cesana, «e ha, come me, una concezione cristiana della vita. Bisogna diffidare delle concezioni anonime, che fanno riferimento al nulla. Al contrario, la politica deve ricreare comunità perché l’uomo, da solo, finisce per essere schiacciato. Penso che Amicone e Parisi siano da appoggiare perché lasciano e promuovono la libertà di pensiero ed azione che, come si è visto nel caso di Sala che ha rifiutato i ciellini in lista, è negata. Ma se non c’è posto per loro, non c’è posto nemmeno per me». Concetto ribadito anche da Zola, che è rimasto stupito dal fatto che la Compagnia delle Opere non abbia detto nemmeno una parola sull’esclusione del suo ex vicepresidente Massimo Ferlini: «Sala non è libero come Parisi, è schiavo della sinistra. Parisi ama la libertà più di Sala».

AUTONOMIA E RESPONSABILITA’. Parisi ha illustrato la sua intenzione «di ricostruire le basi non solo politiche ma culturali di una piattaforma di governo moderata e liberale». Non ci vuole meno politica, ma “più” politica, ha detto in sintesi. Una politica che non sia autoreferenziale e solo mediatica, ma che valorizzi il «fermento» che esiste nella società. Occorre ritrovare una mediazione tra «interessi particolari e interessi generali» che dia vera rappresentanza a tutti. «I centri di interesse sono legittimi, da promuovere, perché gli interessi sono la vita delle persone, però dobbiamo organizzare il tutto in modo civile, così da riconoscere a ciascuno autonomia e responsabilità».
L’allargamento e il coinvolgimento di tutte le anime che vogliono far sviluppare la città non può essere però scriteriato. «Noi mettiamo dei confini chiari: in Europa c’è grande rischio antisemitismo, che è più forte a sinistra che a destra, e su questo io non transigo. Sono pronto a perdere, ma ci sono comportamenti che io voglio respingere con molta chiarezza. Oggi nella nostra società ci sono molte paure, il nostro compito è scioglierle, per ricostruire le fondamenta da cui ripartire. Sono certo che Amicone darà un contributo importante a questa opera».


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