Ambientalisti di Cambridge: «Per salvare la Groenlandia serve il nucleare»

Peter Wadhams, ambientalista convinto e professore di fisica oceanica all’Università di Cambridge, dichiara: «Non basta eliminare le buste di plastica per ridurre la Co2. Serve il nucleare».

«È davvero deprimente che i politici e la gente si preoccupino del cambiamento climatico ancora meno di 20 anni fa, quando la Thatcher lanciò l’allarme. I livelli di Co2 stanno crescendo velocemente in modo esponenziale e i politici non fanno altro che prendere misure banali come eliminare i sacchetti di plastica». A esternare la sua delusione è Peter Wadhams, ambientalista convinto e professore di fisica oceanica all’Università di Cambridge.

SERVE IL NUCLEARE. Wadhams ha manifestato il suo scontento dopo essere tornato da una missione in Groenlandia e aver verificato che il livello dello spessore dei ghiacci questa estate ha fatto registrare un record negativo. Ma la soluzione proposta dal docente va controcorrente: «Io diffido sempre dall’usare la tecnologia per risolvere problemi che la tecnologia ha causato. Ma siccome negli ultimi 20 anni non abbiamo fatto niente per risolvere il problema, allora propongo di adottare misure disperate, come adottare tecniche di geo-ingegneria e aumentare il programma nucleare degli Stati».

DILEMMA GIAPPONE. La proposta non farà certo piacere a un paese come il Giappone. Dopo l’incidente di Fukushima, il governo ha sospeso momentaneamente l’attività dei suoi 54 reattori nucleari. Il 5 luglio, per affrontare la crescente richiesta di elettricità in estate, sono stati riattivati tra le proteste della popolazione due reattori della centrale di Kansai. Se il 70 per cento dei giapponesi vorrebbe cambiare drasticamente la politica energetica del paese, abbandonando il nucleare, non tutti sono convinti.

MENO NUCLEARE, PIÙ CO2. Le nove principali compagnie energetiche del paese sono infatti entrate in allarme annunciando al governo che perderanno 33,8 miliardi di dollari sono nel 2012. Senza lo sfruttamento dell’atomo, inoltre, secondo previsioni fatte dal governo, il paese dovrà spendere 1.500 miliardi di euro in più all’anno per provvedere al fabbisogno energetico della popolazione, prima soddisfatto al 30% dal nucleare. E l’impatto ambientale sarà devastante: già in questi mesi, infatti, per produrre energia il Giappone ha dovuto riattivare impianti a gas e petrolio costosi e inquinanti. Oggi il governo nipponico doveva presentare un piano, una road map che indicasse come ridurre l’incidenza del nucleare sul fabbisogno energetico al 15 per cento entro il 2030. Ma il primo ministro Noda ha rimandato tutto, non essendo il governo ancora riuscito a creare un piano sostenibile. Secondo una delle nove compagnie energetiche, un piano sostenibile non può essere fatto «perché l’abbandono del nucleare non potrà che rappresentare un durissimo colpo per l’economia del Giappone».