Altro che colonialismo. A portare il cristianesimo in Africa furono i missionari, che pagarono col sangue (ieri, e anche oggi) la loro fede

Rispondendo a una lettrice, Sergio Romano sul Corriere ribalta e omette alcuni fatti storici, tutto in chiava anticattolica e anticristiana

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romano-nigeria-boko-haram«Dopo anni di colpevole silenzio sulla carneficina operata dalla setta islamica Boko Haram, contro i cristiani in Nigeria (si parla di oltre 10mila morti)…». Comincia così la lettera pubblicata ieri sul Corriere della Sera e messa in evidenza nella rubrica “Lettere al Corriere” per la risposta dell’autorevole ex ambasciatore, storico e saggista Sergio Romano. «Cara Signora – esordisce Romano – non credo che vi sia stato silenzio…». Segue una lezioncina sui meccanismi dell’informazione globale e si spiega quanta fatica costi coprire le notizie, essendo i media «costretti a saltare da un continente all’altro». Già, come si fa a star dietro al tran tran di questo macello di cristiani? (parentesi, notizia di ieri altri 200 sono stati massacrati a Jos, Nigeria)

Liquidata la prima questione per motivi di traffico internazionale delle notizie, Romano non pare neppure interessato a questa storia di Boko Haram. Piuttosto, titolo della sua rubrica, a Romano interessa «la spartizione dell’Africa tra cattolici e protestanti». Infatti, scartata la terza domanda della signora («chi finanzia Boko Haram?»), l’autorevole ex ambasciatore si concentra sulla seconda: «Chi e quando ha portato il cristianesimo in Nigeria?». Al che, giustamente, Romano osserva che per rispondere a questa domanda bisogna rispondere all’interrogativo «sulla diffusione della cristianità in qualsiasi altro Paese Africano». E la risposta è: «il colonialismo».

Incredibile: lo storico e ambasciatore sostiene che il cristianesimo si è diffuso in Africa con il colonialismo! E sant’Agostino d’Ippona? E la schiera innumerevole di santi e martiri africani di cui è piena la storia del cristianesimo dal secolo II al secolo IV? In realtà, come ricordò ad esempio Paolo VI (ma qualsiasi serio manuale di storia può essere utilmente compulsato all’uopo) «la vita cristiana nelle regioni settentrionali dell’Africa fu intensissima e all’avanguardia tanto nello studio teologico quanto nella espressione letteraria. Balzano alla memoria i nomi dei grandi dottori e scrittori, come Origene, sant’Atanasio, san Cirillo, luminari della Scuola alessandrina, e, sull’altro lembo della sponda mediterranea africana, Tertulliano, san Cipriano, e soprattutto sant’Agostino, una delle luci più fulgenti della cristianità. Ricorderemo i grandi santi del deserto, Paolo, Antonio, Pacomio, primi fondatori del monachesimo, diffusosi poi, sul loro esempio, in Oriente e in Occidente. E, tra i tanti altri, non vogliamo omettere il nome di san Frumenzio, chiamato Abba Salama, il quale, consacrato vescovo da sant’Atanasio, fu l’apostolo dell’Etiopia». E poi ci furono diversi Papi africani (Vittore I, Melchiade e Gelasio I) e, sempre Paolo VI, «gli scritti degli autori cristiani d’Africa ancor oggi sono fondamentali per approfondire, alla luce della Parola di Dio, la storia della salvezza». Piuttosto che il colonialismo, che certamente fu decisivo per l’importazione in Africa sub-sahariana di quel protestantesimo che piace tanto agli intellettuali italiani (quante volte li abbiamo sentiti dire e scrivere, Sergio Romano compreso, che “all’Italia è mancata la riforma protestante”?), il cristianesimo romano, cattolico e apostolico, è stato e rimane il grande levatore della libertà e dell’emancipazione dei popoli dalle antiche e nuove schiavitù. Altro che colonialismo.

Difatti, l’incredibile versione che offre Romano e che suona quasi come una giustificazione alle odierne persecuzioni anticristiane in Africa è che «mentre l’Islam si diffondeva tra le popolazioni animiste grazie ai mercanti musulmani che operavano lungo le coste occidentali e orientali, il cristianesimo marciava con le truppe conquistatrici delle potenze europee». Perbacco. Il liberale Romano si dà all’interpretazione marxista della storia? Pur di sfigurare i missionari cristiani ed esaltare i mercanti musulmani ci rilancia una corbelleria che avrebbe potuto scrivere un qualsiasi Dario Fo? E perché Romano non ci dice con quali bandiere arcobaleno e con quale mercanzia «l’islam si diffondeva in Africa»? Perché non ci dice che quelle bandiere sono le bandiere della spada e la mercanzia sono gli uomini, donne e bambini ridotti in schiavitù, giacché questo prescrive il Corano per gli infedeli pagani e animisti? Tant’è, la prima, primissima, attività in cui si distinsero e si distinguono tutt’oggi i missionari diffamati da Romano (i missionari cattolici di padre Daniele Comboni ma anche gli evangelici protestanti) fu ed è il riscatto degli schiavi, la promozione della dignità e parità delle donne, la cura e l’educazione dei bambini. E a che prezzo missionari cattolici e protestanti hanno fatto queste cose! A prezzo del loro sangue e di una vita da martiri. Altro che colonialismo. La raccontino a Mao e alle logge del Grand’Oriente questa profilassi della storia in chiave anticattolica e anticristiana.

D’altro canto, storicamente i musulmani arrivano in Africa in due ondate: prima con le sanguinose conquiste e razzie che fecero terra bruciata, tanto della maggiore biblioteca del mondo, la Biblioteca di Alessandria (bruciata dalle orde del Califfo Omar nel 640 dopo Cristo), quanto di tutte le civiltà e comunità ebraiche e cristiane, da Gerusalemme a Casablanca. Poi, l’islam avanzò in Africa grazie all’impero ottomano e, oggi, grazie ai petrodollari dei principi e re del golfo arabo. È vero, da fine 800 in avanti, anche i protestanti, sulle orme dei conquistatori inglesi, portarono il vangelo in Africa. Ma questa è tutta un’altra storia da quella così parziale e malevola rappresentata da Romano. E così beduina, così sorprendentemente distratta dall’attualità di selvaggia persecuzione anticristiana in Africa, che viene da piangere di un giornale il cui titolo di prima pagina ieri (a proposito delle polemiche sulle europee) val bene anche a pagina 35, per la rubrica di un ex ambasciatore: “Una campagna vergognosa”.

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