Boom di taccheggi: la polizia inglese invita a scoraggiarli con un caloroso benvenuto
Fa irruzione nelle case per arrestare il tizio che ha scritto una parola di troppo su X o in un gruppo whatsapp, ma non riesce a fare nulla contro gli autori dei furti nei negozi – che nell’ultimo anno hanno toccato il record storico nel Regno Unito – anche quando sono stati ripresi a volto scoperto dalla telecamere, e addirittura invitano i commercianti a essere più gentili e a trovare per proprio conto accorgimenti.
La buona fama della polizia britannica presso la popolazione è in caduta libera, anche perché le recenti vicende vengono ad aggiungersi a scandali storici come la dimostrata negligenza della polizia di Rotherham di fronte alle accuse di abusi sessuali da parte di gang britannico-pakistane ai danni di ragazzine in carico ai servizi sociali e al record di agenti di pubblica sicurezza licenziati per indegnità e per gravi reati, ben 593 nel 2023/4.
Un furto ogni tre minuti, la polizia dorme
Il taccheggio è diventato una vera e propria emergenza sociale nel Regno Unito: l’anno scorso sono stati denunciati ben 530.643 casi di furto di merce presso esercizi commerciali di Inghilterra e Galles, pari a uno ogni 3 minuti di orario di apertura dei negozi. La cifra è superiore del 20 per cento a quella dell’anno prima ed è il doppio di quella di vent’anni fa, e rappresenta solo una parte dei reati dello stesso tipo che vengono quotidianamente commessi. Secondo il rapporto 2025 sulla criminalità dell’Association of Convenience Stores (ACS), pubblicato nel marzo scorso, nei negozi locali del Regno Unito l’anno scorso si è registrato un numero record stimato in 6,2 milioni di casi di furto, in aumento rispetto ai 5,6 milioni dell’anno precedente. La situazione è particolarmente grave per quanto riguarda le farmacie: negli ultimi 12 mesi si è stimato un aumento dell’88 per cento nei furti di farmaci e forniture mediche.
La ragione della differenza fra reati denunciati e non denunciati è sconcertante: la polizia ha da tempo rinunciato a portare avanti le inchieste contro i taccheggiatori, anche quando potrebbero essere facilmente individuati, e preferisce suggerire ai negozianti strategie per contenere il fenomeno o di arrangiarsi. Gli esempi abbondano.
Negozi costretti ad arruolare investigatori privati
L’anno scorso la boutique di moda Riccado, un’azienda a conduzione familiare che opera da 40 anni nella zona ovest di Londra, è stata saccheggiata – e non per la prima volta – da una banda che ha portato via abiti per un valore di almeno 25 mila sterline ai prezzi di vendita. La direttrice ha chiamato la polizia comunicando di avere un filmato che mostrava i volti di alcuni membri della gang, ripresi dalle telecamere a circuito chiuso. La polizia non si è mossa, così otto giorni dopo la direttrice si è recata al commissariato e ha consegnato le riprese. Il giorno dopo la polizia l’ha richiamata per comunicarle: «È improbabile che saremo in grado di identificare i responsabili. Perciò abbiamo chiuso il caso».
Le aziende più grandi ricorrono ai servizi della sicurezza privata. La multinazionale Marks & Spencer, specializzata nelle vendite al dettaglio di abbigliamento e accessori è dovuta ricorrere a TM Eye («una delle più attive compagnie private di investigazione del Regno Unito», dichiara la sua pubblicità) per ottenere l’avvio di un’azione penale e la condanna al carcere di un noto taccheggiatore, David Hanson, ripreso dalle telecamere a circuito chiuso di uno dei negozi della catena mentre rompeva una vetrata rinforzata e rubava merce per un valore di 500 sterline. La polizia locale aveva rinunciato a portare avanti il caso. Dopo l’intervento della TM Eye si era scoperto che Hanson vantava 105 precedenti penali dello stesso tipo.
La polizia vieta di offendere i taccheggiatori
Questa strada non è praticabile per aziende piccole e/o familiari, che spesso fanno l’esperienza della beffa oltre al danno. I quotidiani britannici hanno raccontato la paradossale storia di Rob Davies, proprietario di Run Ragged, un negozio di abbigliamento vintage a Wrexham, nel Galles. Esasperato dai continui furti e dai risultati nulli delle sue denunce alla polizia, ha esposto un cartello con la scritta: «A causa della feccia che ci taccheggia, si prega di chiedere la nostra assistenza per aprire gli armadietti dove è collocata la merce». A quel punto la polizia è intervenuta… per invitare Mr Davies a rimuovere il cartello! Gli agenti hanno dichiarato che era giunta loro una segnalazione nella quale si lamentava il carattere «provocatorio e offensivo» del testo.
In altri casi i negozianti sono stati invitati a non diffondere immagini e informazioni sui ladri da loro individuati in ossequio alle leggi sulla protezione dei dati personali. In una pagina di consigli per contrastare i taccheggiatori, l’ente di controllo dei dati del Regno Unito (Ico, Information Commissioner’s Office) ha avvertito che pubblicare immagini di ladri in un’area locale potrebbe essere un comportamento «non appropriato». Di conseguenza, ha consigliato ai commercianti di «condividere solo le informazioni personali proporzionate e necessarie al raggiungimento del proprio scopo. I rivenditori dovranno considerare le implicazioni rilevanti in materia di privacy, come ad esempio la presenza di una motivazione legale e di misure di sicurezza adeguate, quando valutano la pubblicazione di immagini di presunti taccheggiatori».
Diffondere foto dei ladri viola la loro privacy
In buona sostanza, “svergognare” i ladri in Inghilterra e Galles non è permesso. Lo confermerebbe un aneddoto postato su X dal ministro ombra dell’Interno conservatore Katie Lam, che ha raccontato la storia di un elettore della sua circoscrizione al quale la polizia aveva ordinato di rimuovere le foto di presunti taccheggiatori: «Ha fornito alla polizia le immagini delle telecamere di sorveglianza, dati delle carte di credito, targhe. Nessuna azione, a parte una visita per dire che deve rimuovere le foto dei ladri che aveva esposto ”a causa del Regolamento generale sulla protezione dei dati”».
Il ministro ombra della Giustizia, il conservatore Robert Jenrick, ha definito la direttiva dell’Ico «una follia» e ha suggerito che i taccheggiatori dovrebbero essere «identificati e svergognati». Questa è la stessa idea del commentatore del Times Dominic Lawson, ispiratagli dalla vicenda di uno scippatore colpevole del furto di un orologio da 50 mila sterline che ha avuto la pena di due anni di prigione sospesa, pur essendo super recidivo, con la motivazione che «le carceri del nostro paese al momento sono sovraffollate».
La campagna del Times per “l’umiliazione pubblica”
Lawson propone che i ladri vengano esposti al pubblico ludibrio: «Se solo riportassimo in auge i ceppi, si potrebbe ripristinare l’antico rimedio di colpire il malfattore con frutta marcia, forse con prodotti che i nostri antenati non avrebbero mai immaginato, come avocado e kiwi (molto morbidi e ben oltre la data di scadenza). (…) Se i nostri giudici continuano a dichiarare che il nostro “moderno sistema carcerario” è indisponibile a causa di sovraffollamento e mancanza di prigioni, potrebbe essere necessario tornare allo status quo ante. Ciò potrebbe essere attuato rapidamente, almeno nel senso che, sebbene la gogna sia stata eliminata dal codice penale nel 1837, i ceppi sono ancora disponibili. Infatti uno statuto del 1405, che non è mai stato abolito, impone a ogni città di averne una riserva. Sarebbe un deterrente molto visibile per ladri molto comuni».
La pensa allo stesso modo un membro della Camera dei Lord di nomina laburista, Lord Glasman: «Sono assolutamente
a favore dell’umiliazione pubblica di questi taccheggiatori: riportare in funzione i ceppi, colpirli con frutta marcia. I vecchi metodi sono buoni metodi!».
I consigli della polizia: “Un caloroso benvenuto scoraggia i taccheggiatori”
La polizia invece suggerisce strategie decisamente più morbide. Titolava il 17 agosto il Sunday Telegraph in prima pagina: “Un caloroso benvenuto scoraggia i taccheggiatori, afferma la polizia”. Nella guida online della polizia del Lancashire si legge: «Dare il benvenuto ai clienti del vostro negozio non solo fa una bella impressione, ma è un deterrente per potenziali taccheggiatori. Ci sono meno probabilità che un criminale che sa di essere stato notato dallo staff porti a termine i suoi intenti».
La stessa guida – forse per giustificare le performance non esaltanti della polizia nella repressione del reato – non si esime dal giustificare sociologicamente i ladri: «Ad alcuni residenti del Lancashire il furto appare come l’unica scelta possibile. Tutti i trasgressori saranno trattati in modo appropriato e mentre affrontiamo la criminalità dobbiamo anche affrontare i problemi di fondo che possono portare a questi comportamenti negativi».
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