Alemanno: Berlusconi non torni al passato

Il sindaco di Roma è contrario a una ripersonalizzazione del Pdl. Berlusconi candidato premier? Andrebbe bene, nell’ipotesi di una grande coalizione, ma deve «rilanciarsi» con le primarie.

Chi avrebbe potuto ribattere a Silvio Berlusconi? Ricordargli che in un partito non ci si comporta così? Non Angelino Alfano, che ha fatto quello che doveva. «È il gruppo dirigente del Pdl che dovrebbe riflettere rispetto a un’inversione a U così repentina», dichiara Gianni Alemanno a Francesco Bei, in un’intervista che appare oggi su Repubblica.

«Un anno fa abbiamo eletto Alfano segretario con la chiara indicazione di una successione a Berlusconi», si lamenta il sindaco di Roma, «poi un mese fa c’è stato un ufficio di presidenza in cui si è deciso di fare le primarie. Oggi non possiamo dire “scusate, abbiamo scherzato”, torna Berlusconi».

Il problema, secondo Alemanno, non è la candidatura a premier di Berlusconi ma «una ri-personalizzazione forte del partito». Un problema di metodo. Nella prospettiva di una «grande coalizione» come risultato politico delle prossime elezioni, infatti, la candidatura di Berlusconi sarebbe spiegabile: «Fa recuperare voti al pdl per poi le fa pesare al tavolo delle trattative».

Se la scomposizione della destra fra ex forzisti e ex an, per Alemanno sarebbe «una prospettiva di retroguardia», a rappresentare il futuro dovrebbero essere le primarie, le preferenze e le liste civiche. Una medicina per il centrodestra e per il pdl. Le primarie, in particolare, «servirebbero anche a Berlusconi per rilanciarsi».