Adottare bambini sarà più facile per i loro affidatari. «Finalmente una legge che ha a cuore il bene dei piccoli»

Intervista a Alda Vanoni, giudice e socio fondatore di Famiglie per l’accoglienza: «Attenzione però a far diventare normalità l’adozione da parte dei single. Non esiste il diritto al figlio»

La commissione Giustizia del Senato ha approvato importanti emendamenti alla legge sulle adozioni dei minori. In particolare, passa la proposta che faciliterà l’adozione di bambini da parte dei nuclei familiari che li avevano in affido. «È un passaggio che ritengo molto civile e umano», dice a tempi.it Alda Vanoni, giudice e socio fondatore di Famiglie per l’accoglienza, una delle principali associazioni italiane di sostegno ai genitori che affidano e adottano.

Ora potrebbe essere più facile per una famiglia affidataria ottenere anche l’adozione del figlio?
Se le modifiche della commissione Giustizia saranno approvate, facendone richiesta, sì. A condizione che la famiglia affidataria abbia tutte le condizioni già previste per legge. Vorrei aggiungere che di per sé da nessuna parte fino ad oggi era scritto che la famiglia affidataria non potesse adottare, ma ci sono stati casi in cui il Tribunale dei minori aveva negato questa possibilità. Un caso è finito alla Corte europea dei diritti dell’uomo, ed è quello che ha fatto più riflettere l’opinione pubblica.

È la vicenda per cui l’Italia è stata condannata dalla Corte di Strasburgo.
Sì. Nel 2004 una bambina neonata venne affidata temporaneamente ad una coppia, i Moretti, che viveva con un figlio naturale e uno adottivo, e aveva già avuto passate esperienze di affidi. La coppia ha allevato e cresciuto per 19 mesi la bambina, coinvolgendola anche nell’esperienza di un viaggio di famiglia in Brasile, e ha anche curato l’inserimento della bimba all’asilo nido. Già nell’ottobre del 2004, inoltre, la coppia ha presentato una richiesta di adottabilità specifica della bimba, ma per mesi non ha ottenuto risposte, così ha rinnovato la richiesta nel marzo 2005. Solo allora ha scoperto che il tribunale dei minori di Venezia, prima ancora di valutare la loro richiesta, ha dichiarato la bambina adottabile e ha deciso di dare la bimba in affidamento pre-adottivo ad una diversa coppia. Per allontanare dalla prima famiglia affidataria la bimba, i giudici sono dovuti ricorrere all’intervento della forza pubblica.

Dev’essere stato un trauma.
La corte d’appello di Venezia, a cui i Moretti hanno presentato ricorso, ha in effetti riconosciuto che il Tribunale dei minori avrebbe dovuto valutare la loro richiesta prima di dare la bimba ad un’altra famiglia. Ma alla fine i giudici d’Appello hanno deciso di risparmiare un’altra separazione traumatica alla bimba e di lasciarla alla famiglia adottiva. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha riconosciuto che il nostro paese in questa vicenda ha violato il diritto al rispetto della vita familiare. Ha condannato lo Stato a risarcire la famiglia perché non era stato rispettato “il forte legame instauratosi tra la bambina e i genitori nel corso di 19 mesi”. Da allora il problema del rispetto di questi legami è stato sollevato dalle associazioni delle famiglie affidatarie ed è la prima volta che il legislatore lo prende in considerazione.

Avete collaborato con le istituzioni?
Il tavolo di coordinamento delle famiglie affidatarie ha steso un anno e mezzo fa un documento sulla tutela della continuità degli affetti che è stato apprezzato anche dall’Associazione nazionale giudici minorili. Ora finalmente la legge recepisce che i rapporti duraturi tra bimbi e famiglie affidatarie vanno considerati. La nuova formulazione della legge prevede inoltre che i rapporti tra affidatari e bambino vadano tutelati anche nel caso in cui il bambino torni alla famiglia d’origine. Per tutti questi motivi, la considero una legge molto civile, che ha a cuore il bene dei bambini, i quali non possono essere trattati come valigie da spostare da un posto all’altro. Il punto di vista del legislatore su questo tema dev’essere solo l’interesse e il diritto del bambino.

La senatrice Francesca Puglisi (Pd), prima firmataria della nuova legge, ha dichiarato che «con un emendamento speciale proporremo anche che le adozioni dei single non siano più casi speciali».
Già adesso l’adozione è permessa se si è un parente sino al quarto grado o in alcuni casi specifici. È un’adozione “meno piena”, che non taglia per esempio del tutto i rapporti con la famiglia d’origine a differenza dell’adozione legittimante. Per il momento, tra le proposte al vaglio della commissione Giustizia del Senato, non è previsto un emendamento che modifichi le norme vigenti. Non so quindi se la senatrice Puglisi vorrà in futuro allargare ulteriormente l’adozione ai single. Io tuttavia starei molto attenta a questa proposta: il problema dei single che vogliono avere dei figli è umanamente comprensibile, ma non credo che si possa parlare di un “diritto al figlio” come ogni tanto qualcuno fa. I figli sono un dono, una cosa molto bella, ma non si può avere diritti su un’altra persona. In qualche situazione particolare ci sono dei bambini che per la loro storia e per il loro percorso di vita hanno sviluppato un rapporto con una persona single: se lo avessero con un papà e una mamma avrebbero una storia affettiva più completa, ma se accade questo in casi specifici va benissimo rispettare il percorso di vita. Il problema è che questo non può diventare la normalità: l’adozione prevede una sorta di imitazione, fondata sugli affetti, della realtà biologica. Ecco perché suggerisco cautela su questo tema.