Abbassando i tassi Draghi ci ha dato un aiutino, ma ora tocca a noi

Ecco cosa cambia per famiglie e imprese. Fortis: «Ma i Paesi in difficoltà finanziaria, tra cui l’Italia, devono darsi maggiormente da fare per risolvere i loro problemi». Bechis: «L’aiuto non può andare avanti all’infinito». Ecco perché non siamo la Grecia e non rischiamo il default. Leggi gli articoli

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Applausi per la prima coraggiosa mossa di Mario Draghi alla Bce. Tagliando di un quarto di punto i tassi di interesse ha dato un po’ di fiato all’economia (qui il Corriere della Sera spiega cosa cambia per il budget delle famiglie e delle imprese).

Oggi, su due diversi quotidiani (Il Messaggero e Libero), Marco Fortis e Franco Bechis commentano la scelta di Draghi.
Scrive Fortis che tale decisione «non era certamente facile per il neo-arrivato Draghi, su cui sono appuntati gli occhi di tutti, essendo “italiano“». Ma, sottolinea Fortis, «Draghi ha immediatamente voluto chiarire (…) che i Paesi in difficoltà finanziaria, tra cui l’Italia, devono darsi maggiormente da fare per risolvere i loro problemi e non possono aspettarsi interventi o aiuti esterni al di là delle operazioni che la Bce ritiene necessarie per la sua politica monetaria in assoluta indipendenza e autonomia».

Secondo Bechis, la mossa di Draghi, è una buona notizia per tre ragioni: «Primo perché non era attesa e il suo effetto è doppio. Secondo perché le banche in un momento particolare sentono allentare la stretta e liberare un po’ di liquidità. Terzo perché non la nuova liquidità liberata ci sarà più margine per finanziare le imprese a costi più bassi». Anche Bechis, però, avverte che «l’aiuto non può andare avanti all’infinito, e anzi è assai più vicino alla fine di quanto non si immagini».

All’iniziativa di Draghi plaude anche sul Giornale, Gianluca Garbi, suo ex collaboratore, esperto di mercato obbligazionario. Garbi valuta poi la situazione italiana nel suo insieme, insistendo sul fatto che la situazione economica italiana è difficile, ma imparagonabile con quella greca: «L’Italia non è certo assimilabile alla Grecia, non esiste un rischio di default, ma occorre trovare il modo di liberare risorse, altrimenti ogni manovra finirà per risultare inefficace».

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