A parte Berlusconi, il Pd farebbe bene a trovarsi qualche altro chiodo fisso

Per il viceministro Fassina la spesa pubblica non si taglia. Per Renzi sì. I ministri del Pd aprono all’amnistia? Per le toghe Pd è un «errore»

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Per il viceministro dell’Economia Pd Stefano Fassina «la spesa pubblica non va tagliata». Per il segretario in pectore del Pd, Matteo Renzi, invece sì (però per Vendola, che appoggia Renzi, occorre dire «basta limiti alla spesa pubblica»). I ministri del Pd aprono all’amnistia? Per la schiera di magistrati eletti nel Pd è un «errore».

E per il sindaco di Firenze? «Un gigantesco errore» per di più «diseducativo». Addirittura? Sì. (Mirabile stupidaggine, dato che il sindaco non spiega perché le percentuali di recidiva tra gli indultati sono minime a confronto di quelle di chi ha trascorso in carcere l’intera pena). Per il premier Pd Enrico Letta lo sciopero dei sindacati contro la legge di stabilità non è «un errore», come invece sostiene il suo viceministro Fassina.
Ma è pur sempre «una decisione precipitosa». Al capogruppo Pd alla Camera la legge di stabilità va molto bene («rappresenta una significativa inversione di marcia»). Però va bene anche lo sciopero indetto dai sindacati contro la legge di stabilità («la politica rispetti il sindacato»).

Dunque, fisicamente il Pd sta al governo. Ma col pensiero è già al congresso. Per cui ci sta la sintesi filogovernativa di Cuperlo, candidato numero 1 alternativo a Renzi («la legge di stabilità è un passo avanti, però bisogna cambiarla, bene l’amnistia, però Renzi ha ragione sulla legalità»). Ci sta la tesi antigovernativa del numero due Civati («legge di stabilità e poi tutti al voto»). E ci sta pure il dadaista outsider numero 3 Pittella («legge di stabilità è un “vorrei ma non posso”»). Dopo di che, se Berlusconi è un chiodo fisso almeno è un chiodo. E ben piantato. Dire invece cosa sia il Pd, è come inchiodare un budino alla parete.

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