A due anni dalla rivoluzione, la Libia chiude tutte le frontiere e lancia l’allarme terrorismo

Per l’anniversario del 17 febbraio, il governo chiude le frontiere anche con Egitto e Tunisia. Ora è isolata dal mondo.

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Il ministro degli Esteri della Libia ha chiesto aiuto ai paesi arabi e occidentali ma per ora nessuno ha risposto. Mohammed Abdelaziz teme che i terroristi islamici che i francesi insieme a contingenti africani stanno cacciando dal Mali si trasferiscano attraverso Algeria e Niger in Libia, rendendola ancora più instabile.

TERRORISMO. La Cia ha già lanciato l’allarme terrorismo affermando che le bande armate che comandano ormai tutto il sud della Libia potrebbero essere addestrate dagli uomini di Al-Qaeda in cambio di armi. La settimana scorsa è stato dimostrato che i terroristi combattono in Mali con armi provenienti dalla Libia, dall’arsenale di Gheddafi lasciato incustodito in mano ai ribelli per negligenza dall’Onu e dalla stessa Francia.

FRONTIERE CHIUSE. Nella speranza di bloccare l’afflusso di terroristi sul suolo libico, il governo ha già chiuso le frontiere con Chad, Niger, Sudan e Algeria. In occasione del secondo anniversario della rivoluzione, che si terrà il 17 febbraio, il governo ha annunciato che chiuderà per quattro giorni anche le frontiere con Egitto e Tunisia. Come si può capire dalla mappa, quindi, la Libia si isolerà completamente. Non solo, l’intero sud del paese è stato dichiarato zona militare, nel tentativo di liberarlo dalle milizie irregolari che lo governano di fatto al posto dello Stato.

IL COSTO DI FRONTIERE SICURE. Nonostante queste misure, ieri il ministro degli Esteri ha chiesto aiuto al mondo, dichiarandosi di fatto impotente a gestire la situazione. «Dobbiamo chiudere i confini se vogliamo che i terroristi non tornino nel nostro paese» ha dichiarato a Reuters Abdelaziz. L’operazione ha un costo enorme se si considera che la Libia ha 4 mila chilometri di frontiere e che l’Arabia Saudita nel 2009 ha speso un miliardo di dollari per disporre una barriera di filo spinato lungo il confine di 900 chilometri con l’Iraq.

CIRENAICA ALLO SBANDO. In una riunione che si è tenuta ieri a Parigi sulla sicurezza in Libia, la Francia ha assicurato che garantire la sicurezza della Libia significa garantire quella di tutti. Ma nessuna misura concreta è ancora stata presa e nessun mea culpa è stato fatto da parte dei francesi per non essersi preoccupati delle conseguenze della guerra in Libia.  Preoccupa soprattutto la situazione della Cirenaica e di Bengasi, dove è stato ucciso l’ambasciatore americano Stevens, dove Gran Bretagna e Francia hanno avvisato i propri connazionali di andarsene e dove due ordini di suore sono stati costretti a fuggire dopo ripetute minacce delle bande armate islamiche. Tutt’altro che un buon anniversario.

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