Lo spirito del tempo

I cavalieri dell’Apocalisse

Di Lodovico Festa
06 Novembre 2026
Oggi sarebbero più di quattro. Oltre a Guerra, Epidemie, Riscaldamento climatico e Sottomissione dell’Occidente, andrebbero inclusi anche un’onnipotente Intelligenza artificiale e il Crollo delle Borse, tutti dietro l’angolo

Si può dire che un diffuso umore apocalittico segni lo Spirito del Tempo di questi ultimi anni? Forse basterebbero le guerre che non si riesce a chiudere, quella russo-ucraina iniziata nel 2022 e quelle che si susseguono in Medio Oriente dopo il 7 ottobre 2023, per giustificare la tesi.

A confermare l’umore nero dello Zeitgeist c’è però anche il New York Times, che a settembre 2026 ha pubblicato un articolo di Sopan Deb dal titolo “What Happened to Hollywood’s Most Reliable Happy Ending?”. Sarebbe dunque in crisi il lieto fine per eccellenza, quello hollywoodiano, e uno sguardo alle più recenti produzioni cinematografiche e televisive sembra darne conferma: un segnale non secondario per gli “apocalittici”.

Il malumore, del resto, non riguarda soltanto l’atmosfera culturale. I giudizi catastrofisti si moltiplicano sulle questioni decisive per l’umanità. Il 25 settembre 2026 il New York Times ha pubblicato un intervento di David Wallace-Wells, “The Problem With Apocalyptic Thinking”, il cui sommario recita: dal clima al Covid all’intelligenza artificiale, proviamo la terrificante sensazione di una crescita esponenziale che sfugge al nostro controllo; abbiamo ragione?

Un elenco non ottimistico

Se alle opinioni della stampa aggiungiamo le parole di politici, intellettuali e dirigenti di organizzazioni internazionali, l’ottimismo non rifiorisce:

  • Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms, il 25 settembre 2026: «La prossima pandemia non è una questione di se, ma di quando».
  • António Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, il 31 luglio 2026: «La crisi climatica è in piena accelerazione».
  • Gideon Rachman, sul Financial Times del 17 ottobre 2026, si chiede se stiamo «scivolando come sonnambuli nella Terza guerra mondiale».
  • Bill Gates, sul Washington Post del 26 agosto 2026: «L’IA è sicuramente abbastanza potente da innescare eventi che causerebbero un miliardo di morti».
  • Alain Finkielkraut, nelle riflessioni del 2026 a “En Société”, contesta con durezza la retorica della sinistra radicale e il concetto di “Nuova Francia”. A suo giudizio il modello dell’integrazione è fallito per effetto di flussi migratori incessanti e di un lassismo politico che ha favorito l’ascesa dell’islamismo radicale e l’indottrinamento nelle scuole.
  • Quanto ai mercati, il rischio per il 2026 non è soltanto una possibile bolla dell’intelligenza artificiale, ma la combinazione di valutazioni elevate, indebitamento delle grandi società tecnologiche e aspettative di crescita difficili da sostenere. Ray Dalio avverte del rischio di una correzione, Edward Chancellor segnala l’accumulo di squilibri finanziari, mentre la ricerca di Martin Wells e Abir Sarkar invita a distinguere tra singole società e intero settore (Forbes Italia, Reuters Breakingviews, Cornell Chronicle, rispettivamente il 7 ottobre, il 15 settembre e il 25 agosto 2026).
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Giovanni e i quattro cavalieri

Nel I secolo d.C. Giovanni scrisse l’Apocalisse, testo di straordinaria rilevanza teologica, entrato a far parte del Nuovo Testamento e insieme testimonianza del clima di persecuzione in cui maturò: un messaggio rivolto ai cristiani perché resistessero all’assedio del Male, nella certezza che il Regno di Dio avrebbe infine trionfato.

Il termine stesso, ἀποκάλυψις (apokálypsis), significa letteralmente “svelamento”, “rivelazione”. Deriva da ἀποκαλύπτω (apokalýptō), composto da ἀπό (apó, “da”, “via”, che indica separazione o rimozione) e καλύπτω (kalýptō, “coprire”, “nascondere”). I cavalieri che nel suo scritto svelano le trame del Male, e dunque, sconfitto il Male, la via della salvezza, sono quattro.

Quello sul cavallo bianco, la Vittoria o la Conquista, è al centro di una disputa teologica tra chi vi riconosce il Cristo e chi l’Anticristo: disputa nella quale non sono in grado di intervenire. Gli altri tre hanno invece un’identità chiara.

Il cavallo rosso, la Guerra:

«Quando l’Agnello aprì il secondo sigillo, udii il secondo essere vivente che diceva: “Vieni”. Allora uscì un altro cavallo, rosso fuoco. A colui che lo cavalcava fu dato potere di togliere la pace dalla terra perché si sgozzassero a vicenda, e gli fu consegnata una grande spada» (Ap 6, 3-4)

Il cavallo nero, la Carestia:

«Quando l’Agnello aprì il terzo sigillo, udii il terzo essere vivente che diceva: “Vieni”. E vidi: ecco, un cavallo nero. Colui che lo cavalcava aveva una bilancia in mano. E udii una voce in mezzo ai quattro esseri viventi che diceva: “Una misura di grano per un denaro, e tre misure d’orzo per un denaro! Ma dell’olio e del vino che non si faccia spreco”» (Ap 6, 5-6)

Il cavallo verdastro, la Morte:

«Quando l’Agnello aprì il quarto sigillo, udii la voce del quarto essere vivente che diceva: “Vieni”. E vidi: ecco, un cavallo verdastro. Colui che lo cavalcava si chiamava Morte e l’Inferno lo seguiva. Fu dato loro potere sopra la quarta parte della terra, per sterminare con la spada, con la fame, con la peste e con le fiere della terra» (Ap 6, 7-8)

I cavalieri di una nuova Apocalisse

Nelle paure e nelle visioni che oggi si impongono nell’opinione pubblica, e di qui nello Spirito del Tempo, i cavalieri di una nuova Apocalisse sarebbero più di quattro. Oltre alla Guerra, alle Epidemie, al Riscaldamento climatico e alla Sottomissione dell’Occidente, ci sarebbero anche un’onnipotente Intelligenza artificiale e il Crollo delle Borse, tutti dietro l’angolo.

In un’altra vita e in un’altra storia mi avevano convinto le parole di Romain Rolland, scrittore francese e premio Nobel per la letteratura nel 1915:

«Avevamo, a Sorrento, una ricca ed eccellente scelta di libri, ma la cosa più bella in tutta quella varietà era un manoscritto nel quale uno scolaro di Nietzsche aveva riportato le lezioni sulla civiltà greca tenute da Jacob Burckhardt all’università di Basilea. Nietzsche ce ne dava il suo commento a voce… Particolarmente mi entusiasmò la definizione di Burckhardt sull’essenza del popolo greco: pessimismo della visione del mondo e ottimismo del temperamento».

Accanto ai cavalli della nostra prossima Apocalisse può dunque essere interessante chiedersi come si contendano lo Spirito del Tempo la “visione del mondo” (la ragione) e il “temperamento” (la volontà) di cui parla Rolland.

Guerra

Ragione. I rischi di una terza guerra mondiale sono elevati, perché tre grandi attori cercano di modificare gli equilibri globali per preservare i propri assetti interni: l’Iran, con il rilancio della jihad; la Russia, che sembra ormai affidare la propria coesione a un imperialismo di stampo tardo-zarista; la Cina, che con Xi Jinping si propone come polo alternativo, e egemonico, agli Stati Uniti e sostiene ogni alleato utile a perseguire questo obiettivo. Washington, intanto, pare aver rinunciato all’ambizione di una leadership globale, lasciando prevalere le spinte isolazioniste: prima con i disimpegni di Barack Obama e Joe Biden, poi con l’arrogante unilateralismo di Donald Trump. L’Unione europea non riesce a esprimere una vera politica estera comune, mentre diverse medie potenze, dalla Turchia all’India, cercano soprattutto di affermare un ruolo autonomo, anche a costo di non concorrere alla stabilità internazionale. Un simile disordine è il terreno ideale perché i conflitti regionali si allarghino, coinvolgano nuove potenze e assumano dimensioni sempre più vaste, fino a esiti potenzialmente catastrofici.

Volontà. Governare le situazioni di conflitto, aperte o potenziali, dall’Artico alle Filippine fino a Taiwan, richiede soluzioni istituzionali concrete, capaci di superare l’attuale sistema multilaterale incarnato dall’Onu, espressione di un ordine nato con Yalta e tramontato con la fine dell’Unione Sovietica. La via potrebbe essere la costruzione di equilibri regionali che preparino il terreno a un nuovo equilibrio globale. In questa prospettiva si collocano il Quad, il partenariato tra Giappone, Australia, Stati Uniti e India; il Corridoio centrale, che attraversa Uzbekistan e Kazakistan, supera il Mar Caspio e raggiunge l’Azerbaigian, con Baku come snodo strategico, per proseguire verso i mercati occidentali; e l’Imec, il corridoio economico che collega India, Medio Oriente ed Europa attraverso il Mediterraneo, lanciato nel settembre 2023 e bloccato poco dopo dagli attacchi terroristici del 7 ottobre.

Epidemie

Ragione. Il timore di nuove epidemie, sul modello del Covid-19, poggia su basi realistiche: in un mondo globalizzato, quando un virus sfugge al controllo dei sistemi sanitari nazionali e internazionali, la sua diffusione può essere rapidissima e difficile da arginare nel medio periodo.

Volontà. Proprio la vicenda del Covid mostra come la diffusione del contagio sia stata favorita dal fatto che il virus abbia circolato per mesi in uno Stato poliziesco, capace di limitare la circolazione delle informazioni nelle prime fasi dell’emergenza, e al tempo stesso densamente popolato e fortemente interconnesso con il resto del mondo. La reazione trumpiana alle criticità dell’Oms, organizzazione in cui la Cina esercitava un peso rilevante, è stata, come spesso accade, arrogante. Occorre però trovare soluzioni istituzionali più efficaci: per esempio una rete di agenzie sanitarie regionali, affiancata da un organismo globale snello, altamente specializzato e dotato di reali poteri di coordinamento. Si eviterebbe così che il peso politico di alcune grandi potenze, con l’eventuale riluttanza ad adottare per tempo le misure necessarie, comprometta la capacità della comunità internazionale di prevenire e contrastare le epidemie.

Riscaldamento climatico

Ragione. Solo chi rifiuta l’evidenza può negare il riscaldamento globale. Se è vero che le attività umane vi contribuiscono in misura significativa, è altrettanto opportuno non escludere a priori il concorso di fattori naturali, come le variazioni dell’attività solare e le dinamiche cicliche del clima terrestre. Sarebbe inoltre un errore sottovalutare le conseguenze economiche di politiche climatiche mal calibrate: si rischia di compromettere gli equilibri produttivi e di indebolire il sistema economico proprio quando occorrerebbero risorse crescenti per affrontare le sfide che incombono sull’umanità.

Volontà. Per elaborare una strategia razionale di contenimento e superamento del riscaldamento in atto, bisogna partire da una constatazione: la ferita inferta dall’uomo alla cosiddetta «natura» è irreversibile. L’umanità ha adempiuto all’antico, autorevole mandato di «crescere e moltiplicarsi», alterando profondamente un equilibrio che non contemplava un’aspettativa di vita di ottant’anni, bensì di circa cinquanta. Oggi ogni scelta deve fondarsi su una nuova alleanza tra la tecnologia, dall’energia nucleare alla desalinizzazione fino ai sistemi di climatizzazione, e una natura chiamata ad adattarsi alla presenza di oltre otto miliardi di esseri umani.

Sottomissione

Ragione. Le recenti sommosse di piazza in Francia e in Italia hanno riportato l’attenzione sull’influenza che le posizioni jihadiste esercitano su una parte non trascurabile degli immigrati di fede islamica, comprese le seconde e le terze generazioni. In questo quadro ha un ruolo rilevante la Fratellanza musulmana, movimento dotato di una struttura organizzativa consolidata e di risorse significative. Tali tendenze si intrecciano con il disagio e lo smarrimento di ampi settori delle nuove generazioni, tra cui i giovani cosiddetti pro-Pal. L’isolamento prodotto dai social network, la crisi dei tradizionali riferimenti identitari e valoriali, le incertezze demografiche ed economiche concorrono alla diffusione di una cultura antioccidentale.

Volontà. C’è anzitutto una evidente difficoltà delle forze politiche moderate, anche di sinistra, o conservatrici, a dialogare con le nuove generazioni: oltre ai problemi tradizionali, le nuove forme di comunicazione hanno innalzato barriere inedite. Vi è poi uno spazio per distinguere, nell’immigrazione musulmana, tra chi accetta le nostre regole liberal-democratiche e chi vuole sovvertirle. Ma quello spazio potrà consolidarsi solo se la pietà per chi lascia la propria patria si unirà al rispetto della legalità. I clandestini sono persone e come tali vanno aiutate e comprese; ma infrangono le leggi di uno Stato, che sono la base necessaria della convivenza civile, e ciò ha effetti disgregatori di larga portata. La lunga crisi della politica, che ha segnato le società occidentali, è all’origine delle difficoltà di oggi, e queste non saranno superate finché quella crisi non sarà affrontata.

Intelligenza artificiale

Ragione. Stiamo assistendo a un’improvvisa accelerazione dello sviluppo dell’intelligenza artificiale, accompagnata da un accumulo di potenza che solleva interrogativi sulla sua controllabilità: non solo da parte delle autorità pubbliche, ma, secondo alcuni osservatori, da parte dell’uomo in generale. Il processo appare inoltre inarrestabile: anche se dovesse rallentare o fermarsi negli Stati Uniti, proseguirebbe in Cina, dove i meccanismi di controllo democratico sono, per così dire, tutt’altro che esemplari.

Volontà. Un fenomeno di questa portata non può prescindere dal controllo delle autorità pubbliche nazionali, né da forme di regolazione fondate su accordi internazionali a scala globale; ed è giusto esigere che tali controlli siano esercitati con crescente chiarezza. Tuttavia, negare che ci si trovi di fronte a un’impresa umana, e dunque a qualcosa che può essere governato da esseri umani, significa trascurare un aspetto essenziale. Il problema, semmai, è vigilare affinché chi detiene il potere di sviluppare e impiegare queste tecnologie non agisca con intenzioni malevole, e i rischi, da questo punto di vista, non mancano. Ma non considerare che un’ondata di cambiamenti così straordinaria possa generare, proprio per la sua portata, le risorse e gli strumenti per governarla significa cedere a quelle paure irrazionali che spesso accompagnano le grandi transizioni dello sviluppo economico.

Crollo delle Borse

Ragione. Debito pubblico crescente, a cominciare dagli Stati Uniti; rendimenti dei titoli di Stato in aumento; inflazione; crisi energetica; ricorso a un indebitamento straordinario per finanziare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, a fronte di utili inferiori alle attese. A ciò si aggiungono guerre ancora in corso, dagli sbocchi incerti, e un quadro di instabilità politica: il 3 novembre si vota per le elezioni di midterm negli Stati Uniti, il 29 novembre per le politiche in Spagna; ad aprile 2027 sono attese le presidenziali in Francia e, probabilmente a maggio, le politiche in Italia. Di fronte a un simile scenario, è davvero irrazionale che esperti, esponenti del mondo finanziario e persino gente comune si dicano preoccupati?

Volontà. C’è chi resta ottimista, perché la crescita degli utili sostiene i mercati e i recenti arretramenti hanno creato nuove occasioni d’acquisto. Le Borse potrebbero dunque salire ancora, sia pure in un contesto di maggiore volatilità. Alla base di questo ottimismo, non eccessivo, c’è anche la prospettiva di un boom economico alimentato dalla rapida introduzione dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi: uno scenario che non appare irrealistico. Vi è infine quello che potremmo chiamare il fattore volontà e temperamento, ossia la qualità delle persone scelte da Donald Trump per presidiare e orientare la politica economica: Scott Bessent al Tesoro e Kevin Warsh alla Fed, due figure di particolare spessore, tanto più se confrontate con le molte personalità mediocri che occupano posizioni di responsabilità nell’attuale amministrazione americana. Su scala globale, poi, Pechino non può permettersi una grave crisi dei mercati. Negli Stati Uniti una crisi economica rischia di costare ai repubblicani le elezioni; in Cina una crisi profonda non fa perdere le elezioni, fa perdere, talvolta materialmente, la testa a chi ne è in qualche modo responsabile.

Conclusione

Ho cercato di riassumere, molto sommariamente, le ragioni dei “vecchi” e dei “nuovi” cavalli dell’Apocalisse e, accanto a esse, di indicare gli atti di volontà necessari per contenere o superare, per quanto possibile, i rischi del presente. Solo comprendendo che non basta commentare le situazioni in atto, ma occorre agire, e agire razionalmente (o, come si dice, politicamente), si potrà non cedere al pessimismo. E forse, così, lo Spirito del Tempo tornerà a essere un po’ più ottimista.

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