Lo spirito del tempo

Conservatrici

Di Lodovico Festa
02 Novembre 2026
Seguono Thatcher nel rigore e Merkel nell’empatia, ma sono più rock e trasparenti delle antenate: Meloni, Takaichi e Badenoch cambiano il volto e lo stile della leadership femminile a destra
Giorgia Meloni, Sanae Takaichi e Kemi Badenoch
Giorgia Meloni, Sanae Takaichi e Kemi Badenoch (foto Ansa)

Le moderne donne-leader in politica nascono a sinistra: così la promotrice delle suffragette Emmeline Pankhurst (1858–1928), così la russa Alexandra Kollontaj (1872–1952), l’ebrea polacca Rosa Luxemburg (1871–1919).

Poi assumono profili politici rilevanti alcune “mogli”, come Eleanor Roosevelt, che svolse un ruolo che andava ben oltre quello tradizionale delle first lady. E un altro caso emblematico è quello di Evita Perón.

Verrà più tardi la stagione delle “figlie”: la più notevole è in India Indira Gandhi (1917–1984): suo padre era Jawaharlal Nehru, erede di Mahatma Gandhi; qualche decennio dopo arriva in Pakistan Benazir Bhutto (1953–2007), figlia di Zulfikar ʿAlī Bhutto (la prima musulmana a capo di un governo), e ai giorni nostri Keiko Fujimori (1975), figlia di Alberto Fujimori, primo presidente donna del Perù.

Golda Meir, Margaret Thatcher, Angela Merkel

Gli anni Sessanta vedono due donne (di sinistra) giocare un ruolo decisivo: Sirimavo Bandaranaike (1916–2000) in Ceylon, prima donna capo di governo e presto uno dei punti di riferimento del movimento dei non allineati tra blocco liberaldemocratico a guida americana e blocco socialista guidato da Mosca. E Golda Meir (1898–1978), laburista, prima donna capo di governo in un Israele che resiste a molteplici aggressioni di nazioni islamiche.

Le prime due donne di area moderata conservatrice a capo di un governo arrivano in Europa verso la fine degli anni Settanta, Margaret Thatcher in Gran Bretagna e, agli inizi del Duemila, Angela Merkel in Germania, entrambe particolarmente autorevoli ma con caratteristiche divergenti: tanto la Thatcher era rigorosa nel difendere i suoi princìpi per liberare la Gran Bretagna dalla stagnazione che la opprimeva, tanto era disponibile a qualunque compromesso la Merkel per mantenere un rapporto empatico con tutto il suo popolo e con l’opinione pubblica europea.

Marine Le Pen, Alice Weidel

Oggi, nelle democrazie dei Paesi più sviluppati, vi sono diverse leader conservatrici moderate o radicali: tra queste ultime è crescente il peso di una “figlia”, Marine Le Pen, che si è progressivamente distaccata dalle posizioni di un padre, Jean-Marie, catalizzatore delle varie anime “reazionarie” d’Oltralpe (dai filo-borbonici ai vandeani, dai poujadisti ai petainisti – anche se Jean-Marie poi odiava i nazisti che avevano causato la morte di suo padre – fino ai pieds-noirs), puntando più sulla protesta che sulla proposta. A Marine probabilmente toccherà dimostrare se è in grado di melonizzarsi, come molti sperano/prevedono (ma c’è più di un dubbio in circolazione).

Altra leader della destra radicale è Alice Weidel, co-presidente dell’AfD (Alleanza per la Germania), che ha fatto il percorso opposto a quello della leader del Rassemblement national: è partita come espressione di un settore della borghesia industriale e finanziaria tedesca collegata ad ambienti antimerkelliani della CDU e della BDI (Bundesverband der Deutschen Industrie, Federazione delle industrie tedesche), critici della politica della “Angela” e di Bruxelles, ed è finita a circondarsi di estremisti, spesso motivati da sentimenti razzisti o pararazzisti, ambigui sul passato nazista della Germania e complessivamente filorussi: estremisti che rivendicano la fine dei matrimoni omosessuali e la remigrazione degli extracomunitari, mettendo in serio imbarazzo “Alice”, sposata con una signora nata a Ceylon.

Giorgia Meloni, Sanae Takaichi, Kemi Badenoch

Ma sono tre le leader di democrazie di Paesi sviluppati che si presentano come le “nuove conservatrici”, con valori simili a quelli delle donne di destra che hanno già governato grandi Stati, ma con uno stile parzialmente nuovo: di queste tre nuove leader conservatrici, due sono alla guida del governo (in Italia Giorgia Meloni e in Giappone Sanae Takaichi), mentre il lavoro più complicato ce l’ha la “terza”, Kemi Badenoch, che è impegnata nella missione (impossibile?) di ridare al Partito conservatore britannico la chance di tornare a governare il Regno Unito.

Per alcuni versi si può dire che si distinguono dal più recente passato thatcheriano-merkeliano. Tutte e tre si ispirano a una linea di condotta che potrebbe essere sintetizzata così: cercare di essere insieme rigorose come la Thatcher, ma anche empatiche come la Merkel. Inoltre, sforzarsi di presentarsi come un po’ più moderne di grandi personalità femminili come “Angela” e “Margaret”, sempre attente a difendere la propria autorevolezza grazie anche a uno stile personale molto sorvegliato.

Rino Gaetano, rock, metal e Wet Wet Wet

Due i principali segni di modernizzazione: da una parte, la trasparenza rispetto al proprio privato di una Giorgia che non nasconde né i suoi problemi famigliari né i suoi otoliti, o di una Sanae che scandalizza il Giappone rivelando di non dormire spesso più che un’ora per notte, o di una Kemi che racconta della rovina della sua famiglia già “ricca” a Lagos, quando spesso, per bere o lavarsi, doveva attingere l’acqua da un pozzo.

Forse è la musica (vestiti, film e libri sono più in linea con una tipologia femminile thatcheriano-merkeliana) quella che svela meglio le differenze stilistiche tra le diverse politiche di destra: la Thatcher che ama la musica classica e Béla Bartók, la Merkel l’opera e Richard Wagner, mentre la Meloni canta Rino Gaetano e ascolta il rock e il metal, molto amati anche dalla Takaichi, che da giovane suonava il tamburo in una band metal studentesca. Mentre i preferiti della Badenoch sono Michael Jackson e i Wet Wet Wet (e un giornalista le ha anche chiesto: ma si può essere eredi della Lady di ferro e amare i Wet Wet Wet?).

Atlantismo e fusionism

Per quel che riguarda la politica estera, le tre “nuove” leader conservatrici sono (come lo era la Thatcher e meno la Merkel) fermamente atlantiste (nonostante diverse difficoltà di rapporti con Donald Trump), mentre Badenoch e Meloni sono anche, al fondo, europeiste (anche in questi tempi segnati dalla Brexit e dalle difficoltà di Bruxelles), come lo era la Merkel (meno la Thatcher).

Alla fine, al di là delle note stilistiche, si può dire che l’ispirazione fondamentale delle tre politiche su cui si scrive è quella del fusionism, che il teorico di questa tendenza, il filosofo Frank Straus Meyer (1909–1972), sintetizza così: «Dalla natura dell’uomo derivano il suo dovere di tendere alla virtù e il suo diritto inalienabile alla libertà, quale condizione necessaria per perseguire la virtù. Non la virtù da sola, né la libertà da sola, bensì l’inscindibile unione di virtù e libertà costituisce il segno distintivo e lo spirito dell’Occidente».

Le nostre eroine conservatrici hanno con loro lo Spirito del Tempo? Ancora qualche anno e lo sapremo.

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