Cdo in assemblea «per vedere come la fede incide sull’impresa e sul lavoro»
Lo sguardo in avanti, verso i prossimi 40 anni, e l’orecchio teso ad ascoltare, per spartire nuovi spunti e buone pratiche con chi – dai primi fondatori ai nuovi arrivati – fa parte di una storia che prosegue da quattro decenni. L’assemblea generale della Compagnia delle opere dal titolo “Nessuno costruisce da solo”, che si svolgerà questa mattina, sabato 24 ottobre, dalle 10 alla Fiera Milano Congressi – Allianz MiCo, avrà proprio questo intento. La “reunion” degli associati ripercorrerà infatti i temi che sono stati il “cuore” di un anno ricchissimo per l’associazione fondata nel 1986, coinvolta, oltre che nell’anniversario, su più fronti: dall’incontro con il Papa durante il Meeting di Rimini 2026 alla pubblicazione del Manifesto per i 40 anni, fino alla mostra da tutto esaurito – sempre al Meeting – sulla figura dell’imprenditore illuminato Léon Harmel (1829-1915). Tra i relatori dell’assemblea ci saranno Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia e delle finanze, Daniela Fumarola, segretaria generale della Cisl, e il presidente della Fraternità di Cl Davide Prosperi. Il primo a prendere la parola sarà invece Andrea Dellabianca, presidente della Cdo.
Presidente, perché la scelta del titolo “Nessuno costruisce da solo”?
È un’espressione che richiama l’operosità e indica che la solitudine è una condizione umanamente complicata da mantenere affrontando i cambiamenti continui in cui siamo immersi. Basti pensare all’attuale clima di tempesta internazionale, a causa del quale molti imprenditori decidono di cedere le loro aziende. Noi desideriamo “costruire insieme le mura di Gerusalemme”, per richiamare un’immagine della Magnifica Humanitas. Ognuno deve metterci il suo mattone, nel contesto in cui vive ogni giorno. Anche per questo siamo interrogati dai fatti che in questi giorni stanno scuotendo Milano e il resto d’Europa.
In che senso?
Si vedono ragazzi che esprimono tutto il loro protagonismo in una forma sbagliata e folle, che non ha nulla a che vedere con quanto vogliono rivendicare. Sentiamo la responsabilità quindi di promuovere opere sociali e imprese con un contenuto di proposta, che coinvolgano anche gli adulti e sappiano promuovere un reale confronto fra generazioni, in forza del quale si possa trasmettere l’ipotesi di una strada positiva praticabile per la vita.
Anche attraverso il Manifesto per i 40 anni della Cdo.
Esatto, si può dire che il documento è l’esito di un lavoro lungo 40 anni, che ripercorre e rilancia le ragioni originarie dell’associazione. L’intento non è quello di autocelebrarsi, ma di vedere come, fin dalla sua nascita, la Cdo ha tentato di rispondere ai temi che più le stavano a cuore, dal lavoro alla scuola e all’impresa. Ci siamo resi conto che con il nostro lavoro ci stavamo inserendo nella stessa traiettoria dei primi presidenti e delle prime lezioni di don Luigi Giussani, che vedeva nella Cdo il tentativo di evitare che la fede rimanesse una cosa astratta. La volontà rimane quella di creare un luogo di confronto, di correzione e giudizio perché i punti originali in cui vivere la nostra realtà siano custoditi e mantenuti nel tempo.
A conferma di ciò la volontà da parte vostra di organizzare la mostra “Léon Harmel, la profezia di un’impresa” al Meeting di quest’anno, visitata a Rimini anche dal Papa.
Esattamente, in Harmel abbiamo visto una risposta all’enciclica Magnifica Humanitas di Leone XIV. L’organizzazione della mostra ci ha portato a verificare la proposta del Pontefice, cioè che la fede possa essere un aiuto a stare di fronte ai cambiamenti del presente, a partire dalle grandi sfide della modernità. L’imprenditore francese ci ha portato quindi a guardare ai tentativi di quanti, in maniera esemplare, hanno adottato nella storia un criterio ideale, facendolo diventare un fattore di scelta e di giudizio nel cambiamento presente. Così siamo arrivati a sfidarci per capire se quello che oggi ci propone la Chiesa e l’ideale di ciascuno possano arrivare a definire i criteri per vivere nel nostro luogo di lavoro.
Harmel a suo tempo lo aveva fatto?
Sì, da parte sua, nel dialogo con Leone XIII era arrivato a cambiare gli orari di lavoro, i giorni di impiego, a proporre nell’azienda una costruzione sociale cristiana che avesse a che fare con la vita, dalla scelta della scuola per i figli a quella della casa.
Cosa le è rimasto maggiormente impresso della sua vicenda?
In particolare il dialogo tra dottrina ed esperienza, tra ciò che il Papa proponeva ad Harmel e quello che lui gli restituiva e metteva in atto attraverso il lavoro quotidiano. Un esempio che può darci la spinta per sfidare il contesto in cui operiamo. E vale anche per chi parte magari da una piccola azienda immersa in un mondo in cui le Big Tech fatturano quanto interi stati. Di fronte a questo non posso che tornare alle parole rivolte dal Papa al popolo del Meeting, le stesse scelte per il titolo 2027 del festival riminese: “Pionieri coraggiosi per custodire l’umano”.
La preferenza è una cosa seria.
Aggiungi Tempi alle tue “fonti preferite” di Google:
Quali i punti principali affrontati invece nel manifesto?
In primis la coscienza dell’utilità che un luogo come la Compagnia delle opere può costituire. Attraverso il confronto con la dottrina sociale della Chiesa, la Cdo diventa un luogo in cui il fattore ideale costituisce un contesto di relazione e compagnia quotidiana. Questo spunto positivo di costruzione può mantenere la sua originalità nel tempo e nel passaggio tra generazioni e avere la capacità di trasmettersi ai giovani che lo incontrano. A partire dal confronto e dalla responsabilità condivisa, si arriva a mettere in discussione i criteri con cui decidiamo quotidianamente all’interno delle nostre aziende. La parte finale dell’assemblea è dedicata per questo a tre testimonianze di opere.
Perché avete pensato a questo momento? E chi sarà a parlare?
L’intento è che le aziende si contaminino tra loro per mostrare esempi nel mondo, come richiamato anche dal Papa. Interverranno per questo Federico Pendin, presidente della Fondazione “San Nicolò” di Noventa Padovana, attiva nell’educazione, nella formazione professionale e nell’accompagnamento al lavoro; Monica Foieni, presidente della Fondazione “I gigli del campo Ets” di Cernusco sul Naviglio che accompagna bambini e ragazzi con autismo in percorsi di crescita e autonomia; e Salvatore Cucco, ingegnere e imprenditore edile di Gravina, in provincia di Bari.
Il vostro contributo sempre più guarda anche alla politica.
Sì, ci siamo resi conto che siamo chiamati a dare un contributo anche alle istituzioni. Coscienti che i governi locali e l’Europa devono fare dei passi in avanti, abbiamo deciso di implicarci con chi fa politica attiva, con la consapevolezza di essere corresponsabili nella costruzione. Il tentativo è far sì che le nostre esperienze positive possano divenire un contenuto di dialogo per costruire una buona pratica a cui guardi anche il legislatore.
Lo state facendo da soli?
No, nell’andare a fondo dei bisogni quotidiani che vediamo stiamo trovando molti compagni di strada, tra cui altre associazioni del mondo cattolico ed economico. Abbiamo cominciato a collaborare tra gli altri con Fondazione Centesimus Annus, Ucid e Mcl, mettendo a tema il valore sociale dell’impresa e il senso del lavoro. A ciò si aggiunge il tentativo di allargare il perimetro della nostra associazione anche a chi non fa impresa. Per questo abbiamo creato la Cdo Lavoro, che non ha l’obiettivo di coinvolgere solo gli imprenditori, ma anche le persone che hanno altre esperienze e traiettorie lavorative.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!