«Il Piano Casa è un invito alla responsabilità sociale di imprese edili e corpi intermedi»
«Il Fondo è stato istituito, la ricognizione degli immobili per l’edilizia sociale sta partendo, il coinvolgimento diretto degli operatori privati ora è legge. Questa estate il nuovo Piano Casa ha fatto dei passi in avanti. Lavoriamoci seriamente». Riccardo Erbi è il direttore sviluppo di La Cascina Costruzioni, un’azienda edile leader (225 dipendenti, 87 milioni di euro fatturato, 130 milioni di euro di portafoglio clienti) aderente al Consorzio La Cascina, e il piano di cui parla è il Piano Casa che il Governo ha presentato lo scorso aprile. In breve, la prospettiva del Governo è che entro i prossimi dieci anni si arrivi a disporre di 100mila nuove abitazioni, costruite o recuperate, e che le risorse dedicate, tra conferimenti pubblici, fondi di investimento e capitali privati, arrivino a 10 miliardi di euro. Tutto ciò a vantaggio delle categorie solitamente più deboli, ma, attenzione, stavolta anche del nuovo ceto medio povero.
«Il Piano è l’occasione di un cambiamento e ha una funzione sociale, Il Governo ha preso in carico il tema della residenzialità delle fasce più deboli», riprende Erbi, «e l’originalità di questo provvedimento è che non guarda soltanto all’edilizia popolare, destinata a chi è in difficoltà, ma per la prima volta considera il ceto medio, tradizionalmente un po’ più agiato, che tra aumento di costi e riduzione del potere d’acquisto inizia ad avere serissime difficoltà ad avere una casa. Questo tocca anche la famiglia, tema nevralgico nell’Italia che invecchia, perché ovviamente il primo problema di chi vuole ancora fare famiglia è dove risiedere».
Accanto a ciò si muove una domanda abitativa plurale, di giovani che non riescono a uscire dalla casa dei genitori, single che devono ricominciare, anziani soli in alloggi non più adeguati, lavoratori che si spostano tra territori diversi. Tutti elementi ben noti a chi vive il mondo dell’edilizia in Italia, come La Cascina Costruzioni, che per di più nasce e opera in un ambito cooperativo. Erbi si dichiara dunque in sintonia col cuore del Piano Casa, che apre alla cosiddetta “edilizia integrata”, dove investitori, fondi immobiliari e operatori privati vanno a sviluppare anche housing sociale, con quote calmierate in cambio di procedure più rapide e semplificazione. Esempio: su 100 nuovi alloggi di edilizia integrata, 30 saranno a prezzi di mercato e 70 in edilizia convenzionata, con un prezzo di vendita o di affitto di almeno il 33% più basso rispetto al valore di mercato.
Le associazioni degli industriali si sono fatte sentire, Confindustria, Cna, Ance, per chiedere più alloggi per aiutare chi cerca lavoro nelle aree industrializzate, o maggiore cura affinché il Piano agevoli le Pmi o più flessibilità nella proporzione 30-70 dell’edilizia integrata. “Ma ci sono anche altri aspetti del Piano su cui un breve commento è utile” riprende Erbi, ed elenca anzitutto il miliardo e 400 milioni di fondi PNRR destinati diversi mesi fa dal Governo a riqualificare energeticamente le case popolari, una misura con progetti già cantierabili, che ha visto accolte, per carenza di fondi, solo la metà delle domande pervenute, mentre «oggi sarebbe probabilmente più utile utilizzare i fondi a disposizione per completare queste graduatorie che hanno progetti già cantierabili piuttosto che far partire altri progetti con risposte e ricadute sul territorio più avanti nel tempo». Segue il tema delle semplificazioni, «normalmente i tempi per ottenere autorizzazioni e abilitazioni edilizie non sono mai inferiori a 6-7 mesi. Servirebbe un cambio di prospettiva: la vera semplificazione non sta “solo” in un decreto, pur necessario, ma in una cultura di sistema del “fare” e non del solo “controllare”, che coinvolga tutti, istituzioni e imprese».
E poi il Fondo Housing Coesione, affidato ad Invimit sgr (società controllata al 100 per cento dal Ministero dell’Economia e delle Finanze): «È una bella idea, partiamo da qui. Provvedimenti che riguardano l’abitare, garantire una casa, devono avere un respiro pluriennale, che esiste quando un governo gestisce la cosa pubblica nell’interesse delle generazioni future – questo Piano Casa è così – e non delle prossime elezioni. Il Fondo Housing Coesione dal mese di agosto è ufficialmente operativo, ma darà frutto dopo anni di sperimentazione, correzioni, decreti attuativi. Però il passo è stato fatto e questo fondo ha il vantaggio di attrarre finanziamenti dalle istituzioni governative e soprattutto dagli enti locali, che normalmente non hanno capacità tecnico-professionali o tante risorse economiche per l’edilizia convenzionata e popolare. Affidarsi ad Invimit sgr solleva le piccole amministrazioni da oneri per loro impossibili».
Parte ora, dunque, l’attrazione degli investimenti verso questo fondo, il Governo ha indicato la cifra di 3,6 miliardi come obiettivo al 2030 e un rendimento nel lungo periodo del 2 per cento. “Il mondo dell’edilizia” sottolinea Erbi, «dovrebbe guardarlo non solo come strumento per la propria attività d’impresa ma per quel ruolo sociale al quale noi imprese edili siamo inevitabilmente chiamate e che dovrebbe avere uno spazio maggiore, utile alla comunità: come la possibilità di essere pienamente promotori del Project financing in questo Piano casa, in una grande logica di sussidiarietà e un’alleanza dei corpi intermedi con le imprese del territorio».
Ed è questo l’appello con cui il manager di La Cascina Costruzioni porta a conclusione il suo ragionamento: «La funzione sociale del Piano casa è un fondamento. Abbiamo un’edilizia che tende al consumo del suolo piuttosto più che alla rigenerazione dei fabbricati. Da un punto di vista sismico, della sicurezza e del fabbisogno energetico oggi è paradossalmente più semplice ricostruire da zero un fabbricato anni Sessanta che riqualificarlo. Ma il Piano Casa ha ragione quando cerca di valorizzare ciò che già esiste! È pleonastico dire che tante periferie delle nostre città vivono nel degrado, perché è proprio in tale contesto che riqualificare con il project financing un fabbricato, una piazza, un cortile, una strada o una chiesa genera migliore qualità della vita per i nostri concittadini che vivono disagio e difficoltà. È un tema centrale, è politica pluriennale, è una responsabilità sociale dei corpi intermedi e del mondo delle imprese, almeno di quelle – come La Cascina Costruzioni – che guardano al mercato dell’edilizia non solo per profitto, ma per la qualità della vita delle nostre città».
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