Catastrofismi strumentali e rischi reali, lo scontro tra Stati Uniti e Cina e qualche equivoco da chiarire. Rassegna ragionata dal web sull’intelligenza artificiale che potrebbe “ucciderci tutti” (ma anche no)
Un uomo stringe la mano a un robot umanoide durante il World AI Cannes Festival 2026, lo scorso 12 febbraio (foto Ansa)
La scorsa settimana il ricercatore Jacob Coxon si è dimesso da Anthropic, società americana di intelligenza artificiale guidata da Dario Amodei, perché secondo lui presto l’Ai sfuggirà al controllo umano e potrebbe uccidere milioni di persone entro un decennio. Le sue parole hanno scatenato un dibattito mondiale sui rischi connessi allo sviluppo di questa tecnologia: diversi responsabili di società che lavorano in questo campo hanno chiesto un rallentamento e l’applicazione di regole definite anche da loro. La rassegna di oggi non vuole e non può esaurire la discussione sull’argomento, complessa e in continua evoluzione, ma cerca di segnalare spunti diversi e intelligenti, senza cadere nel catastrofismo o nell’ottimismo esagerato.
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Scrive Andrea Venanzoni sul Foglio:
«I catastrofisti non salgono penitenti sui monti indossando il cilicio ma rilasciano interviste, scrivono libri e ci inondano con immagini di un orizzonte nerissimo: non dicono mai esattamente come e quando, ma si li...
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