I coltelli a scuola, la crisi del Beccaria, i minori stranieri allo sbando, il disegno di legge che tratta i 14enni come imputati adulti. Maria Carla Gatto, per otto anni a capo del Tribunale dei minori di Milano, racconta una città che ha smesso di vedere i problemi dei suoi giovani
L'Istituto penale minorile Cesare Beccaria, Milano, marzo 2025 (foto Ansa)
Via Leopardi 18, a due passi da piazzale Cadorna: è qui che ha sede il Tribunale per i minorenni di Milano, la cui competenza copre otto province lombarde (da Sondrio a Pavia, passando per Varese e Lodi), il più esteso d’Italia. Maria Carla Gatto ne ha retto la presidenza per otto anni, fino al congedo nel luglio 2025. Anni segnati da fatti di cronaca brutali in tutta la regione, protagonisti dei ragazzini: la strage familiare di Paderno Dugnano, l’anziano colpito a mazzate a Cesano Maderno, l’omicidio di un pensionato durante una rapina nel Comasco, l’insegnante accoltellata da un suo alunno all’Enaip di Varese.
Vicende culminate, nell’estate 2025, con la morte di un’anziana travolta da un’auto rubata guidata da quattro bambini tra gli 11 e i 13 anni, tutti non imputabili per legge. Un contesto su cui si innesta oggi il dibattito attorno al disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri il 23 luglio scorso, che presume capaci di intendere e di volere i minori dai 14 anni in su...
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