Afd e gli altri. Il filo (russo) che unisce destre e sinistre estreme d’Europa

Di Rodolfo Casadei
08 Settembre 2026
La possibile strana alleanza in Sassonia-Anhalt tra partiti populisti di colori opposti nel segno della simpatia per la Russia di Putin. E la mappa dei movimenti politici pro Cremlino che punteggiano mezzo continente
Ulrich Siegmund, il candidato ministro-presidente dell’Afd vincitore delle elezioni di domenica 6 settembre nel Land Sassonia-Anhalt (foto Ansa)
Ulrich Siegmund, il candidato ministro-presidente dell’Afd vincitore delle elezioni di domenica 6 settembre nel Land Sassonia-Anhalt (foto Ansa)

La vittoria mutilata di Afd alle elezioni regionali della Sassonia-Anhalt porta sotto i riflettori una questione di portata continentale: la presenza di partiti filorussi o comunque portatori di posizioni politiche utili agli attuali disegni geopolitici della Russia nei paesi dell’Unione Europea (Ue). La Germania rappresenta un caso esemplare di questa realtà soprattutto alla luce dei risultati del voto di domenica scorsa.

Alternative für Deutschland (Afd) ha raccolto quasi il 44 per cento dei voti nel Land che appartenne alla Germania Est, ma se il suo candidato Ulrich Siegmund vuole diventare ministro-presidente dello stesso, avrà bisogno dell’astensione al terzo turno di votazioni nel nuovo parlamento regionale dei 5 eletti di Bsw. Quest’ultimo è il partito nato nel 2024 da una scissione di Die Linke (la formazione politica erede della Sed comunista dell’ex Germania Est) guidato da Sahra Wagenknecht, il cui nome compare nell’acronimo del partito. Costoro alla vigilia del voto si erano dichiarati disponibili a rendere possibile la governabilità del Land nel caso che l’Afd avesse vinto nettamente le elezioni, ma senza raggiungere la maggioranza assoluta.

Lo scenario che si è concretizzato è esattamente questo: il partito di Siegmund ha conquistato 39 seggi, tre in meno della maggioranza assoluta necessaria a governare da solo e a far eleggere ministro-presidente il suo candidato dall’assemblea regionale. Il vincitore delle elezioni domenica aveva escluso di poter accettare il sostegno di Bsw, ma i dirigenti nazionali del partito, in prima fila Alice Weidel, si stanno mostrando molto più possibilisti.

Al di là del “Brandmauer”

Cosa hanno in comune Afd, partito di estrema destra affiliato a Europa delle Nazioni sovrane, il raggruppamento di cui fa parte anche Futuro nazionale di Roberto Vannacci (oltre alla polacca Konfederacja e alla francese Reconquête!), e un partito della sinistra populista come Bsw, finora l’unico di tutto lo spettro politico tedesco ad aver dichiarato di rinunciare al cordone sanitario (che in Germania viene definito piuttosto Brandmauer, muro tagliafuoco) nei confronti del partito accusato di criptonazismo? Sostanzialmente una cosa: la simpatia per la Russia di Putin.

Entrambi i partiti sono contrari all’invio di armi tedesche all’Ucraina, entrambi i partiti vogliono l’abolizione delle sanzioni contro Mosca e la ripresa delle relazioni commerciali, compreso il ripristino del gasdotto North Stream, entrambi auspicano un riavvicinamento strategico alla Russia da parte della Germania. L’Afd ha anche dettagliato la necessità di incrementare l’insegnamento del russo nelle scuole dei Land dell’ex Ddr, e una lista piuttosto lunga di suoi esponenti appaiono decisamente compromessi in rapporti con l’entourage putiniano: partecipazione a missioni di “osservatori internazionali” in Crimea e nel Donetsk al di fuori del mandato Ocse, articoli pro Putin sulla stampa russa, collaboratori dei propri uffici sospettati di spionaggio per Mosca, viaggi in Russia anche in epoca di sanzioni, addirittura la partecipazione del capogruppo di Afd nel parlamento regionale della Sassonia-Anhalt, Hans-Thomas Tillschneider, a un ricevimento per il compleanno di Vladimir Putin presso l’ambasciata russa a Berlino.

Gli esponenti di Bsw non hanno lo stesso curriculum di contatti personali con Mosca di quelli di Afd, ma la sintonia politica di personalità come Sevim Dağdelen e la stessa Sahra Wagenknecht con le posizioni del partito di estrema destra sui rapporti con la Russia è fuori discussione.

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Anche in Italia c’è chi guarda a Mosca

Afd e Bsw non sono gli unici partiti politici la cui linea politica favorisce, per qualche aspetto, la condotta attuale della Russia: Die Linke, da cui Bsw si è scissa anche per questioni legate alla guerra russo-ucraina, è contraria all’invio di armi tedesche all’Ucraina e favorevole allo scioglimento della Nato da sostituire con accordi di sicurezza fra i paesi europei e la Russia, e ritiene che le sanzioni contro Mosca siano sproporzionate, perché colpiscono anche la popolazione civile e non solo il sistema militar-industriale russo.

La Germania non è un’eccezione: anche in altri paesi dell’Unione Europea (Ue) si trovano, spesso sia a destra che a sinistra, partiti favorevoli alla distensione con la Russia e/o al disimpegno dell’Europa dal sostegno all’Ucraina nella guerra che la oppone all’invasore russo. Anche in Italia i partiti che nel programma politico presentano punti congruenti con gli interessi di Mosca ed esponenti dei quali hanno nel loro curriculum rapporti con realtà del potere russo sono tre, come in Germania: in misura e in forme diverse, Lega, Movimento 5 stelle e Futuro nazionale presentano posizioni filorusse. Ma mentre le aperture a Mosca del partito di Matteo Salvini sono rimaste retoriche (la Lega ha votato a favore di tutti gli invii di aiuti anche militari a Kiev e non si è messa di traverso alla politica delle sanzioni), i Cinque stelle hanno più volte votato contro il proseguimento dell’invio di aiuti militari, e i deputati vicini a Vannacci hanno presentato un ordine del giorno che chiedeva di «fermare ogni fornitura di armamenti per Kiev».

In Francia Le Pen, Mélenchon e non solo

Nel resto dell’Unione Europea le cose non stanno diversamente: in Francia il Rassemblement national (Rn) all’estrema destra e La France insoumise (Lfi) all’estrema sinistra hanno progressivamente irrigidito le loro posizioni sugli aiuti militari e finanziari all’Ucraina, inizialmente favorevoli con delle limitazioni, attualmente sempre più contrari. Reconquete!, invece, che come abbiamo detto sopra è affiliata alla stessa famiglia politica europea di Afd, è sempre stata coerentemente contraria sia alle sanzioni contro Mosca che alle forniture di armi francesi a Kiev.

Inizialmente Rn e Lfi erano favorevoli alla fornitura di armi “difensive”: sono passati alla contrarietà quando si è cominciato a parlare di armi come i missili Scalp e di permesso di fatto europeo agli attacchi ucraini in profondità nel territorio russo (Rn), e di trattato di sicurezza franco-ucraino (Lfi). Oggi Rn, per bocca del suo vicepresidente Louis Aliot, ha dichiarato esplicitamente che, se Marine Le Pen dovesse arrivare all’Eliseo, la Francia «chiuderebbe i rubinetti» degli aiuti finanziari e militari destinati a Kiev.

Com’è noto, nel 2014 Rn ottenne un prestito di 9 milioni di euro da una banca russo-ceca (First Czech-Russian Bank), e nel 2017 Marine Le Pen visitò Putin al Cremlino alla vigilia delle elezioni presidenziali a cui partecipava. Sin dall’inizio, poi, Rn è come Reconquete! contrario alle sanzioni economiche, soprattutto quelle relative al gas e al petrolio, con la motivazione che danneggiano l’economia francese.

Un confronto tv tra la presidente nazionale di Afd Alice Weidel (a sinistra) e Sahra Wagenknecht, fondatrice e leader del partito di estrema sinistra Bsw (foto Ansa)
Un confronto tv tra la presidente nazionale di Afd Alice Weidel (a sinistra) e Sahra Wagenknecht, fondatrice e leader del partito di estrema sinistra Bsw (foto Ansa)

L’esultanza di Orbán in Ungheria

In Ungheria, quando era capo di governo, Viktor Orbán ha usato più volte del potere di veto in sede Ue per ritardare o modificare pacchetti di aiuti europei all’Ucraina o di sanzioni contro la Russia, ottenendo varie esenzioni per Budapest, soprattutto in materia di energia. Non ha concesso forniture militari a Kiev e ha proibito il passaggio di armi letali dirette all’Ucraina attraverso il territorio ungherese; si è recato in visita a Putin a Mosca nel 2024 in occasione della presidenza di turno ungherese della Ue benché non avesse ricevuto alcun mandato europeo, e ha favorito la cooperazione economica con la Russia: il governo Orbán ha affidato alla società nucleare russa Rosatom la costruzione di due nuovi reattori della centrale di Paks. I lavori sono effettivamente in corso, anche se il nuovo governo ungherese intende rivedere la questione dei costi.

L’ex premier ungherese ha salutato la vittoria dell’Afd alle elezioni in Sassonia-Anhalt come «una notte elettorale straordinaria per la Germania e l’Europa! […] Questo è solo l’inizio». Fidesz, il suo partito, appartiene come la Lega ai Patrioti per l’Europa.

L’Est “putinista”

Nel resto dell’Europa dell’Est i partiti filorussi e i leader politici in linea coi punti di vista del Cremlino sono ugualmente numerosi.

Anche nella Repubblica Ceca i partiti filorussi sono tre, due della destra radicale e uno della sinistra populista: Spd (Svoboda a přímá demokracie), il partito nazionalista di Tomio Okamura che partecipa alla coalizione di governo, Pro (Právo Respekt Odbornost), di area populista di destra, e Stačilo!, alleanza della sinistra sovranista spesso definita “rosso-bruna”. Gli ultimi due non hanno rappresentanti in parlamento.

Salito al governo come forza principale dopo le elezioni del 2025, Andrej Babiš e il suo partito di maggioranza relativa Ano hanno molto moderato le loro iniziali posizioni, tacciate di putinismo. Tuttavia il suo esecutivo ha deciso di non usare più fondi pubblici per finanziare le munizioni ceche inviate a Kiev e non partecipa al pacchetto Nato di aiuti all’Ucraina di 70 milioni di dollari deciso a Istanbul.

In Slovacchia invece Robert Fico (Smer-Sd, al governo dal 2023 in coalizione con altri due partiti) è attualmente il leader di governo Ue più critico verso la politica occidentale sulla Russia. Ha interrotto gli aiuti militari governativi slovacchi a Kiev nel 2025, è contrario a nuove sanzioni a Mosca e vuole la ripresa dei rapporti economici; continua a importare gas e petrolio russi e ha visitato tre volte Vladimir Putin anche dopo l’invasione dell’Ucraina, l’ultima volta il 9 maggio di quest’anno. In quell’occasione ha deposto fiori sulla tomba del milite ignoto, mentre il 9 maggio del 2025 aveva partecipato anche alla parata militare della vittoria sulla Piazza Rossa.

Quelle accuse di interferenze in Romania

Anche la Romania ha tre partiti filorussi, tutti e tre all’opposizione ma probabilmente ancora per poco, considerato che nel maggio scorso il governo filo-occidentale è stato sfiduciato e un nuovo esecutivo non è stato ancora varato. Il più importante è Aur (Alianța pentru Unirea Românilor), guidata da George Simion, che sfiorò l’elezione a capo dello Stato nel maggio 2025, dopo avere offerto il suo sostegno a Călin Georgescu alla vigilia del ballottaggio del dicembre 2024, che fu poi bloccato dalla Corte costituzionale che ordinò la ripetizione del primo turno. Aur è contraria agli aiuti all’Ucraina.

Pot (Partidul Oamenilor Tineri) è considerato il partito-taxi di Călin Georgescu, candidato indipendente che aveva vinto il primo turno delle presidenziali del 2024, annullate dalla Corte costituzionale con la motivazione di interferenze russe a suo favore. Georgescu ha poi avuto molti problemi con la giustizia rumena per attentato alla sicurezza nazionale e per apologia di fascismo, e ufficialmente oggi non fa politica.

Sos România, nato da una scissione di Aur, è il partito rumeno più smaccatamente filorusso: la sua leader Diana Șoșoacă frequenta apertamente l’ambasciata russa e il partito chiede non solo l’interruzione degli aiuti all’Ucraina, ma l’uscita della Romania dalla Nato e dall’Unione Europea.

La svolta della Bulgaria

Infine la Bulgaria ha impresso alla sua politica una svolta decisamente filorussa dopo le elezioni dell’aprile scorso vinte dall’ex capo di Stato Rumen Radev, leader del partito Bulgaria Progressista, col 44 per cento dei voti. Ex indipendente socialista, Rudev oggi è qualificato populista di destra, anche se il suo partito non è affiliato a nessuna famiglia politica. Nel maggio scorso la Bulgaria ha interrotto il sostegno militare a Kiev e Radev ha dichiarato di ritenere la causa ucraina «segnata». Quando 36 paesi hanno aderito all’iniziativa per un tribunale speciale incaricato di perseguire la Russia per l’invasione dell’Ucraina, la Bulgaria non vi ha preso parte. In visita a Parigi il 14 luglio scorso, Radev ha ritirato la Bulgaria dalla “coalizione dei volenterosi”, affermando che il suo paese non dispone delle risorse per aiutare l’Ucraina e che il sostegno militare non farebbe altro che prolungare la guerra.

Anche la Bulgaria ha tre partiti filorussi: oltre a quello di Rudev che gode della maggioranza assoluta in parlamento ci sono Vazrazhdane (Rinascita), estrema destra affiliata allo stesso gruppo dell’Afd, e il Partito socialista bulgaro (Bsp), contrario all’invio di armi all’Ucraina e alle sanzioni contro Mosca. Vazrazhdane ha 12 deputati in parlamento, mentre il Bsp dopo le elezioni dell’aprile scorso è rimasto fuori dal parlamento. All’europarlamento è affiliato al gruppo S&D, Socialisti e democratici, lo stesso del Partito democratico italiano.

@RodolfoCasadei

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