Quanto ancora “c’è da scoprire” di don Giussani

Di Giovanni Maddalena
07 Marzo 2026
Si inaugura oggi a Roma il Centro studi dedicato al fondatore di Comunione e Liberazione. Per approfondire il pensiero di un sacerdote originale e "pluralista"
Don Luigi Giussani agli esercizi spirituali di Comunione e Liberazione a Madrid nel 1986
Don Luigi Giussani agli esercizi spirituali di Comunione e Liberazione a Madrid nel 1986

In via Malpighi 2, a Roma, nasce il Centro Studi dedicato a don Luigi Giussani. Il Centro ha una sua biblioteca fisica e digitale che, nel giro di qualche anno, oltre agli scritti di e su Giussani, dovrebbe comprendere anche la biblioteca “ideale” del sacerdote lombardo, cioè i testi che egli ha letto, utilizzato e citato. Già ora si può trovare nel Centro la copia dello schedario privato con bibliografie tematiche e citazioni di autori rilevanti.

All’inaugurazione di sabato 7 marzo a Roma partecipano i teologi Tracey Rowland, vincitrice del premio Ratzinger 2020 e docente a Notre Dame Australia, e Michael Waldstein, professore alla Franciscan University of Steubenville (Ohio, Stati Uniti). Nel comitato scientifico del Centro, oltre al cardinale Péter  Erdö che lo presiede, figurano i cardinali Kevin Joseph Farrell e Angelo Scola, il segretario generale della Cei monsignor Giuseppe Baturi, i filosofi Angela Ales Bello, Rémi Brague e Fernando Zalamea, i teologi Javier Prades e Andrea D’Auria, il politologo Lorenzo Ornaghi, l’economista Stefano Zamagni, la storica Maria Bocci. Val la pena citare queste figure eminenti della cultura, senza dilungarmi sui quasi cento studiosi internazionali che fanno parte del gruppo dei consulenti, per comprendere le ragioni che stanno alla base del Centro.

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Il perché di un Centro Studi

L’importanza di don Giussani è finora stata legata soprattutto alla sua opera educativa e alle numerose opere sociali che essa ha generato. Tale metodo pedagogico ha in sé una profonda ricchezza di pensiero teologico e filosofico, originale o sorgivo – com’è stato detto dal cardinale Scola –, che innerva la particolare esperienza educativa di chi partecipa del carisma donato a don Giussani e riconosciuto dalla Chiesa. Nella forma in cui esso viene normalmente recepito, la catechesi che gli appartenenti a Comunione e Liberazione chiamano “scuola di comunità”, c’è un’opera di sintesi tra pensiero e azione, tra il comprendere e l’agire, tra l’esperienza di fede e l’opera sociale.

Tuttavia, don Giussani, al di là della sua opera educativa strettamente intesa, può essere anche compreso come un pensatore, un filosofo e un teologo, sebbene utilizzi raramente una forma sistematica. Spesso il suo pensiero ha fornito spunti interessanti per leggere autori, opere o fenomeni propri di altre discipline. Conviene allora provare a far fruttare anche dal punto di vista scientifico e accademico la sua eredità «ancora in gran parte da scoprire» come autorevolmente detto da papa Francesco. Un Centro Studi non serve come proprietario di un possesso o, peggio, di un monopolio ma come il playmaker di un network di ricerche che dialogano con l’intero mondo culturale internazionale nelle sue molteplici direzioni e dimensioni.

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Giussani “pluralista”

Da questo punto di vista, il pensiero di don Giussani presenta una caratteristica particolarmente favorevole. Infatti, tanto quanto era incentrato sulla concezione di Dio come Mistero mai completamente enunciabile e deducibile e nell’Incarnazione del Verbo di Dio riscontrabile nell’amicizia umana, Giussani era anche pluralista quanto alla considerazione filosofica sulle vie di accesso a questo fulcro. Non ha mai adottato l’una o l’altra delle filosofie in voga al suo tempo, nemmeno quelle cattoliche, lasciando che tutte dialogassero con il suo pensiero, che chiariva progressivamente, anche a sé stesso, soprattutto attraverso i numerosi dialoghi avvenuti con diverse generazioni di giovani.

Di sicuro, don Giussani era pluralista anche perché consapevole della propria originalità. Ci sono alcuni temi centrali che il magistero della Chiesa ha già assunto. L’idea che il cristianesimo sia un avvenimento che assume la forma di un incontro, e non un insieme di discorsi o regole morali, è stata ripresa e citata sia da papa Benedetto XVI che da papa Francesco. L’accento giussaniano sul cristianesimo come “esperienza” – ripreso in chiave cattolica dalla filosofia e teologia americane – si sente ormai spesso nelle omelie di tutto il mondo. Ma ci sono tanti altri concetti, interrelati fra loro, che meritano il titolo di originalità: per esempio, la coincidenza di Mistero e segno, la coincidenza ontologica di essere e operare, il valore epistemico e ontologico della gratuità assoluta, la lettura semiotico-teologica della musica, la lettura giuridica-socio-politica dei corpi intermedi. Pur non mettendosi a stilare un elenco, si può cominciare ora a guardare a Giussani anche in questo modo, un modo che ne estende la comprensione mentre lo si usa nel dialogo con tutti.

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1 commento

  1. LODOVICO FORNO

    Buongiorno Direttore,

    di questo articolo, che apprezzo, non mi convince la definizione di pluralista.
    A me pare si possa oggi raccontare che il Gius, per come l’ho conosciuto io anche attraverso amici che gli sono stati molto vicino lungo tutta la sua vita, aveva delle idee precise, tanto è vero che ne “il senso religioso” é chiaro con quale idelogia/cultura si sia messo a duellare durante il suo insegnamento. E chissa quali e quanti tipi di emarginazioni deve aver subito durante quel periodo, da colleghi e responsabili di istiuto per le sue posizioni.
    Essendo però un realista ed amando le persone tutte accoglieva chiuncque senza chiedere pre condizioni, in quanto gli venivano da Dio.
    Ora però interpretare questo come plurarismo per quel che quest’aggettivo significa, mi pare veramente esagerato e sbagliato.
    Lodovico Forno

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