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Crans-Montana, lo scoppio della Befana a Padova e le parole di Giussani

Di Igino Gatti
27 Febbraio 2026
Igino Gatti ricorda il terribile incidente che nel 1998 colpì la comunità di Cl della città veneta. E il dolore del “dopo”. «Determinante fu la compagnia a cui don Giussani ci convocava nel momento della tragedia»
Una foto del bar Le Constellation di Crans-Montana, Svizzera, agli atti dell’inchiesta sul rogo che ha devastato il locale nella notte di Capodanno, con 40 morti e 116 feriti, quasi tutti giovanissimi (foto Ansa)
Una foto del bar Le Constellation di Crans-Montana, Svizzera, agli atti dell’inchiesta sul rogo che ha devastato il locale nella notte di Capodanno, con 40 morti e 116 feriti, quasi tutti giovanissimi (foto Ansa)

«Viviamo tutti insieme il dolore di questo momento». Con queste parole don Luigi Giussani chiudeva il suo messaggio alla comunità di Comunione e Liberazione di Padova colpita dalla tragedia dello scoppio della Befana avvenuto il 5 gennaio 1998.

Immediatamente la notizia del tragico rogo a Crans-Montana che ha visto la morte e il ferimento di tanti ragazzi mi ha riportato a quei giorni lontani, segnati dal dolore, dallo strazio, dalla morte che si è abbattuta inspiegabile, senza che possiamo capire… E l’immedesimarsi nel dolore di compagni, amici, ragazzi, genitori, docenti che quei ragazzi amavano e accompagnavano ha riportato a galla un punto dolente, ma anche una commozione e una compassione che ha reso subito quelle persone davvero fraternamente amiche.

Come non pregare per loro ogni giorno, davanti alle immagini del telegiornale o a due righe lette sul giornale…

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Ora per loro si aprono i giorni aspri e duri del “dopo” la tragedia. Un tempo da vivere, segnato indelebilmente, per sempre, anche nella carne di molti. «Viviamo tutti insieme il dolore di questo momento». Per noi questa compagnia a cui don Giussani ci convocava nel momento della tragedia è stata determinante. Una fonte che nei giorni rinnovava il sostegno, il conforto, la speranza perduta. Leniva la stanchezza greve nel tempo dell’attesa, asciugava le lacrime che potevano mutarsi in disperazione, convertiva la rabbia in tensione e desiderio che il nostro cuore cambiasse.

Dentro questa povera amicizia, che pur povera rimaneva, è stato come se, nella durezza della prova, il Signore si facesse vicino a sussurrare: «Non temere, io sono con te».

Viene da desiderare e da chiedere per tutti coloro che sono stati toccati dalla tragedia di Crans-Montana che il cordoglio e la commozione di questi giorni trovino volti amici con i quali attraversare il tempo che verrà, segnati dalle perdite e dal dolore, per poter scorgere in un orizzonte anche lontano quell’Amicizia che in qualsiasi condizione rimette in cammino la vita.

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