In mezzo a tanti che hanno trasformato la tragedia in una processione patibolare, una donna si presenta solo per chiedere giustizia. Non cerca applausi, ma solo verità e «un percorso di guarigione»
Jacques e Jessica Moretti, Sion, Svizzera, 12 febbraio 2026 (Foto Ansa)
Non è necessario sapere tutto per comprendere l'essenziale. Tempi vuole rendere onore alla sofferta ma fiera compostezza di Leila Micheloud, madre di due ragazze rimaste ferite nell'incendio del Bar Le Costellation di Crans-Montana. L'altro giorno era a Sion coi suoi avvocati per assistere all'interrogatorio di Jacques Moretti.
Ha usato poche e semplici parole per spiegare la sua presenza: «Sono venuta per ascoltare, non per giudicare. Per vedere cosa sta succedendo. Sono la madre di due vittime. È un percorso di guarigione. È un modo per guarire, per dire: "Siamo qui, non siamo solo nomi su una lista. Ci sono anche i volti"». E poi: «Io mi aspetto solo risposte, la verità. Credo che serva semplicemente essere una madre. Quando hai due figlie che sono quasi morte, non hai paura di niente».
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