La Svezia non sa più come fermare i baby killer
La telefonata alla polizia ĆØ arrivata poche ore dopo una sparatoria a Malmƶ. Dallāaltra parte della linea cāera un bambino di 12 anni che ha confessato lāomicidio e ha chiesto protezione, non perchĆ© pentito, ma perchĆ© aveva āsbagliato il lavoroā: non aveva ucciso abbastanza persone e temeva di essere eliminato dalla stessa gang che lo aveva assoldato. In Svezia, Paese simbolo del welfare e della fiducia nello Stato, anche questo ĆØ diventato possibile. Ed ĆØ da qui che nasce la svolta del governo conservatore di Ulf Kristersson, deciso ad abbassare da 15 a 13 anni lāetĆ della responsabilitĆ penale per i reati più gravi, come omicidi, tentati omicidi, attentati con esplosivi e sparatorie.
Baby killer in Svezia, un fenomeno non più arginabile
La decisione segna una frattura culturale profonda e racconta, prima ancora di una strategia repressiva, la resa parziale dello Stato di fronte a un fenomeno che non riesce più ad arginare, come dimostrano i numeri. Nel 2023 i sospetti sotto i 15 anni coinvolti in omicidi o tentati omicidi erano 31. Nel 2024 sono diventati 102, con un aumento del 229 per cento: troppi per un Paese di appena dieci milioni di abitanti, su un territorio grande una volta e mezzo lāItalia. Dietro le cifre ci sono storie come quella del dodicenne di Malmƶ, legato alla gang Foxtrot, reclutato online, spostato per centinaia di chilometri e rifornito di armi e logistica come un killer professionista. Per uccidere, secondo i criminologi svedesi, un minore può arrivare a guadagnare fino a 150 mila corone, quasi 14 mila euro.
Ā«I bambini sono usati come strumentiĀ», ammette Rasem Chebil, portavoce della polizia di Malmƶ. Non sono affiliati alle gang ma sono mercenari puri, intercambiabili, scelti perchĆ© fino ai 15 anni sono non punibili. Ć questa la falla sfruttata dalle organizzazioni criminali, consapevoli che lo Stato si ferma davanti allāetĆ , che lāindagine diventa un affare dei servizi sociali e le misure coercitive restano limitate. Il protocollo Lul31, che scatta automaticamente per i minori di 15 anni, sposta infatti il baricentro dallāaccertamento del reato alla āpresa in caricoā del minore e il pubblico ministero può solo chiedere un accertamento probatorio, non una condanna. A Malmƶ si registrano oltre 500 reati lāanno con autori troppo giovani per essere puniti e in questo vuoto legislativo cresce lāindustria del crimine minorile.
I bambini chiedono di essere assoldati «per i soldi»
Il governo ha annunciato centri di detenzione speciali per i giovani tra i 15 e i 17 anni e strutture penitenziarie dedicate anche ai 13-14enni ma per il ministro della Giustizia Gunnar Strƶmmer non basta. Ā«Oggi abbiamo decine di ragazzi sotto i 15 anni coinvolti in omicidi. La domanda ĆØ se debbano occuparsene i servizi sociali dei piccoli comuni o il sistema penitenziario dello StatoĀ», ha dichiarato dopo lāultimo caso. Nessuno, assicura, vuole Ā«mettere in prigione i bambiniĀ», ma esiste una fascia di minori che commette crimini estremamente gravi e rappresenta un pericolo per sĆ© e per gli altri.
Il dibattito divide la Svezia. In una lettera aperta pubblicata dal quotidiano di Stoccolma Dagens Nyheter (DN), 26 procuratori ed ex procuratori hanno parlato di una riforma simbolica, più utile a placare lāopinione pubblica che a fermare la violenza. Per lāesecutivo, però, la realtĆ incalza. A GƤvle, cittĆ di 75 mila abitanti, un tredicenne ĆØ indagato non per uno ma per sei tentati omicidi dopo una sparatoria mentre la polizia racconta di bambini tra i 12 e i 14 anni che, sui social, āalzano la manoā e chiedono di essere assoldati come killer. Ā«PerchĆ© lo fai?Ā», chiedono gli investigatori. Ā«Per i soldiĀ», rispondono quasi tutti.
Il dodicenne di Malmƶ era giĆ stato allontanato dalla famiglia per violenze e abusi ed era passato da una casa-famiglia allāaltra, fuggendo dallāultima struttura pochi giorni prima dellāomicidio. Il confine tra vittima e carnefice diventa cosƬ quasi impossibile da tracciare ma resta il dilemma che la Svezia si trova ad affrontare: fino a che punto uno Stato può arretrare sullāidea di infanzia pur di ristabilire lāordine pubblico? E, ancora, cosa resta della promessa di protezione quando, per difendere i bambini, si decide di trattarli come adulti?
Una strada giĆ battuta in America Latina
La risposta, per ora, ĆØ una legge, ma chi osserva il fenomeno con uno sguardo più lungo avverte che la Svezia non sta entrando in un territorio inesplorato ma sta piuttosto imboccando una strada giĆ battuta, con anni di anticipo, dallāAmerica Latina, dove i baby sicari non sono più unāeccezione ma una componente strutturale del crimine organizzato. Il caso che nel 2025 ha scosso la Colombia ĆØ emblematico: a BogotĆ”, un quindicenne senza precedenti penali ha assassinato Miguel Uribe Turbay, precandidato del centrodestra e favorito alle presidenziali di questāanno.
Qui, come in tutta lāAmerica Latina, i bambini non sono più solo manovalanza marginale, ma una strategia deliberata di cartelli, gang e mafie. Ā«Osserviamo un abbassamento dellāetĆ della radicalizzazione sia nel terrorismo sia nel crimine organizzatoĀ», spiegava lāanno scorso a chi scrive Ruggero Scaturro, senior analyst della Global Initiative Against Transnational Organized Crime (GI-TOC). Ā«I gruppi criminali adottano strutture sempre più flessibili, a celle, meno gerarchiche. In questo schema, i minorenni sono perfetti: meno controllati, meno punibili e molto più economici da āgestireā rispetto agli adultiĀ».
Scaturro, coautore del rapporto I bambini soldato dellāEuropa, sottolinea come il modello latinoamericano stia iniziando a essere replicato anche nel Vecchio Continente, dove centinaia di minori non accompagnati provenienti da Africa, Asia e America Latina finiscono nelle mani delle reti criminali. Ā«La combinazione tra vulnerabilitĆ migratoria, accesso alle armi leggere e debolezza delle istituzioni crea un cocktail perfettoĀ», avverte, aggiungendo che Ā«le leggi europee sono frammentate e, in alcuni Paesi, un minore di 14 anni autore di un omicidio può tornare libero dopo pochi mesi. Le organizzazioni criminali conoscono benissimo queste falleĀ». E, letta in questa prospettiva, la scelta svedese non appare più come unāanomalia, ma come il sintomo europeo di una malattia globale.
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