C’è una Russia che si oppone a Putin e alla guerra in Ucraina

Di Leone Grotti
05 Novembre 2025
In Russia ci sono 1.798 prigionieri politici, perseguitati perché contrari all’invasione dell’Ucraina o per ragioni religiose ed etniche. «La repressione è alta, ma c’è ancora spazio per la difesa dei diritti umani». Intervista all’analista di Ovd-Info, Denis Shedov
Una donna protesta in Russia contro la guerra e viene arrestata a Mosca nel 2022
Una donna protesta in Russia contro la guerra e viene arrestata a Mosca nel 2022 (foto Ansa)

«Come possiamo stare qui a parlare di festival per bambini quando ogni giorno in Ucraina ci sono dei bambini che muoiono sotto le bombe? Dobbiamo fermare la guerra». È per aver fatto questo intervento davanti a tutti durante una seduta del Consiglio distrettuale moscovita di Krasnoselsky che il deputato Alexei Gorinov è stato condannato a 7 anni di carcere nel luglio 2022 in Russia per «diffusione di false informazioni sull’esercito russo».

Gorinov è solo uno dei 1.798 prigionieri politici attualmente detenuti in Russia, secondo i dati raccolti da Ovd-Info. «Oggi la repressione è molto alta, anche se durante la storia moderna del paese ci sono stati momenti anche peggiori», dichiara a Tempi l’analista dell’organizzazione Denis Shedov. Il ricercatore è intervenuto lunedì alla tavola rotonda “«Noi viviamo qui». Prigionieri politici nell’Unione Sovietica e oggi”, organizzata a Milano da Memorial a margine del primo convegno internazionale sulla figura del famoso dissidente russo Anatolij Marcenko.

Denis Shedov, analista del dissenso russo per Ovd-Info, secondo da sinistra nella foto durante la tavola rotonda "«Noi viviamo qui». Prigionieri politici nell'Unione Sovietica e oggi", organizzata il 3 novembre a Milano da Memorial
Denis Shedov, analista del dissenso russo per Ovd-Info, secondo da sinistra nella foto, durante la tavola rotonda “«Noi viviamo qui». Prigionieri politici nell’Unione Sovietica e oggi”, organizzata il 3 novembre a Milano da Memorial (foto Tempi)

I detenuti politici in Russia oggi

La repressione politica non è una novità in Russia e non è iniziata con la guerra in Ucraina del febbraio 2022, quando c’è stata un’evidente impennata di casi. Se gli episodi di persecuzione ammontavano a 89 nel 2012, sono cresciuti a 304 nel 2018, a 516 nel 2021 fino al picco di 847 nel 2022. Il trend è in continua evoluzione.

I detenuti politici in Russia, oggi, «hanno in media 40 anni e sono al 90 per cento uomini», traccia un identikit Shedov. «Si tratta di lavoratori, imprenditori, militari, giornalisti, pensionati e studenti. Oggi in prigione ci sono anche 11 giovani che al momento della condanna erano ancora minorenni».

Dalle fake news al terrorismo

Nel 2022 e nella prima parte del 2023 la maggior parte delle persone sono state arrestate per essersi esposte contro la guerra in Ucraina e sono state di conseguenza accusate di aver «diffuso notizie false sull’esercito russo» o di «aver gettato discredito sulle forze armate».

Ma poiché l’accusa faceva troppa notizia, a partire dalla seconda metà del 2023 l’incriminazione principale è cambiata «e ora la maggior parte dei detenuti viene tacciata di glorificazione del terrorismo», continua il ricercatore di Ovd-Info.

Il deputato Gorinov, ad esempio, è stato condannato nel 2024 ad altri tre anni di carcere, questa volta per «sostegno al terrorismo», dopo che in prigione aveva discusso con altri detenuti della guerra in Ucraina e in particolare dell’attentato al Ponte di Crimea. «Le azioni di Gorinov sono le stesse, le parole anche, ma cambia l’accusa ed è un trend sempre più comune», nota Shedov.

Un graffito contro la guerra in Ucraina di Lyudmila Razumova nel villaggio di Novozavidovsky
Un graffito contro la guerra in Ucraina di Lyudmila Razumova nel villaggio di Novozavidovsky (foto Ovd-Info)

«Che cosa ho fatto di male?»

Il caso di Gorinov non è isolato. Lyudmila Razumova è stata condannata a 7 anni di carcere nel 2023 per dei graffiti – “Putler Kaput”, con i nomi mischiati di Putin e Hitler, e “Ucraina, perdonaci” – realizzati sul muro di un negozio del villaggio di Novozavidovsky. Inoltre, è stata trovata colpevole di aver condiviso sui social media un video di un bombardamento russo a Kharkiv.

«Ero spaventata a causa della guerra, per quello che ci sarebbe potuto succedere. Sono cresciuta pensando che non c’è niente di peggio della guerra. Che cosa ho fatto di male? Il video che ho condiviso non penso fosse falso. Sono spaventata, come donna e come essere umano. Non sono una schiava. Sono un libero e onesto essere umano»: queste sono state le ultime parole pronunciate in tribunale prima della condanna.

La persecuzione del movimento Lgbt

A partire dalla seconda metà del 2023, sono diminuiti i casi di arresti per opposizione al conflitto, ma sono aumentati quelli di persone Lgbt, membri di gruppi religiosi cristiani e musulmani e difensori dei diritti delle minoranze etniche.

«Da quando il movimento Lgbt è stato definito “estremista”, coloro che vengono arrestati rischiano di passare un vero e proprio inferno. Attualmente in carcere si trovano 23 persone appartenenti a minoranze sessuali e molti sono oggetto di tortura e molestie in prigione. Anche per questo ci sono diversi casi di suicidi», spiega Shedov.

Leggi anche

Il più grande processo politico
della Russia moderna

Per quanto riguarda i diritti delle minoranze, è emblematico il caso di Fayil Alsynov, attivista ambientale e per i diritti delle minoranze in Baschiria. Nel gennaio dell’anno scorso è stato condannato a quattro anni di carcere per il suo attivismo dopo che si era a lungo opposto a un progetto minerario per l’estrazione dell’oro nella regione.

Il suo arresto ha provocato una sollevazione nella città di Baymak e circa 80 persone sono state arrestate per aver protestato contro la detenzione di Alsynov. Molti di loro sono ancora in carcere per quello che è stato definito il «più grande processo politico della Russia moderna», alcuni sono morti in detenzione.

«C’è chi aiuta gli attivisti in Russia»

Non c’è però solo repressione, nella Russia di oggi, nota l’analista di Ovd-Info. «È importante sottolineare che c’è ancora spazio per aiutare chi è vittima di repressione politica. Nella prima metà del 2025, infatti, più di 50 persone in carcere o sotto processo sono state aiutate con successo da avvocati e attivisti ad avere una pena ridotta o a essere rilasciati».

Questo significa che «in Russia si può ancora lavorare per i diritti umani, anche se è sempre più difficile. Avvocati e attivisti infatti sono sempre più sotto pressione e spesso vengono puniti per il lavoro che fanno».

È il caso di Maria Bontsler, 64enne avvocato per i diritti umani di Kaliningrad. Dopo aver aiutato centinaia di persone arrestate per essersi espresse contro la guerra, alcune con successo, è stata arrestata il 28 maggio, detenuta e accusato di spionaggio, anche se non è chiaro a vantaggio di quale paese.

Maria Bontsler, avvocato per i diritti umani di 64 anni di Kaliningrad
Maria Bontsler, 64 anni, avvocato per i diritti umani di Kaliningrad, arrestata a maggio per la sua difesa di attivisti politici

La difesa dei russi e degli ucraini

«Maria è in carcere solo per il suo lavoro di avvocato a difesa dei diritti umani e la sua salute è sempre più precaria: rischia di morire. Il messaggio delle autorità russe è chiaro: chi aiuta i prigionieri politici fa la loro stessa fine», conclude il ricercatore Denis Shedov.

Nonostante questo, sono tanti (avvocati, giornalisti, attivisti) a battersi oggi in Russia per i diritti umani. Non solo dei russi, ma anche degli ucraini: «A migliaia sono stati arrestati nei territori occupati durante la guerra. Anche loro devono essere rilasciati».

@LeoneGrotti

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.